Le riviste musicali fanno schifo

XL

XL è scritto da quel meraviglioso mondo di giornalisti che non ha mai incontrato una persona sotto i 52 anni ma che inevitabilmente si occupa solo di "ggiovani" e cose "ggiovani", sono quelli che nel 2006 scrivono entusiasti "I BLOG: LA NUOVA MODA GIOVANILE!!!!11" In effetti sono costantemente ossessionati dal scoprire una qualche cazzata di qualche sperduto gruppetto di bifolchi e cercare di vendercela come "la moda che presto seguiranno tutti". Sono fermamente convinto che se vi spalmate il dentrificio tra le chiappe e inviate la foto alla redazione di XL prima o poi apparirà un editoriale come "DENTIFRICIO TRA LE CHIAPPE, DURERA’?" seguito dal dossier "I 10 DENTIFRICI PIU’ COOL DA SPALMARSI TRA LE CHIAPPE".

Non so se ricordate gli spot usati per promuovere questa schifezza, a me suonavano tipo "vascorossivascorossivascorossivascorossi XL in edicola da oggi a soli 3 vascorossi e 50", ecco se il tuo punto di forza è Vasco Rossi ci sono buone probabilità che la tua rivista sia una merda. Chiedere a Vasco Rossi di commentare la società moderna è come chiedere al Cardinal Ruini di fare da giudice ad un concorso di Miss Maglietta Bagnata, le sue opinioni sono automaticamente ignorate per manifesta inadeguatezza.

Mi ricordo che una mia amica giudicò "avventate" e "prevenute" le mie considerazioni estremamente negative di XL nonostante non lo avessi mai letto, ha cambiato il suo giudizio quando ha visto il voto assegnato da costoro al disco di Mondo Marcio.

Rolling Stone

Rolling Stone è un brillante esempio di marketing, perchè assumere gente di talento e capace per scrivere i propri articoli quando si può sfruttare un marchio che ha una credibilità (ormai immotivata da almeno 20 anni, Rolling Stone USA è la rivista che mette in copertina Brtiney Spears e la Boy Band del mese, Hunter S Thompson non lo facevano neanche entrare in redazione più) internazionale in modo da rendere ogni stronzata che si pubblica "importante". Ma considerare le recensioni di RS autorevoli solo per il marchio è un po come trapiantarsi il pene di Rocco Siffredi e andare in giro a dire che ti sei scopato 3000 tipe. Non è esattamente la stessa cosa, spiacente.

Rolling Stone sprizza provincialità da tutte le parti, si nota principalmente dall’utilizzo asfissiante e assolutamente immotivato della parola "rock & roll" in ogni pagina e di "stili di vita" clichè forzatamente proposti e ormai obsoleti da eree geologiche come: Harley Davidson, Jack Kerouac o i tatuaggi. Insomma gli editori di Rolling Stone sono in pratica delle ragazzine di 16 anni che ricopiano le poesie di Jim Morrison sulla Smemoranda. Il direttore di Rolling Stone non riconoscerebbe il "rock & roll" neanche se Iggy Pop gli vomitasse in faccia tutta la coca che ha tirato negli ultimi 30 anni. Le uniche persone che si bevono gli articoli proposti da RS sono i fighetti con la bandana di Vasco Rossi e l’album "Festivalbar ’92" nel caricatore del cd in macchina che gestiscono un negozio Wind in franchising a 3 settimane dal fallimento

Il fumetto di Valentino Rossi a fine rivista sembra scritto da un tizio un gradino sopra il completo analfabetismo incapace di esprimere concetti e pensieri che vanno oltre quelli producibili dai partner sessuali medi di Micheal Jackson. Mmh aspettate un secondo, LO E’.

Rumore

Ho una nuova tagline per Rumore, sentite se suona bene: "Rumore: il magazine scritto da musicisti falliti per musicisti falliti!" Nah, troppo lungo, non ci sta. La cosa divertente è che la gente che compra Rumore ha una certa puzza sotto il naso, fermamente convinta che acquistare questa rivista li renda "superiori nella vita" a quelli che prendono Rolling Stone. Mettiamola così se la "cultura" camminasse di notte in una strada buia e "Rumore" provenisse dalla direzione opposta, la "cultura" attraverserebbe la strada. Magari se "cultura" avesse qualche amico con se punterebbe il dito a "Rumore" e lo prenderebbe in giro e probabilmente lo menerebbe pure.

Mucchio Selvaggio

Tra il panorama delle riviste italiane il Mucchio Selvaggio sta esattamente a metà tra "Rumore" e una iniezione endovena di candeggina. Nella loro infinita magnanimità gli editori hanno deciso che il Mucchio non doveva limitarsi ad offrire scontati e irrilevanti giudizi solo sulla musica, ma di proporli anche sul cinema e sulla politica. Per quanto riguarda quest’ultima il Mucchio è dichiaramente schierato a sinistra come si nota dalla copertina "censurata" dal loro editore e dal banner di rifondazione comunista che sovente appare in alto al sito. Ma fanno parte della sinistra da macchietta che provoca erezioni al redattore medio de Il Giornale e Libero validando tutti i loro peggiori stereotipi, quella sinistra che chiama le scarpe da ginnastisca "sneaker" e spende 300 € per comprarle su ebay, quella sinistra molto fascista che se non condividi al 1000% ogni loro idea cerca di impedirti di dire quello che pensi, quella sinistra che quando dici che ascolti rap ti risponde, guardandoti dall’alto in basso, "ma è musica per negri!", insomma quegli stronzi che comprano Mucchio Selvaggio.

Groove

No, vaffanculo tu.

Pitchfork Media

Pitchfork è solo un magazine online, ma per la sua popolarità tra i nerd di tutto il mondo, soprattutto italiani, merita di essere menzionato qui. Pitchfork è scritto da hipster con purtroppo innumerevoli tentativi di overdose falliti che odiano la musica che recensiscono. Nel breve periodo della loro esistenza sono riusciti a influenzare i gusti musicali di una generazione di web designer senza lavoro dando il massimo di voti a album di generi ridicoli come il post-punk/rock/indie e ad ogni stupidaggine "IDM" superflua uscita da Warp. E’ scontato che lo snob che incontrate in giro per internet e che non smette mai di parlare dell’album di "Eat Your Shit And Say Fuck Gyeah!!!" appena scaricato da Sousleek e di biasimare quello che piace a voi giudicandolo "mainstream" ha Pitchfork Media fra i bookmark.

Breve test per riconoscere un nerd, quando chiamate un nerd: "nerd" egli vi risponderà "non sono un nerd, sono un geek!", ad ogni menzione della parola "geek" moltiplicate per 1000 la sua nerditudine.

Blow Up

Quando la vita sociale della gente che legge Pitchfork a confronto con la tua sembra l’after party di Woodstock, l’editoria italiana ha messo a disposizione "Blow Up", il giornale per quelli che hanno detto "SI" agli mp3 delle soundtrack del Commodore 64 e "NO" alla figa. Se esistesse un videogioco chiamato "Rivista Pretenziosa e Snob" Blow Up sarebbe il boss finale. Blow Up può essere accreditata per aver reso popolare in Italia lo stile da "recensione indie", quella specie di accozzaglia confusa di aggettivi arcaici e metafore che servono più a auto-fellare il  recensore piuttosto che a esporre in modo coerente i meriti artistici di un album. La cosa incredibile è che questo sistema si è ormai propagato come virus in tutte le altre riviste e qualcuno addirittura lo considera "il modo ideale di parlare di musica" (e per questo bruceranno tutti all’inferno). Per rendere la cosa chiara a tutti, se Blow Up recensisse Fabri Fibra uscirebbe una cosa tipo questa:

Fabri Fibra – Mr. Simpatia  (DIY, 2005)

 Umori vaginali. Blasfemia. Rin Tin Tin.

Fabrizio Tarducci mescola con sapienza influenze notoriusbiggianesche tarde 1994. Suoni d’avanguardia di matrice nu rap giullarescamente taglienti spremute si coagulano per creare un irresistibile cocktail di veracità e citazioni neo-pulp. Il disco che salverà l’hip hop e l’italia al supplementare della semifinale ai mondiali 2006.

Qualcuno ora potrà pensare "ha, ha bucknasty sempre a esagerare, birichino!" e NO! confrontate tutto ciò con una recensione realmente apparsa su Blow Up

‘Musica patafisica’, la si volle definire in onore dell’ispiratore Alfred Jarry. Ovvero parodistica e paradossale rilettura dei gemiti e degli stridori della società postindustriale per mezzo di ritmi catramosi e angosciose partiture sperimentali, falsetti da avanguardia scenica e vocalizzi chiocci. Tutto proposto con ironia surreale e leggera, sempre priva di qualsiasi cinismo: metastasi estrema della malattia rock.

Se un mio amico mi rispondesse "metastasi estrema della malattia rock!" quando gli chiedo "oh, che cazzo stai sentendo?" io gli staccherei il setto nasale e lo userei per pugnalargli la gola. E prima di morire mi direbbe pure "lo hai fatto per il mio bene, grazie".

No, grazie a te.

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