Faccio un vento e cambio il clima

Le polemiche nate per via del manifesto “cambia il vento.” commissionato dal PD sono molto interessanti. Rappresentano una svolta epocale, le femministe italiane non parlano di infibulazioni, violenze sessuali, mobbing, omicidi-suicidi passionali, parità di stipendi — no, parlano di cose ben più importanti, come la lunghezza delle gonne nei manifesti della Festa dell’Unità. È proprio così!

“la rappresentazione parziale e svestita del corpo di una donna lede la nostra dignità, ci riduce al rango di oggetto e non ci consente di costruire la nostra identità professionale e ancora meno politica. Inoltre, a nostro parere questo non pone un esempio positivo per le giovani donne che si stanno affacciando sul mercato del lavoro”.

La stessa giornalista de “Il Fatto Quotidiano” riesce appena a contenere il proprio disgusto.

“si rappresenta la parte inferiore del corpo di una donna, mezza nuda, che con le mani cerca di coprirsi le gambe e di abbassarsi una leggera gonna rossa sollevata dal vento del cambiamento, in una posa ammiccante neanche fosse una novella Marilyn Monroe democratica.”

Trovo questo passaggio delizioso. Sta descrivendo la foto di una tizia con una mini-gonna — quell’indumento che le ragazze nel 2011 indossano per coprirsi, quando tira troppo vento per gli shorts di jeans — come un caso di violenza sessuale minorile di Law & Order. Tipo, dai, indicami su questo bambolotto dove la mini-gonna svolazzante ti ha toccata. Ogni volta che rileggo questo paragrafo devo andare a farmi una doccia seduto nella vasca mentre mi tengo le ginocchia per piangere e purificarmi.

Non mi viene in mente nulla di più noioso e decrepito che scandalizzarsi a metà 2011 di un cazzo di poster di Toscani. Le femministe si incazzano per Toscani! Quello che è andato avanti 20 anni a mettere i maglioni colorati ai negri e la gente diceva “Se solo ci avessi pensato prima io a mettere i maglioni colorati ai negri, ora sarei ricco e potrei rivendermi tutte le mie peggiori idee per altri 20 anni!”

Durante lo scandalo delle escort e delle olgettine berlusconiane la peggiore destra italiana ha cercato di tracciare un’ideale linea fra la lotta negli anni ’60 per i diritti delle donne e la libertà sessuale, con quello che è accaduto nelle segrete di Arcore. “Come,” dicevano. “Prima urlavate in strada ‘l’utero è mio e lo gestisco io’ e parlavate di ‘amore libero’ e ora fate le bacchettone con lo stile di vita del premier?” Un ridicolo ragionamento fallace, perché in quel caso si trattava di una lotta per l’auto-determinazione, per riuscire a imporsi nella società con le proprie forze e le proprie idee, senza dipendere da nessuno. Le nostre madri non lottavano certo per essere costrette  a farsi scopare da un vecchio per mantenere la famiglia o comprarsi l’Audi. La libertà di fare la puttana è qualcosa che è sempre esistito nella nostra società, fin dagli inizi. Quella di costruirsi una vita indipendente da questa scelta è stato necessario conquistarla davanti gli idranti della DIGOS.

Proprio questa destra si è sempre contrapposta al movimento femminista gridando allo scandalo. Al fatto che avrebbero portato la società a essere relativista, libertina, contraria alla famiglia. La cosa che non hanno mai immaginato, però, è che il femminismo moderno annoiato, avrebbe avuto una pericolosa deriva conservatrice e autoritaria, del tutto indistinguibile dai tromboni democristiani che negli anni ’70 bruciavano pellicole e imprigionavano i registi che ritenevano avessero offeso la “pubblica morale” per aver mostrato dei centimetri di corpo femminile non autorizzato.

Le femministe ora hanno chiesto l’immediata distruzione del manifesto di Toscani, ma questo non è un problema. Ho già alcuni manifesti pronti per essere usati in alternativa.

 

Proposte alternative PD-friendly

Finalmente la tua amica di 38 anni che va ogni sera a ballare a piedi scalzi la taranta trova il suo riscatto sociale. Il vento è cambiato e non deve più avere paura di indossare calzettoni, stivali e gonne di flanella l’8 agosto. La decapitazione di ogni impulso sessuale è ora a pieno regime.

Finalmente noi donne abbiamo capito che possiamo essere tutto ciò che vogliamo. Astronauti, avvocatesse, dottoresse e anche delle modelle di bikini e fucili d’assalto negli anni ’80. Ora il vento è cambiato e hanno deciso di dormire in soggiorno e di non aprire la finestra dopo essere state in bagno.

Finalmente qualcuno ascolta un segmento elettorale troppo spesso ingiustamente ignorato — quello delle gattare. Il vento è cambiato e bisogna ricordarsi di dare da mangiare a Feta, Oliva, Gregory, Tsatsiki, Elliott, Emingway, Lalla e Geronzi, altrimenti muoiono.

Finalmente le mussulmane possono abbandonare il burqua e spogliarsi per i film porno. Il contrasto logico fra anni di lotte per l’emancipazione sessuale delle donne in medio-oriente e la scoperta che questo può anche portare a un uso pornografico del corpo di queste donne porta una folata di vento che  disintegra il continuum spazio-temporale. La vita, come la conosciamo, cesserà di esistere, ma, soprattutto, nel 2011 la Festa dell’Unità non si terrà.

Io e Letizia

Dopo il risultato di Pisapia al primo turno nelle elezioni per il Sindaco di Milano qualcuno mi ha inoltrato una mail notificandomi l’esistenza di un gruppo fantastico: “Salviamo Milano, votiamo Letizia Moratti il 29 e 30 Maggio“. Al suo interno postava gente meravigliosa, preoccupata di tutto ciò che di orribile sarebbe potuto accadere alla nostra città. Tipo gli orti che molestano Enrica durante la notte.

Purtroppo dopo un solo intervento sono stato rimosso dal gruppo, però anche io volevo partecipare alla campagna per salvare Milano dai gerani e i negri. Quindi ho subito creato la pagina “Salviamo Milano, votiamo Letizia Moratti l’1 e 2 Giugno“.  Questo, però, sembra aver causato degli attriti con l’Italia che vuole bene.

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The Social Formigoni

Concerto per Tunnel Carpale

Il Netmage mi ricorda il “Santo Natale” o, com’è conosciuto in Veneto, “Il Giorno In Cui Ottieni Un Sacco Di Cose Costose Senza Uccidere Nessuno Dei Tuoi Genitori”. Ci sono parecchie persone che ti eri scordato di conoscere, altre che tenti di evitare per tutto l’anno nella città in cui vivi, ventitroienni che stanno ricreando — con successo! — le condizioni che hanno permesso all’AIDS di incubarsi nella comunità degli uomini gay a San Francisco negli anni ’70 con “creativi” e “musicisti” della pianura padana. Spesso sono la stessa persona. L’unica vera differenza col 25 dicembre è che, in alcune sacche di resistenza del Nord Italia, è ancora illegale fare sesso con i propri parenti.

Ma, più che altro, ci sono i milanesi. Tanti, tantissimi. Ci sono così tanti milanesi al Netmage che sembra di essere in Puglia. E dire che quasi stavo per non venire al Netmage, quest’anno. Per convincermi è bastato iniziare una campagna di violenza verbale e psicologica 3, no, forse 4 settimane prima. Tipo assicurarmi, quasi giornalmente, che mi sarei perso un evento. Performance incredibili. Gente fondamentale. Personaggi importanti.

Una sera, un tizio emotivamente stempiato, uno di quelli che riesce a comunicare col resto del mondo solo attraverso un complesso linguaggio formato da video di pubblicità scandinave “geniali” su YouTube e link a Il Post, mi ha ripreso sull’argomento.

“Ma perché rompi così tanto il cazzo, al Netmage ci stanno i giovani con la musica nei pugni!

Non si è espresso esattamente così, ma è come riassumo tutti i concetti formulati dai lettori del più costoso strumento1 per auto-googlarsi mai creato dall’uomo.

“Oh, ma lo sai che al Netmage suona _______?”
— No, chi cazz’è?

Dopo un po’ comprendi la futilità della tua domanda, e quindi delle risposte che ne seguono. Inevitabilmente, qualcuno, è costretto a dire ad alta voce “Berlino”. Tipo sta in uno squat a B******.  Non hai capito, ha una label a B******. Ora ristruttura i cessi bohemienne stile B******. Berlino. Berlino. Berlino.

Comprendi inoltre come il concetto di suonare sia ormai obsoleto. Probabilmente fa troppo estate 2009. O qualcosa del genere. La musica non è fatta per essere ascoltata, è un pretesto per fare un check-in culturale e validare la tua percezione della realtà. Il Netmage è la transposizione bolognese di questo concetto perfezionato dal milanesismo radicale. Un concetto che supera facilmente tutte le esegesi post-moderne più amichevoli. Non è una coincidenza, quindi, che i frequentatori più accaniti del Netmage — e di tutte le altre manifestazioni sue sorelle — siano, infine, quelli che non-sopravvivono scrivendo di musica. Gli mp3 blogger, in ansia da prestazione per gli accrediti rimbalzati ancora una volta; i wannabe-giornalisti musicali, in cerca di mani da stringere, in scimmia di contatti. I rispettabilissimi giornalisti da 30€ a botta2, arroccati dal presenziare su ogni social network accessibile dall’Italia, amiciXlapelle di tutti i gruppi con all’attivo meno hits dei loro blog. Non sanno suonare, non sanno scrivere, sanno aggiornarti. Sanno partecipare. Anzi, fanno “networking”. L’evento bolognese è il bar mitzvah atteso tutto l’anno, l’occasione di farsi amputare il cazzo da gente che non ha mai saputo come usarlo. Il passo necessario per essere considerati adulti e produttivi.

Perché alla musica esposta — il termine corretto da usare, invece di suonata — è stata infine rimossa quell’arrogante pretesa armonica, strumentale e di canto che taluni esigono durante un normale concerto. L’inutile grasso in eccesso è stato rieducato in rumori sintetici prodotti tramite “performance art” che solitamente trovano spazio fra coloro che tentano di fermare la prevaricazione patriarcale tramite il volume dei loro peli pubici. Tipo gente in camice che preleva sostanze chimiche che reagiscono a contatto con sensori immersi che a loro volta producono distorsioni audio.

Applausi.

O tizie appartenenti alla sinistra lesbica antagonista rivoluzinaria Amish che si alternano per 1 ora e 24 minuti ad urlare piegate in avanti, stile preghiera blasfema a un monolite nero costruito con gli schiaffi alle casalinghe, o segando delle grosse lastre di polistirolo e legno.

Applausi.

La cosa importante, ciò che lega tutte le esibizioni al Netmage, è dilatare il più possibile il proprio suono e performance. Prendere pause sempre più assurde fra loro; tirare fino al grottesco, fino a lacerare i limiti del ridicolo, come i leggings su tua madre.
È lo sforzo necessario a cambiare un sistema in piedi da quando esiste il concetto stesso di musica “moderna”. Da strumento per veicolare il proprio vissuto, a uno in cui creare frizione verso il proprio brand personale online. Questo non si ferma ovviamente solo alla musica “sperimentale”; anzi, vale ancor di più se pensiamo al consenso che si è generato intorno a personaggi come Bugo, Dente, Dargen D’Amico, Le Luci Della Centrale Elettrica o qualunque altro stucchevole gruppo ammiccante del cazzo contenitore di ansie sociali gentrificate che devi ascoltare dal vivo tramite una tessera ARCI. A nessuno frega un cazzo di loro nella vita reale. Sono apprezzati e celebrati e seguiti da gente la cui massima preccupazione — quando si alzano la mattina per andare al lavoro nella camera degli ospiti — è porsi sinceramente quesiti come “quale tshirt esprime al meglio il mio punto di vista sulla sofferenza umana?”, oppure “quale book fotografico in b\n di madri calabresi coi baffi povere sta meglio sul tavolino della chaise longue?”. Gente che ha adulterato la musica rendendola sgraziata, deforme e inutilmente complessa. Un Linux in grado di essere utilizzato solo da loro.

***

Venti minuti prima di andare, alla fine, per convincermi effettivamente a partire, è bastato giurarmi che non avrei pagato la benzina, l’autostrada, l’albergo, l’ingresso e che mi sarebbero stati offerti tutti i drink che avrei desiderato. Allora ci ho pensato su, e finalmente ho detto “no”. Ma non era veramente un “no” convinto. Tipo quelli che ti dicono “stupro?” e poi precisano “ma era stupro, o stupro-stupro?” Niente paura, a ‘sto giro era solo stupro.

Perchè — forse qualcuno lo ignora — è pericoloso andare al Netmage. Appena sfuggi da Milano uscendo dalla porta sul retro di Melegnano devi superare posti come Lodi, Pavia, Parma. Circolano un sacco di macchine di proprietà degli abitanti di queste città e, appena vedi passare una pattuglia della polizia, devi abbassare il volume della radio, per nascondere tutte le prove di divertimento.

Ma in realtà non temevo neanche gli Ausiliari della Noia, l’umanità, a quel punto, mi aveva messo di buon umore. Un paio di giorni prima di partire, per strada, un tizio di Save the Children ha cercato di darmi in comodato l’esistenza di qualche bambino del Negristan. La zona non era affatto pericolosa ma, per sicurezza personale, l’uomo indossava un giubbotto anti-intellettuale. Nulla lo scalfiva. Parlava, e ogni tentativo di fuggire dalle sue proposte sparandogli riferimenti cinematografici, musicali o letterari veniva rimbalzato dallo sguardo spento dell’anestetizzato da poco. Era completamente immune a ogni tipo di sarcasmo e ironia proveniente dalla mia parte. Non avevo mai visto qualcuno così dal vivo, pensavo che queste persone esistessero solo nei film demenziali e in Piemonte. Era sinceramente puro. Il tipo di persona che si addormenta immaginando un bambino con le ossa grosse che offre un fiore nel traffico di Milano a una donna-poliziotto in difficoltà; invece di violentare il collage di tutte le ragazze che ha conosciuto nella propria vita, come fanno le persone normali.

Probabilmente paga il canone RAI.

Come lavoro fa l’inviato (precario non pagato!) di Qui Studio a Voi Stadio, una trasmissione cult di calcio che ogni domenica contribuisce a diminuire le aspettative di vita di diversi anziani di Milano.
Insiste con me finché non scopre la mia mancanza di documenti, necessari per l’offerta. Privo di personalità, di presa di coscienza della sua esistenza, dell’umanità intorno a lui; ho discusso per 15 minuti con la carriera di Giovanni Lindo Ferretti. Ignora, inoltre, quante persone lo invidino. Conosco gente che darebbe tutto per essere come lui. Si lamentano che la loro sensibilità impedisce loro di condurre una vita senza sofferenze. Vorrebbero essere stupidi, ti dicono. Sono troppo intelligenti e brillanti—quindi soffrono. Quando sono al buio ti confidano che invidiano gli operai in tuta nei centri commerciali, i puttanoni rosa in fila alle discoteche che irridono su Twitter. Se ogni giorno devi prendere calci con la punta di ferro nelle gambe, lui ha avuto il privilegio di nascere tetraplegico.

No, l’unico vero problema era la notte. Non mi sento sicuro durante la notte bolognese. Bologna ti vuole fottere. Devia le strade, sostituisce passaggi, nega accessi. Indossa un corpetto stradale che costringe le persone a osservare solo i suoi punti di forza, nascondendo disperatamente il suo corpo bulboso. Le rare volte in cui esce la sera riesce a catturare l’attenzione di estranei solo indossando vestiti vintage costosi, come il Palazzo Re Enzo, in Piazza Nettuno. Un cancello di ferro, delle scale per spostare la gente nella versione eteronormativa delle darkroom, un grosso terrazzo in cui evitare di appoggiarsi sui culi piatti delle stagiste. Dentro, uno stanzone decadente e borghese, come tutti i film di Sofia Coppola. Pavimenti di marmo, colonne, lampadari barocchi. Sofia Coppola.

Le persone sono sempre in fila. C’è la fila di 20\30 minuti per i bicchieri distillati, quella per il merchandising e poi la fila per parlare con le lavinie vestite come la sigla dei Robinson.

Non è un buon momento per loro.

Le lavinie, al Netmage, sono ancora più annoiate del solito; specialmente quelle dietro ai banconi. Vendono spillette con le facce di filosofi tedeschi che ricordano vagamente avendoli studiati sulle pagine di Facebook, vendono gioielli etnici di Padova, vendono album indie pubblicati su supporti eccentrici. L’unico modo per riprodurli è vivere ancora a casa di tua madre. Sui loro banconi propongono anche tshirt e fanzine. Sono di gran lunga il materiale più popolare.Tutte le fanzine in vendita sembrano voler rispondere a un quesito esistenziale che l’uomo si è sempre posto: “E ora che mi paga l’affitto a Milano, che cazzo dico che faccio a mio padre?” A quanto pare le risposte più in voga ultimamente sono “tshirt coi lupi\leoni\tigri” e le “fanzine”.3 La gente è contenta di stare in fila, di doversi stringere, di passarsi vicino toccandosi.Mentre bevono si controllano. Si girano, per capire se qualcuno li sta vedendo. Poi qualcuno li  riconosce. “Dovresti venire dopo,” dicono dopo essersi avvicinati. “Fanno una roba interessante qui vicino. Ci sono tutti.”

Poi, giù in fondo, c’è la musica.

 

 

  1. Tutti che si complimentano con quelli di italiansubs.net per le traduzioni quasi in tempo reale delle serie tv in inglese, nessuno che si congratula mai con Luca Sofri per mettere ogni giorno i sottotitoli ai blog americani. Non voglio essere frainteso, non odio Il Post, solo preferisco leggermi gli articoli in lingua originale su Gawker. []
  2. A pezzo, non a cartella, eh! []
  3. Realizzare una “fanzine” non sembra un lavoro molto complesso, basta seguire alcune regole. 1) Il tema della rivista deve essere rubato da un saggio di Malcom Gladwell, Slavoj Zizek, Jean Baudrillard o da tutti e 3. 2) Ci deve essere dell’arte, e per arte intendo foto delle fighe pelose delle tue amiche. Trascurare questo passaggio significa compromettere irrimediabilmente la tua poetica editoriale. Se non sei sicuro di avere i pre-requisiti per creare una fanzine, scrivi a tutte le tue amiche chiedendo loro di non rasarsi per almeno 12-18 mesi. 3) Tempo di decostruire l’universo tramite la tua spietata ironia. Guardati intorno e cerca pattern nella tua vita che possano essere compresi durante una trasmissione di Daniele Bossari. Tipo, cazzo, ma quanti telefoni fissi vedi in giro? Ma vogliamo parlare di quanto sono buffi i SALVADANAI? E i BONG? Fai 180 foto di ciascuna di queste cose e scegli solo le migliori 175. 4) Chiedi agli amici che non hanno mai espresso un concetto più complesso di una pubblicità su Focus di scrivere tutti i pezzi disponibili. Loro saranno le firme della tua rivista. Controlla con attenzione che ciascun articolo che hai scelto di pubblicare sia privo di qualsiasi riferimento ad argomenti che possano rivelarsi importanti per qualcuno. Da questo dipenderà la possibilità di chiedere almeno 10/15/20 euro per la tua fanzine. 5) Non c’è un quinto passaggio! []

Il Cairo Fashion Week

Ragazze, come sapete, la moda è la cosa più importante al mondo dopo il grassetto. Ne abbiamo avuto riprova qui, su Velvet, il settimanale che parla solo di fashion su Repubblica, grazie alle foto scattate dai nostri street fashion bloggers presenti alla Fashion Week in Cairo che vi presentiamo in esclusiva per il relaunch del nostro magazine!


Ormai non abbiamo più tempo di cambiarci fra ufficio, aperitivo, cena e power-walking sulle macerie di una rivoluzione culturale che ha abbattuto un dittatore violento e autoritario. Ecco quindi Mohammed in un total look (D&G, 2399 €) scaccia-pensieri; e un veloce brunch con i colleghi dell’ufficio, correre nel pomeriggio all’importante galleria in centro o scappare dai cammelli falcia-persone non è più un problema. L’unico vezzo, il bastone vintage (Vivianne Westwood, 1699 €) che permette di non inciampare mai sugli inestetismi della vita.

Quanto sono importanti gli accessori in un outfit? Come Mohammed ci dimostra, riescono da soli a completare un look. La giacca color Pesca di Capri al Pomeriggio (Zara, 79 €) e i pantaloni fitted stonewashed (Armani Jeans, 112 €) sono cheap, ma vengono impreziositi grazie alla catena arrugginita (Agent Provocateur, 980 €) per piccanti avventure in ufficio. Da notare anche le unghie in tinta con la giacca. Trendissime!


La primavera ormai è alle porte, ma le serate ci costringono ancora a coprirci. La parola d’ordine per non farci cogliere mai impreparati? Layers, Layers Layers! Mohammed è sempre pronto a togliersi il blazer (Commes Des Garcons, 1450 €) per evitare il caldo rimanendo scoperto per le coltellate alle spalle in un bellissimo maglione (Junya Watanabe Men, 889 €) late 80′s. La camicia (Ralph Lauren, 279 €) rimane fondamentale se la situazione diventa troppo hot! Il navy che ha dominato le ultime due stagioni è ormai solo un ricordo, questa primavera Mohammed è pronto a morire per il preppy!

Cosa indossare nella nuova stagione per le all-night al Plastic? Buttate via tutto, è tempo di minimalismo! Quando la musica è stilosa e le braccia pompano in aria basta solo una canottierina (Jil Sander, 1249 €) a dividere il vostro corpo dagli altri. Ma cosa ne pensa La Pina? «La notte è lunga, e bisogna essere cool!» Grazie La Pina!

Cosa vi dicevamo del vestirvi a strati? Lo fanno tutti! Qui Mohammed sperimenta lo stile layer indossando sopra uno sweater ironico (Barbour Heritage, 449 €) addirittura un altro maglione (Paul Smith, 230 €)! Se volete sbizzarrirvi lasciate che il maglione acquisti il tanto desiderato look vissuto in modo naturale, attendendo che le lacrime stratificate, dopo aver visto la polizia di stato corrotta uccidere il vostro miglior amico, ammorbidiscano il tessuto fino a sgualcirlo! Smart!

Lady Gaga, che ci fai in Egitto!

Volete svecchiarvi dopo essere usciti dal brunch nella galleria del vostro ufficio aperto tutta la notte? Provate a seguire Mohammed con una sweatshirt (American Apparell, 79 €) e una t-shirt striped (Marc by Marc Jacobs, 180 €). Completate il tutto con una keffiyeh senza impegni (Hermes, 4499 €) sempre in tinta con la maglietta. Datele un tocco newyork legandola sopra un’arteria esplosa!

Quando il mondo sogna

Le istruzioni mancanti per l’iPod + Le istruzioni mancanti per la Moleskine =

Solo 45€!

Ora aspetto solo la versione che mi permette di fare foto di merda (ironicamente!) con la Lomo che sbuca dalla biro Muji.

Guerra e Pece

Da quando è scoppiato il cablegate sul web i giornalisti italiani si domandano se sia etico procurarsi documenti segreti e rilasciarli pubblicamente come ha fatto Wikileaks. La risposta mi sembra sia già venuta dagli organi di informazione che hanno lavorato in anteprima sui dossier di Wikileaks: NY Times, Guardian, Le Monde, El Pais, Der Spiegel. I più importanti del mondo. Infatti non c’è nessun giornale italiano.

Anche perché invece di scavare come stanno facendo i loro colleghi stranieri, in questi giorni si stanno perdendo in stronzate insulse.

  • Gli “stupri” di Assange. La tipa che lo ha accusato era una sua groupie\attention whore. Si vantava su Twitter di scoparsi Assange. Ma ha successivamente rimosso il consesso ai loro rapporti sessuali 1 settimana dopo gli amplessi, dopo aver scoperto che Assange si faceva una sua amica. Questa ha poi anch’essa accusato Assange di averla stuprata, mettendosi così d’accordo con la prima, nonostante al tempo fossero rapporti consensuali. In Svezia esiste una legge che permette retroattivamente alle donne di cambiare il consenso dato durante un rapporto sessuale. A loro discrezione. Si chiama “Legge Anti-Calabresi Coi Baffi via Ryanair”.
  • I 250.000 documenti rilasciati da Wikileaks non sono 250.000. Ad oggi, 2 dicembre, sono 607. Meno dell’1%. Quelli dedicati all’Italia sono poco più di 3000 in tutto e, finora, di questi ne sono usciti solo 3. Il meglio deve ancora arrivare.

Per esempio oggi è stato messo online il rapporto dell’Ambasciata americana di Roma in cui Berlusconi viene ridimensionato a bull terrier di Putin. Non dicono proprio bull terrier, ma portavoce, che è peggio, dato che un cane come questo rifiuterebbe di essere castrato tanto facilmente quanto descritto dagli agenti americani.

Il documento dovrebbe essere letto da tutti, anche perché non solo è interessante e lucido, ma anche scritto molto bene. Sembra un saggio pubblicato su Internazionale, solo che in questo caso non lo leggi solo per annuire dopo aver scopato con le tipe della Bocconi.

Parte con un breve riassunto geopolitico sulla storia fra il nostro paese e la Russia.

“La Russia di Putin ha poco in comune con gli ideali comunisti, ma questo non ha impedito ai comunisti italiani, e a altri membri della sinistra radicale, di rimanere tutt’oggi ideologicamente solidali con la Madre Russia. Questo, considerando l’età avanzata dei politici italiani di alto livello (65-70), impedisce a molti nella sinistra italiana di andare oltre alle opinioni sul mondo sviluppate (o meglio, congelate) durante la Guerra Fredda. (…) Dal 1998 al 2007 le esportazioni italiane in Russia sono cresciute del 203%, da 2,7 miliardi di euro a 9,5. Molti dei più importanti imprenditori italiani hanno cominciato a vedere la Russia come una occasione d’oro per moltiplicare i propri profitti. E questi imprenditori mantengono forti legami col più importante esponente dell’elite finanziaria italiana: il Primo Ministro Silvio Berlusconi”

Quindi nell’Ambasciata Americana cominciano a notare qualcosa di strano.

“Secondo i nostri conti, Putin ha organizzato più incontri bilaterali con il Primo Ministro italiano nel passato recente che con qualsiasi altro leader mondiale.”

Ma perché qualcuno dovrebbe incontrarsi così tante volte con un tizio che bacia sullo stomaco bambini a caso?

“La base della loro amicizia è difficile da determinare, ma molti interlocutori ci hanno detto che Berlusconi è convinto che Putin, un collega “magnate”, lo ritenga l’alleato europeo più fidato. (Un contatto nell’ufficio del Primo Ministro ci ha raccontato che i loro frequenti incontri sono accompagnati da regali costosissimi).”

Tutto ciò è fantastico. Non solo gli americani non capiscono che cazzo avranno mai da dirsi, ma c’è qualcuno in questo momento con 8 lauree a Roma che ha determinato che il rapporto fra Putin e Berlusconi è in realtà una bromance.

“Berlusconi ammira lo stile macho di Putin, la sua fermezza e decisione, il suo autoritarismo nel governare che pensa essere uguale al suo.”

NO HOMO.

“Membri dell’opposizione e dello stesso Partito della Libertà di Berlusconi ci hanno però accennato la possibilità di un collegamento più meschino fra i due. Sono convinti che Berlusconi e la sua cricca di affaristi possano in realtà guadagnare profumatamente dagli accordi sull’energia stretti fra Italia e Russia. L’ambasciatore della Georgia ci ha raccontato che Putim avrebbe promesso a Berlusconi una percentuale dei profitti dell’oleodotto Gazprom costruito insieme all’ENI.”

Hanno ragione gli editorialisti del Corriere. Wikileaks è la morte del giornalismo. Il giornalismo è fatto da uomini con completi di tweed che succhiano una zolletta di zucchero e parlano con Giorgio Bocca di quanto fosse più intellettualmente emozionante cacare nelle latrine tenendo sulle ginocchia una Olivetti Lettera 32. Mica pubblicare documenti in cui vengono svelate possibili operazioni illegali segrete su Internet. Che cazzo è Internet poi? Mi hanno detto che se scrivi su Internet “termovalorizzatori” esconono fuori foto pedopornografiche.

È vero.

“Tutti i nostri interlocutori — nel Ministero degli Esteri, ufficio del Primo Ministro, nel PdL, perfino nell’ENI — ci hanno risposto che la politica estera riguardante la Russia Berlusconi la decide personalmente, senza richiedere opinioni esterne, e senza neppure volerle. Tutti ci hanno detto di essere riluttanti nel contraddirlo sull’argomento, pure in situazioni disastrose come le dichiarazioni che hanno offeso gli alleati NATO durante il conflitto Russia-Georgia. Durante un incontro fra il Vicepresidente Cheney e Frattini lo stesso Frattini, sottomesso, ci ha sottolineato di essere costretto a seguire gli ordini di Berlusconi.”

Gli americani hanno scoperto che Frattini non ha i coglioni. Deve risparmiare tempo quando fa check-in.