Da oggi siamo tutti più soli

“Una persona coraggiosa”, “senza padroni”, “un esempio di libertà” “anticonformista” questi sono i primi pensieri che ci sono balenati nella mente dopo il comunicato piombato come un fulmine a ciel sereno ieri mattina in redazione. Alle 9:00 ora italiana tutte le agenzie stampa hanno riportato la notizia della morte di Osama Bin Laden. La sua malattia non era un mistero per nessuno, non aveva paura di affrontarla, ma anzi come segno di sfida e di disprezzo l’aveva soprannominata “l’Infedele”. Nonostante questo il tifo, un male vigliacco e delibitante lo ha costretto sempre più a passare tempo lontano da telecamere e giornalisti, recluso oramai nella sua caverna in Pakistan.

Qualche sciacallo che si nasconde tra i numerosi nemici che ha guadagnato nella sua lunga carriera ora potrebbe esultare. Osama non aveva ne padri ne padroni, e questo gli schiavi del conformismo, l’esercito del “signorsì” non glielo hanno mai perdonato. Negli anni ’70 e ’80 venne addestrato dalla CIA per colpire i russi invasori in Afghanistan scongiurando il dilagare della minaccia comunista paventata dal governo Americano. La sua azione di guerriglia fu un successo, e per oltre 20 anni rimase nell’ombra. Tutto mutò dopo i tragici fatti dell’11 Settembre, i più controversi della sua vita. In un mondo di gente servile dalla testa bassa, quando la maggior parte delle persone preferisce rimanere in silenzio o peggio, rifiugiarsi nel “politicamenre corretto”  Osama alzava la testa. E poi lanciava 5 aerei contro Twin Towers e Pentagono.

Ma lui non era solo questo. Osama ero un uomo schivo, ricercato e pacato nei suoi gesti, ma se riuscivi a penetrare nel cerchio magico della sua confidenza potevi incontrare una persona tenera, dolce e affettuosa con la gente che gli stava più vicino. Ok, tranne se eri ebreo, ma in Afghanistan ce ne è 1 solo e abita fuori mano e poi ha il dvd rotto.

Certo non sempre le sue azioni erano condivisibili, ma bisogna dargli atto che aveva il coraggio di farle. Quando tutti annuiscono in ginocchio, lui preferiva gesticolare un “NO” con il dito. E poi lo usava per schiacciare un bottone per fare saltare in aria una ambasciata. Quando gli altri terroristi moderni si accontentano di autobus lui volge lo sguardo in alto per dire “tirate giù anche quegli undici”.Lui faceva parte dei Milosevic, dei Ceausescu che poco a poco stanno scomparendo davanti ai nostri occhi, lasciando vuoti per i loro colleghi più giovani incolmabili. Per tutto questo:

Grazie, OSAMA.

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