Gli Hipster dei Navigli

Nella prima puntata abbiamo scoperto l’universo delle sciampiste, ora ci occuperemo di quello più pretenzioso e creativo (?) degli hipster.

Gli hipster potrebbero essere definiti “modaioli” se il termine modaiolo non fosse un paradosso in italia (qui le persone “di moda” sono considerate i paninari negli anni 80 o i tamarri ora, nel resto del globo essere “di moda”, cioè vestirsi tutti allo stesso modo è fuorimoda), gli hipster credono fermamente di essere dei “trendsetter” e di avere un stile unico, ribelle e irripetibile, in realtà sono la versione over 25 dei 15enni che si sentono alternativi e “fuori dalla massa” dato che non ascoltano Britney Spears che viene mandata per 80 volte al giorno su MTV ma i Good Charlotte o i Korn che vengono trasmetti 79 volte al giorno da MTV (sostituire Good Charlotte e Korn con LCD Soundsystem, Strokes, Yeah Yeah Yeahs, White Stripes e !!!).

Tutto il loro stile attuale, lo “streetware” con crossover moda-inizio-anni-’80 è stato sottratto dagli art director della moda e del design a dei genuini movimenti di sotto-cultura giovanili, i quali a  – differenza loro – sono creativi, originali, coerenti e purtroppo ingenui, che li hanno quindi riversati nei giganteschi Centri Commerciali americani pronti per essere “scoperti” dagli pseudo-individualisti. Il simbolo hipster per eccellenza, il Trucker Hat (ex simbolo dei redneck, i leghisti americani), è partito per esempio dai ghetti di NY,  dove veniva spesso personalizzato da writer, ed è arrivato alla testa dei VJ di MTV in meno di 12 mesi. Questi tra l’altro sono ormai passati fuori moda  (difficile avere una immagine da “ribelle” indossandoli quando ormai il tuo cappello Von Dutch da 150 $ lo indossano le mamme che accompagnano i figli a scuola col SUV) da almeno 3 anni, ma tristemente gli hipster italiani li indossano ancora.

Quella che un normale spazzino chiamerebbe “topaia che cade a pezzi incrostata di piscia di topo” gli hipster la definiscono “location”, adattissima per ambientarci i loro scontati set fotografici oppure organizzare feste assai poco esclusive dove accoppiarsi con scheletriche cocainomani.

L’imperativo dell’hipster è L’IRONIA, tutto ciò che fa deve essere mosciamente sarcastico e “controcorrente”, le commedie sexy anni ’70 che prima facevano cagare il 98% della popolazione ?( il 2% erano quelli che non avevano il coraggio di comprarsi un porno vero e allora ripiegavano su questi film in vendita nelle edicole per masturbarsi) ora sono un cult. La calze bianche altezza ginocchia che indossavano i playmaker bianchi negli anni ’80 nella NBA (e i nerd) ? Ora sono un must. Le magliettine scadenti dei mercati pubblici? Un accessorio insostituibile. Nel 2001 gli hipster erano gli idioti imbolsiti che rompevano i coglioni su radio, giornali e TV (per fortuna i blog non li avevano ancora scoperti) scandalizzati dal “Grande Fratello”, ora non fanno altro che parlare di reality show. Ovviamente in modo ironico e condiscendente. Se c’è un concorrente idiota, “è un mito geniale”, se una cantante è stonata “è divina”. Perchè come sappiamo tutti non c’è niente di più divertente che usare ridicole iperbole per descrivere ciò che ci fa cagare, HA HA ! IL DJ FRANCESCO E MEGLIO DEI BEATLES, HA HA HA! Oh cazzo è meglio che smetta, il mouse mi è esploso dal ridere.

Ma l’hipster non si ciba solo di pop culture, deve coltivare il suo smisurato ego rivitalizzando generi ridicoli come il “post-punk”, o idolatrando sopravvalutati e asettici registi etnici che si credono degli “autori” solo perchè fanno dei primi piani in bianco e nero di 6 minuti su una teiera in ebollizione per suggerire tensione.

“ci vediamo al Plastic!”

Qualcuno potrebbe frettolosamente definirli “radical chic”, ma sbaglierebbe clamorosamente. All’hipster non frega niente della politica, esso si sente superiore agli altri per la musica che ascolta e i film che vede piuttosto che per le sue idee rivoluzionarie.

La rivista bibbia del hipster è PIG Magazine, un magazine molto innovativo se “innovativo” significasse “ho copiato lo stile dei teaser di MTV di 3 anni fa” invece di indicare qualcosa di nuovo ed originale. Sul web seguono assiduamente pitchforkmedia.com, una webzine di nerd che recensiscono musica che odiano.

Nella prossima puntata scopriremo il peloso mondo dei Furry.

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