E dopo la pubblicità ci collegheremo con la nostra inviata per gli aggiornamenti su “sbrodolo” il coccodrillo brontolone

C’è una cosa che veramente non ho mai capito: perchè la gente che parla di vino o cibo ha un lavoro. E soprattutto perchè questa categoria insulsa di persone deve occupare spazi rilevanti in giornali, telegiornali o meritare addirittura programmi dedicati interamente all’argomento.

Perchè?

Cosa c’è di così importante in un tizio che decide se qualcosa è, secondo la sua personalissima e irrilevante scala elitista, meritevole di essere ingerito?. Vorrei i numeri di quanti in Italia prendono nota e mettono attivamente in pratica i preziosi consigli di "Gusto" o "Eat Parade". E se il risultato è maggiore di quelli che seguono "I campionati mondiali di bocce" commentati da Pizzul il 12 Agosto faccio seppuku con un righello.

Sembra che l’unico motivo che spieghi la loro esistenza sia la volontà dei direttori e responsabili di dare un tono "sofisticato" al proprio prodotto. Un pò come la mania che hanno i telegiornali di riportare le variazioni alle azioni in borsa alle 8 di sera, 12 ore dopo la chiusura di tutte le borse del globo.

A quante migliaia di persone può interessare se "Tiscali" è scesa dello 0,56% oggi? A nessun numero rilevante, ma fa figo dirlo. E anche a quelli che interessa veramente , tipo broker o investitori occasionali, qualcuno crede veramente che si siedono ad aspettare che finisca il servizio di Studio Aperto su "Ciappy: il cane che ha ritrovato la strada di casa dalla Romania aiutato da una prostituta dal cuore d’oro e da una apparizione di Giovanni Paolo II" per sentire l’aggiornamento del "NASDAQ"? No, perchè hanno 200 gadget sottocutanei che li avvertono in tempo reale bestemmiando Allah se le loro stock si abbassano o alzano di qualche punto.

E’ semplicemente un modo di sembrare migliori di cio che si è in realtà, andando ovviamente a vuoto ad ogni tentativo.

Ma torniamo all’argomento iniziale. Parlare del vino è una completa perdita di tempo, un argomento di conversazione riservato solo ai più insicuri, pretenziosi coglioni sul pianeta. Chi cazzo se ne frega se dopo esserti versato 10 cl di vino il tuo palato riesce a percepire l’aroma "fruttato" o la "vaniglia" del terreno o gli umori vaginali di una coppia che si è imboscata nel vigneto il febbrario umido del ’74  (e se riesci a discernere veramente tutto ciò devi riconsiderare seriamente le tue priorità nella vita, perchè hai giusto imboccato la discesa che ti porta a Mediocritàlandia, ti si è appena rotto il freno e sei sceso a spingere la macchina. ) Non me ne frega niente. Ci dovrebbero essere due parole per descrivere il vino: "buono" e "cangerogeno" E BASTA. Non c’è alcun bisogno che vi dilunghiate in superflue descrizioni su sapori, aromi e ricordi di quando correvate nei prati da bambini che il vino "evoca" in voi.

E’ alcool, bevetene abbastanza da smettere di sembrare i boriosi nerd snob che siete in modo da diventare approcciabili socialmente e chiudete il becco.

Comments are closed.