18dicembre2009
cattive notizie per le buone notizie
di bucknasty / 24 commenti
Tutte queste idee censorie, questi decreti per oscurare internet, gli “strumenti da dare ai magistrati contro i reati sul web” sono piuttosto inquietanti. Non vorrei che queste nuove leggi di Maroni degenerino, arrivando a portare in galera gente che scarica musica da internet illegalmente vantandosene, come Maroni.
« Scarico illegalmente musica da Internet » ha confessato Maroni a Vanity Fair , « mi autodenuncio, così il caso finisce finalmente in Parlamento » . Perché scaricare gratuitamente musica dalla rete è illegale. Certo, la legge Urbani del 2004 contro la pirateria telematica è stata votata anche dalla Lega. È vero che permette il file sharing , cioè lo scambio di canzoni e film tra computer personali, ma solo se i file sono corredati da un marchio che prova il pagamento dei diritti d’autore. Praticamente non succede mai. E dunque lo scambio si configura come « illegale » . Ma Maroni non demorde e al telefono ribadisce: « Scarico da Internet perché la musica deve essere libera e accessibile a tutti. Occorre da una parte salvaguardare il diritto dell’autore e dall’altra cancellare le barriere che impediscono di diffonderla» . Insomma, per l’esponente del Carroccio « bisogna trovare un modo per togliere dall’illegalità questo sistema. Non è un problema legislativo, ma una questione sociale. È uno scambio da privato a privato, non c’è sfruttamento commerciale, io sento l’iPod… » .
15dicembre2009
hatecouture
di bucknasty / 2 commenti
Sono sicuro che, se avessero lanciato un LEGO-Cremlino a Putin, lo Czar di tutte le Zarre avrebbe fermato il colpo assassino stendi-Capezzone con uno dei suoi noti trucchetti mentali Jedi — o, come li chiamano i giovani d’oggi, “guardie del corpo che non ti trascinano in macchina e poi ti risucchiano fuori come delle trote da ributtare in acqua di pescatori sportivi.”
Mi sa che da oggi nel lettone di Putin ti potrai fare solo la pipì a letto.
14dicembre2009
Grazie tante Internet.
di bucknasty / 4 commenti
Abbiamo raggiunto il capitolo finale della saga Agnelli. Durante una recente intervista al Corriere.it il nostro è stato assalito in diretta da domande sul suo blog e sulla hit “convulsione emozionale“.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
È interessante come lo scopashampoo commetta lo stesso errore di molti altri suoi fan, e cioè immaginare che l’autore sia un grande fan degli Afterhours. In realtà non ho mai ascoltato un loro album. Il blog agnelloso è stato creato durante un periodo buio in cui frequentavo una grossa fan del gruppo, cosa che mi faceva incazzare quotidianamente.
Un giorno, mentre cercavo di spiegare alla poveretta la pochezza dei testi del gruppo milanese, le dissi che chiunque avrebbe potuto scrivere in quel modo. Che non c’era bisogno di alcun talento speciale. Lei disse di no. Un paio di ore dopo canzone e blog erano online.
Ancora oggi i fan idioti del gruppo citano i pezzi della canzone e del finto blog, credendo che il tutto sia vero. Che sia l’ennesima geniale creazione del “maestro”.
Questo porta solo a una semplice conclusione, scegliete voi quale: o gli Afterhours e Manuel Agnelli fanno cagare, oppure tutta la più grande arte del mondo si crea solo quando si ha voglia di scopare.
10novembre2009
pov
di bucknasty / 9 commenti
«I miei colleghi mi chiamano “il principe del foro”», poi fa una pausa e mi fissa negli occhi attendendo una mia reazione, come per tutte le battute che hai raccontato sessanta, trecento volte. «Ma non sono mai entrato in un’aula di tribunale.»
Eravamo nei pressi di Pero, a metà strada fra Rho e Milano, quando la macchina si ferma.
«Hai visto, è proprio lei», mi sussurra continuando a grattarsi la coscia sinistra. A poche centinaia di metri l’autostrada per Torino porta migliaia di impiegati dietro ad una scrivania.
Riconosco questo luogo. Ci sono già stato. Qualche ora prima è apparso sullo schermo del mio portatile.
Ovunque macchie di speculazione edilizia, quella che negli anni sessanta non è riuscita mai a trattenersi schizzando ovunque condomini e casermoni per pompare manodopera verso capannoni di industrie pesanti che non esistono più, o villette a schiera schermate da strade inaccessibili che incubavano i dirigenti di queste fabbriche. Macchie che hanno permanentemente sporcato quasi ogni paese intorno a Milano.
Ora dentro quei casermoni ci stanno solo i nuovi immigrati a basso costo, le puttane e i voti alla Lega Nord.
“Il principe” tira fuori dalla tasca un cellulare di ultimissima generazione, uno smartphone. Apre l’applicazione di Google Maps, che immediatamente ci localizza tramite GPS. Vicino a noi, al pallino blu che lampeggia, c’è Lei. Nella stessa posizione in cui realmente si trova in questo momento. Ora preme il segnaposto rosso e compare una nuvoletta tramite la quale possiamo sapere il suo nome, la sua etnia, il colore dei capelli, degli occhi, l’età, quali pratiche sessuali è disposta ad eseguire e per quale prezzo. Le specialità sono criptate da sigle inglesi e italiane incomprensibili a chi non è avvezzo, a chi non conosce gli spizzini per puttanieri del web 2.0. BBBJ, DATY, OTR. Dietro ad ognuno di questi acronimi si nascondono significati grotteschi e cinici, e infantili rassicurazioni della propria dominanza psicologica sulle prostitute.
Gli chiedo di spiegarmi la più strana. «Rai2?» Ripete con un ghigno sulla faccia, mostrando tutti gli scarsi passi in avanti compiuti dall’odontoiatria in Lombardia. «Significa che ti puoi sintonizzare sul secondo canale.» Poi mi guarda fisso negli occhi, come per tutte le battute che hai raccontato sessanta, trecento volte.
Nella nuvoletta, più sotto, una recensione da parte di uno che ha provato la ragazza in questione. Uno dei tanti. Di fianco al nome della ragazza compare un semaforo rosso, come un film su Rete4.
«Che delusione ragazzi! Sono stato da poco da Conny, dopo che ero andato a trovarla parecchie volte quattro o cinque settimane fa. Un vero peccato, il classico caso di ragazza dell’Est che dopo il primo mese diventa più professionale e fredda di una zoccola di lunga data. Non mi toccare qui, non mi baciare là, e poi era addormentata di brutto, manco fosse stata su tutta la notte. Veramente una delusione perché non era male inizialmente. Carne marcia.»
La mappa sul telefono viene pizzicata e un’area più ampia appare sullo schermo. Un altro paio di prostitute si trovano nei dintorni, a qualche kilometro di distanza. Il non-avvocato preme sul segnaposto di una di queste e poi preme ancora su “indicazioni stradali”. Dopo qualche secondo precise ed efficienti indicazioni ci guidano verso di lei. Gira a destra, tira dritto per 800 metri, la seconda uscita a sinistra. C’è anche una opzione che incrocia il tragitto a piedi con i mezzi pubblici disponibili. Siamo quasi nel 2010 e tutto ciò che da bambini ci saremmo aspettati da questa data non si è avverato affatto. Non abbiamo le macchine volanti né il teletrasporto, non abbiamo sconfitto il cancro o l’AIDS, ma il navigatore cacciaprostitute funziona alla grande.
«Queste non sono escort, sono tutte OTR, On The Road, come Jack Kerouac.» A quanto pare le due professioniste individuate non incontrano il gradimento del principe, che sente il bisogno di precisare «Preferisco le tope d’appartamento, queste sono solo per le zecche o i barboni.» Parole difficili da concepire e mandare giù, specialmente quando vengono pronunciate da un uomo vestito come un nemico di James Bond negli anni ottanta.
Prima di andarsene mi vuole mostrare un’altra cosa. Ci allontaniamo dalle OTR, quindi scende dalla macchina e avvia un’altra applicazione.
«Questa è una bellezza, l’ultima novità.» Tiene il telefono a due mani, le braccia tese. Una luce verde si accende sul retro del telefono e sullo schermo appare un giardino, un condominio, una vecchia fasciata da un foulard che attraversa. Quello che effettivamente vediamo con i nostri occhi davanti a noi. Sopra il foulard della vecchia spunta un pop-up con la scritta “Sheyla, Brasile. 25 anni, ingoia.” E un cerchio blu con la distanza in kilometri tra noi e la sudamericana. Cinque virgola 7, cinque virgola 6, tenendo il pallino di Sheyla al centro dello schermo, anche se di volta in volta va ad appoggiarsi su case, alberi o persone, è facilissimo raggiungerla ovunque uno si trovi. «È la realtà aumentata», dice fermandosi sul posto, ma poi riprende a parlare girando lentamente, come quando si vuole riprendere un panorama. «Il telefono utilizza la telecamera, il magnotometro incluso il GPS e il database con le coordinate di longitudine e latitudine presenti su Google Maps.» Ad ogni movimento del cellulare nuovi pallini e nomi cadono ovunque su Milano. Denise, Romania. Sui 45, Mature. Angel, Estonia. 20 anni, Girlfriend Experience. Beatrice, Russia. 18 anni, senza preservativo. Una nevicata di passaporti sequestrati, riscatti da pagare e schiavitù umana — la prima della stagione. Premendo su uno di questi pallini e nomi ci si ritrova con gli stessi dati di prima. Sigle, semafori e recensioni da station wagon su Top Gear.
Ma non tutti hanno questa visione pessimistica.
«Noi siamo dei gentiluomini» cerca di dirmi il principe prima di scomparire «Non abbiamo nulla da spartire con i protettori delle prostitute o chi le sfrutta. Noi vagliamo, selezioniamo e poi cataloghiamo per non correre rischi. Il momento del piacere non deve essere rovinato da imprevisti, da quello che succede nella vita normale. Noi le rispettiamo, e non vogliamo che sia fatto loro del male, ma è colpa della polizia se queste poi finiscono ammazzate o schiavizzate. Io stesso penso di aver sovvenzionato lauree e studi di almeno cinque o sei ragazze. Un paio di anni fa compravo il loro tempo in webcam su Skype. Si spogliavano. Giocavano mentre le osservavo. E poi le pagavo tramite versamenti su postepay o ricariche telefoniche, o più raramente Paypal. Ancora oggi, ogni tanto, un paio di loro mi scrivono su Facebook per farmi sapere come vanno gli studi o la loro vita.» Gli ho domandato se questa non fosse la stessa sequenza logica che porta le persone ad attaccare gli adesivi sulle macchine per farle andare più veloci, ma mi ha risposto annuendo soddisfatto e con una risatina compiaciuta, come se avessi finalmente capito il suo punto di vista. Non credo abbia compreso.
Questa convinzione di fare paradossalmente del bene, di essere solo degli utilizzatori finali, gli ultimi ingranaggi di una catena di montaggio impossibile da fermare è diffusa fra chi utilizza Internet per questi scopi. Perché la realtà dei fatti si mostra completamente differente rispetto a quello che uno si immagina quando cerca di inquadrare dei frequentatori incalliti di prostitute. Nessuna solitudine, rimorsi o ansia sociale. C’è un certo cameratismo, una goliardia diffusa. Prima di essere ammessi in uno dei forum più frequentati bisogna leggere e sottostare a queste regole, scritte con un umorismo peloso da commedia sexy anni sessanta:
«Chi intendesse usufruire del forum deve dimostrare di essere già intossicato dal Tubero. Deve presentarsi in accettazione, dichiarare la propria età, la propria professione e scrivere un po’ di sé.
Da qui, se giudicato idoneo, avrà diritto ad entrare nel reparto diagnosi, dove i “Sommi Porcelli” cercheranno di verificare che il suo grado di intossicazione sia tale da non consentirne la guarigione, che abbia cioè raggiunto il punto di non ritorno. »
Quando poi si riesce ad entrare si viene accolti come “colleghi”, la parola preferita per riferirsi agli altri membri. Molti invitano all’iscrizione i propri amici, ma spesso risulta superfluo perché l’aspetto sociale é talmente forte e unificante che tanti trovano comunque l’amicizia. Chi scopre una ragazza nuova è ammirato, chi è capace di scrivere le recensioni migliori, quelle che rendono meglio la scopata diventa un eroe influente. Non ci sono dei reclusi, c’è una allegra sociopatia saltellante e ammiccante. Nelle migliaia di recensioni pubblicate ci sono punteggi decimali, assegnati con la stessa serietà e attenzione data al migliore album degli Smiths. Tanti si collegano dall’ufficio, sfogliando i consigli degli altri per utilizzare la pausa pranzo per una sveltina. Qualcuno fa il tifo, un altro scherza «hey, stai tradendo la tua Denise con questa nuova brasiliana, guarda che poi ti mena!» Risate. La prostituzione non più come un’attività da tenere nascosta meschinamente e di cui vergognarsi. Le puttane sono una droga ricreativa. I network sociali su internet un centro di riabilitazione deviato di Alcolisti Anonimi. Solo che in questo caso in omaggio all’ingresso c’è una bottiglia di Southern Comfort e un secchiello di ghiaccio.
E Gesù rimane ad aspettarti in macchina.
4novembre2009
Grazie tante Internet.
di bucknasty / 6 commenti

2 milioni di persone credono a una cosa che non esiste. E non vivono in Vaticano. Perché qualcuno, forse, ha detto che, ha sentito dire, è vero. La somma dei votanti in Sardegna e Trentino Alto Adige nelle ultime elezioni politiche del 2008. Sono tra noi. Sono il tuo panettiere. La tua ragazza. Il tuo migliore amico. Tuo padre. Spuntano dalle fottute cabine elettorali.
Suffragio universale is overrated.
26ottobre2009
pov
di bucknasty / Commenti disabilitati
Questo pezzo è uscito su Rolling Stone di agosto. La versione completa, il restante 80%, é ora disponibile su Occulto Magazine.
“No, assolutamente no. Stavo cercando esattamente questo.”
Un berretto fisso in testa come se cantasse nei Subsonica, a nascondere i capelli unti invece della pelata. Il viso truccato da eccessive applicazioni di metadone. Una felpa con un lupo, data di fabbricazione e lavaggio sconosciuta. David è la rappresentazione vivente, e la migliore persona, per parlare di Mirapuri, il paese-commune della provincia montagnosa vicino a Novara, situato a 800 metri sopra il livello dei casinò coi turisti in pantaloncini beige e le puttane da 200 euro di Stresa.
Non c’è modo più efficiente di capire Mirapuri se non passando prima da Stresa.
La stazione dei treni possiede solo due binari, uno per andarsene e l’altro pure. Nessuno si ferma, tutti sembrano fuggire in Svizzera o correre verso Milano. Gli unici che arrivano sono turisti vestiti male, a bordo di vecchi modelli di auto sportive, delle Ferrari e Jaguar anni ottanta che tentano di tenere il passo con continui e inutili ritocchi, come le persone che stanno alla loro guida. Un tempo qui c’era la ricchezza, c’erano i preservativi. Ora invece solo autobus di vecchi che vengono a svernare. E la medio-alta borghesia che ha sostituito i miliardari, che pensano di avercela fatta possedendo una macchina quasi-prestigiosa e la casa al lago di serie c.
Un concierge mi rivela che c’è tutta questa gente per soli 2 giorni all’anno, per il weekend di Pasqua.
Il centro, se opportunamente percorso, sembra un grafico illustrato e animato sul declino della città. Se inizi costeggiando il lago trovi solo enormi alberghi bianchi con nomi da batteristi di band hair metal, tutti posti esattamente uno di fianco all’altro, e decorati da giardini con fontane simil-romane e una variegata presenza di fauna kitsch. Leoni di gesso. Angioletti di gesso. Leoni vicino ad angioletti che pisciano di gesso. Continuando, e lasciando alle spalle l’architettura prodotta dalla stessa classe artistica capace di realizzare l’ultima buca di un mini-golf su una nave da crociera, e la torta nuziale in un matrimonio gay, si arriva progressivamente agli hotel a tre stelle. Due stelle. Finché non appaiono con sempre più insistenza cartelli che indicano la presenza di “centri di massaggi” e “night club” e “strip club” e non vedi più tavolate di vecchi, ma senti solo nell’aria il puzzo di shampoo contro l’alopecia, tintura bionda, calze strappate e coca tagliata male.

Un paio di uomini dal chiaro aspetto teutonico attendono di fianco a un grosso furgone da lavoro. Il primo saluta dicendo “non capisko bene italiano.” È molto alto, e magro. Ha dei capelli rossi corti e ricci. La barba che gli nasconde il viso anch’essa rossa e degli occhiali neri, con una vecchia montatura vintage non-ironica. Lo osservo una seconda volta per avere una mistica e terribile visione di dove sarebbe ora Matteo Bordone se non avesse incontrato il direttore di Rolling Stone. Il secondo è David.
Il viaggio è breve e in circa trenta minuti io e la fotografa passiamo decine di curve tagliando la montagna per arrivare a Coiromonte, la frazione conquistata dalla gente di Mirapuri — popolazione 73 abitanti. Il posto è il classico paesino montanaro fumoso conosciuto solo dal sindaco e Carlo Lucarelli, uno di quei posti dove lo sport più praticato è giocare al videopoker e molestare la propria figlia nel sonno.
Ci sono case di pietra. Una chiesa con un campanile medievale. Lunghe strade in salita o ripida discesa. Nessuna ricezione dei cellulari. Quando passiamo, i vecchi con gli strumenti di lavoro da campo in mano, conficcano il manico nella terra e ci osservano. I pochi ragazzi, vestiti quasi tutti con il chiodo, ci salutano quando ci incontrano. C’è un abbeveratoio per animali con sopra una scritta incisa nella pietra:
“SE NON BEVI DA QUESTA FONTE NON RITORNI A COIROMONTE”
Nessuno di noi due beve.
L’unico luogo con qualche segno di vita sociale sembra il bar del paese. Ma i tipi di Mirapuri ci portano al loro albergo, chiamato “Omnidiet”. Ha l’aspetto di un classico agriturismo bed & breakfast, però, quando gli chiediamo durante il tragitto in furgone se ha anche questa funzione “turistica”, s’irrigidiscono e negano infastiditi. “No, no. Mirapuri è una cosa seria. ” Infatti, entrando in Omnidiet, la prima cosa che si vede è un calendario di tettone tedesche con la passera anni settanta. E pesci parlanti appesi al muro. David ci dice di aspettare nella “sala lounge,” una cassapanca di legno martellata al muro che ti costringe a fissare la scrivania vuota davanti che funge da “zona check-in.” Poco sopra c’è un orologio a cucù pronto a scattare da un momento all’altro — se non fosse morto da anni. Sul sito internet di Mirapuri sono molto orgogliosi di Omnidiet, del bar e soprattutto dei loro “groovy cocktails.” Guardando il menù si scopre però che sono poco più che beveroni alla frutta energetici disponibili in qualsiasi palestra sotto casa. Lumpa, la fotografa, chiede se c’è un bancomat qui vicino. “Qui?” risponde il giovane barista tedesco con il perfetto accento italiano “no, no.” E poi ci mostra gli scarsi passi in avanti fatti dall’odontoiatria nel Centro-Europa.
Vicino al bar c’è “la sala concerti” che contiene la più grande raccolta di inutili cazzate pacchiane che abbia mai visto in vita mia, e io sono stato spesso in vacanza ad Alassio. Ogni centimetro disponibile di parete ha qualcosa di orribilmente anacronistico appiccicato.
L’iconografia heavy metal tamarra da Iron Maiden sembra la corrente artistica prediletta qui a Mirapuri. Quella in cui teschi, scheletri e donne poppute sono dettagliatamente colorati via spray. Poi c’è un quadro dove una pantera nera ha stuprato una vergine, e il suo sangue è colato tutto intorno a lei. C’è il ghigno di Jack Nicholson in Shining dopo aver sfondato la porta con un’accetta. Varie foto di Ferrari e Mercedes, e le donne dei paginoni centrali da staccare che si trovavano nei giornali soft-porno che esistevano prima dell’arrivo di Internet.
David comincia a spiegarci il significato della sua religione mentre un culo sgocciolante sudore attraverso dei jeans strappati — appena sfiorato dalla scritta “ACTION! SEX!” racchiusa in un fulmine fucsia — ci osserva da un poster.
“Tutto questo proviene da un’idea di Michel Montecrossa: unire il messaggio de ‘La Madre’ alla cultura pop che ci circonda.” La Madre è appesa in una foto al centro della stanza, fra la pantera stupravergini e una Ferrari Testarossa con scritto “Miami Vice.” David continua. “Quello in cui noi crediamo è il lavoro. Lo amiamo proprio. È ciò che ci ha insegnato Sri Aurobindo, un santone indiano morto 70 anni fa, e la sua compagna Mira Alfassa. La base della vita è lo sviluppo della propria coscienza attraverso, appunto, il lavoro. Ma non solo per gli uomini, in generale per tutto ciò che ci circonda: dalla materia di cui la terra è composta, alle piante, agli animali — tutto. È uno studio per trovare la propria origine e il significato e lo scopo dell’esistenza dell’universo. Dio non è una persona vecchia con la barba, puoi chiamarlo Tao o Buddha, ma è dentro di te. È un viaggio per trovare la tua anima.”
Ogni 4-5 parole David si ferma a ragionare per qualche secondo, come se stesse confrontando quello che possiamo capire noi che non Abbiamo Visto La Luce, con quello che lui conosce. E poi fa un ruttino, e continua a dover rimandare giù dei conati di vomito che disturbano il suo fervore religioso impegnato a spiegarci la Via. David conosce l’origine dell’universo, ma non un buon digestivo.
{ continua }
23settembre2009
sabbia nella vagina
di bucknasty / Commenti disabilitati
Il ministro Brunetta, in un riuscito tentativo di confermare la saggia pretesa di evitare persone basse in posizioni di potere, ha polemizzato con Michele Placido per il suo film “Il Grande Sogno” durante il recente Festival di Venezia. “C’è un pezzo
d’Italia molto rappresentata, molto ‘placida’” — ha detto Brunetta — “e quest’Italia è leggermente
schifosa”. Una polemica pretestuosa e inutile, dato che tutto ciò che è fatto da Michele Placido può essere velocemente rispedito al banco spiegando che è fatto da Michele Placido. Quindi qui si vuole solo ritirare fuori la solita storia della cultura di “sinistra” che prevarrebbe ingiustamente su quella di “destra”. Un problema molto sentito da oltre 60 anni, specialmente quando scappa un Festival Internazionale di Cinema e ci si ritrova davanti alla Grande Pisciatoio Culturale Italiano e qualcuno, sbirciando di fianco e intorno, comincia a domandarsi se c’è qualcosa che non va in lui. Anche a Brunetta deve essere successo questo, e quando sei messo davanti ai fatti non puoi più raccontarti che conta da che punto posizioni il righello. Perfino Gasparri e Rossella, con una nuova squadra in mano realizzata per l’occasione dai Genieri dell’Esercito, sono ritornati qualche giorno dopo sull’argomento, proponendo un nuovo sistema di misurazione :
“Poniamoci il problema di una proposta culturale”, e’ l’esortazione di Maurizio Gasparri che si richiama alle parole del presidente di ‘Medusa Film’, Carlo Rossella, che “ha detto ‘chi ha una sceneggiatura di destra me la mandi’. E allora – incalza il capogruppo Pdl al Senato – lo dobbiamo prendere in parola”. “Perche’ ‘Medusa’ – riprende – non ha fatto un bel film sull’abbattimento del Muro di Berlino, magari una storia d’amore fra un ragazzo e una ragazza che, divisi dal Muro, si baciano alla fine davanti alla Porta di Brandeburgo?
Eh, Medusa? Perché non hai letto la cartelletta con scritto grosso M.G.? Era rilegata! C’era pure un logo! Qualcuno ha anche scaricato comprato Final Draft per scriverla! Questo dimostra solo una cosa, le cose non vanno come dovrebbero. Non ci sono più sceneggiatori di destra. E lo “sceneggiatore di destra” è diventato uno di quei lavori che gli Italiani non vogliono più fare, come raccogliere pomodori in Puglia ad agosto o fare sesso con Silvio Berlusconi.
Ho quindi deciso quindi di porre fine a questa orribile mancanza scrivendo delle brevi sinossi da proporre direttamente a Carlo Rossella, in modo che possano venire realizzate ASAP, come diciamo noi di destra.
Proposta a) “Il film di guerra”
Germania, fine della seconda guerra mondiale. Uno scapigliato lattaio siciliano (uno splendido Lando Buzzanca), tenente della X MAS, e un professore di fisica internato ad Auschwitz (Luca Barbareschi col nasone in uno dei suoi irriconoscibili travestimenti) si ritrovano sullo stesso treno per Roma. Durante il viaggio scopriranno che hanno molto in comune. Barbareschi ha visto spegnersi lentamente tutta la sua famiglia in un campo di concentramento e Buzzanca è quello che ce li ha mandati. Ma sul treno impareranno CHE E’ LA STESSA COSA TANTO E CHE CI SONO STATI DEGLI ERRORI MA ANCHE COSE POSITIVE EH. Un viaggio quindi che permetterà ai due di formare una amicizia, e una memoria comune che verrà definitivamente cementificata nell’epica ed emozionante partita di calcio che li vedrà finalmente parte della stessa squadra. Insieme contro la nazionale degli zingari sopravvissuti ai lager, odiati da entrambi. Almeno fino a quando… il treno non arriverà in ritardo. Una simpatica commedia di equivoci.
Working Title: Scusa, se questo è un uomo.

Proposta b) “Il film sociale”
Milano. Enrico (uno splendido Christian De Sica) è un chirurgo di successo nella più prestigiosa clinica cattolica privata d’Italia. Nella vita ha tutto: una bella moglie, una macchina di lusso, la barca a vela di D’Alema e il rispetto e la fama fra i suoi colleghi. Il giorno di Natale, con tutta la sua famiglia riunita, esegue l’ottavo aborto alla figlia femminista quattordicenne lesbica (una irriconoscibile Fiammetta Cicogna). Ma qualcosa va storto. Proprio mentre la moglie propone l’eutanasia per la madre malata una esplosione proveniente dalla vagina di “Fiammetta” uccide entrambe e trasforma l’unico erede maschio di Enrico in ricchione. Eppure i suoi amici catto-comunisti gli avevano giurato che l’aborto era una procedura sicura. Ma ora l’aborto ha ucciso tutta la sua famiglia. Ad Enrico non resta che la vendetta attraverso le lettere al direttore del Foglio.
Working Title: Vacanze di Natale — Una storia vera
Proposta c) “Il film di fantascienza”
Spazio, ultima frontiera. La Federazione Delle Libertà ha un cattivo risveglio quando scopre un progetto di invasione su larga scala da parte dei nemici di sempre, i negri. I Klingon, difatti, continuano a penetrare lo spazio internazionale terrestre con le loro navi sovraffollate contravvenendo a tutti i trattati spaziali in vigore. Inoltre la loro razza è violenta, sporca e culturalmente incompatibile con quella terrestre. La situazione peggiora quando i Klingon entrano in possesso di una nuova arma capace di piegare la volontà di tutti gli essere viventi della galassia al loro volere, il raggio O.N.U. In soccorso della Federazione arriva però un popolo di esseri verdi dal nord della galassia, capaci nel tempo di cancellare ogni sentimento umano che avrebbero potuto provare: i vulcaniani. Insieme riusciranno a pattugliare lo spazio con successo rispedendo gli invasori nel loro pianeta d’origine. I negri non se ne andranno mai via, fortunatamente però la costante presenza militare alimenterà una perenne paura da parte della popolazione civile che permetterà alla Federazione di rimanere in carica per sempre. Il film si chiude su una nota positiva. Vediamo infatti la Federazione smantellare tutte le navi spaziali e uccidere per sicurezza ogni scienziato sulla terra. Mentre delle scimmie picchiano violentemente delle ossa contro enormi pietre, finalmente felici.
Working Title: Spazio Nero
Proposta d) “Il film biografico”
Negri, negri, negri, negri ovunque. Ci sono così tanti negri che sembra di essere in Africa. In realtà siamo nel nuovo impero romano italiano in Etiopia. Indro (uno splendido Walter Nudo) è un giovane e promettente giornalista che si arruola con gioia nella campagna coloniale fascista per portare aiuti umanitari a chi ne ha più bisogno (anche se non lo sanno ancora). I militari italiani costruiscono case, ponti, acquedotti, ferrovie mentre vengono festeggiati dalla popolazione locale con grugniti e balli diabolici. Finalmente anche i bingo bongo hanno una civiltà tutta loro. A un certo punto i fucili con baionetta vengono pure donati come protesi per i bambini etiopi, che per l’eccitazione si fanno volontariamente saltare sulle mine necessarie a bonificare il territorio. Ma ecco che un giorno, Indro, impegnato nell’edificazione di una scuola media, nota una ragazza di passaggio. Se ne innamora immediatamente, arrivando a perdere completamente la testa. Non riesce a fare a meno di pensare a lei e di seguirla ovunque. Fino a quando non decide di fare il grande passo. Va dal padre della ragazza e la compra per 500 lire. Emozionata, non può far altro che guardarlo negli occhi e sussurrare “si, padrone”. È confusa, vergine e piange nei luoghi bui, come le ragazze di 12 anni dovrebbero sempre essere. Ma come in tutte le più grandi e romantiche storie d’amore si metteranno in mezzo la pace e i diritti umani a rovinare irrimediabilmente tutto.
Working Title: Indro — Febbre nella jungla
Proposta e) “Il film per bambini”
In una scuola elementare di Verona cinque bambini uniti dalla militanza negli Orsetti Padani, la professione notarile e le investigazioni private scoprono un segreto che non avrebbero dovuto carpire. Il loro nuovo preside sarà calabrese. Ogni protesta alle autorità competenti va però a vuoto, grazie alla protezione offerta dal politicamente corretto e il fiancheggiamento dei bimbi mussulmani, cinesi e il ragazzino che non vuole giocare a pallone, e piange quando lo costringono (gay). il Panda Goebbely quindi appare una notte in cui si trovano a torturare il cane di un vicino e guida cantando i cinque bambini nella lotta padana, fino a quando i distributori di profilattici non verranno rimossi da tutte le scuole nella Regione Veneto e la piaga del multiculturalismo verrà sconfitta. I cinque bambini cresceranno così in fretta, si perderanno tutte le cose fantastiche, misteriose e fighe della vita e moriranno da soli e arrabbiati come i loro genitori.
Working Title: E così sia.
Ho molti altri pitch in testa se servono! Allora aspetto una mail, Carlo. Dì al tuo agente di contattare il mio agente.