Serbo Rancore: l’intervista a Damir

Damir è una figura oscura che si aggira nella scena musicale italiana da tempi immemori. Tutti lo conoscono, ma nessuno lo conosce. E’ insieme il Licio Gelli e Paris Hilton della scena underground italiana. Damir è un villain anni ’70, è il “The Man” onnipotente da blaixpoitation vestito con un maglione a collo alto a rombi che accarezza il proprio gatto persiano mentre non viene mai ripreso in viso e decide i destini del mondo. E’ stato il primo vero nemico della Tripla H e vanta numerosi tentativi di dissing da parte dei più prestigiosi mc italiani. E uso “prestigiosi” qui come uso “eterosessuali” per descrivere i partecipanti del gaypride. Damir ha messo le sue mani un pò ovunque, infatti se fossi in voi ruberei un suo capello e lo userei per fare un test del dna per essere sicuri che non si tratti di vostro padre. Altri dettagli che si conoscono su Damir? Porta il 50 di scarpe, e ragazze sappiamo tutte cosa significa questo vero? Ha un enorme calzino.

Chi è veramente Damir? Questa intervista cerca di scoprirlo.

Damir, le persone con cui ho parlato che ti conoscono personalmente ti descrivono come una via  mezzo fra Licio Gelli e Paris Hilton della scena underground italiana. Come rispondi a questo?

Ode a Violetta Beauregarde che mi ha donato il soprannome di “SISDE” (il rammarico è quello di non essere a libro paga di Tronchetti Provera). Ci sono alcune differenze rispetto a quanto affermi tu e le persone con cui hai parlato, per altro: Licio Gelli tramava per rovesciare l’ordine costituito; io, più democristianamente, non lo voglio cambiare – è troppo divertente così com’è, dall’hip hop all’indie rock passando per tutti i campi intermedi. Paris Hilton invece scopava molto con un sacco di decerebrati teste di cazzo; le mie ex ed attuali fiamme sono al contrario tutte persone degne di stima, in alcuni casi altissima.

Così, giusto per puntualizzare.

Con inappuntabile eleganza.

Come si fa e quali sono le doti richieste per diventare un giornalista musicale, oltre ad aver descritto almeno una volta le proprie scarpe un “kaleidoscopio di stringhe”?

Si vede che non sei un giornalista. Si vede anche che non conosci i giornalisti: pur essendo una categoria di mentecatti parassiti pretenziosi, me per primo, non scriverebbero mai “kaleidoscopio” con la k: i crampi fulminanti alle dita li storpierebbero a vita. Così, per la precisione. Con amabile eleganza.

Facevi parte della storica rivista “AL”, inspiegabilmente detestata da un cumulo di friggipatatine di McDonald quando usciva in edicola. Dopo la chiusura di AL qualcuno della redazione disse “ve ne pentirete”. Non credi che “Groove” e “DB Mag” siano una punizione esagerata?

Ti sei dimenticato di Basement: non si fa, non è corretto! Vuoi creare delle faide.

Tuo padre è croato, mentre tua madre è serba. Due etnie simili, in continua lotta tra di loro per motivi futili che non hanno mai portato a niente di positivo e che anzi alla fine ha sempre condannato entrambe a rimanere invisibli al resto del mondo. Quanto ti è servita questa esperienza per la scena hip hop italiana?

E’ il motivo per cui, molti anni fa, un sedicente anonimo (ma credo di sapere bene di chi si tratta, amico capitolino se leggi Hatingline eccoti i miei saluti, del resto io sono il SISDE) mi venne in IRC in query e mi scrisse “Non ne sai un cazzo di hip hop, eppure mi sa che sei quello che ha capito meglio di tutti gli altri l’andazzo di certe cose, il senso dell’hip hop in Italia e il perché dei comportamenti di chi fa parte della scena”.

Sono molto affezionato a questo complimento. Miopia, arroganza, tragica mancanza di senso della realtà: sì, Franjo (Tudjman) e Slobodan (Milosevic) aiutano a far capire il senso delle disfide rappuse qua dalle nostre parti.
Naturalmente aggiungendo a loro un po’ pezzi di Lino Toffolo ed estratti di Alvaro Vitali, più una robusta dose dell’Enzo Braschi paninaro e un pizzico di Nicheli. Fermo restando il fatto che, contemporaneamente, la scena hip hop italiana e l’hip hop di per sé, con tutti i suo feroci difetti, hanno prodotto musica e cultura di grande intensità ed importanza. Sarò socialdemocratico all’eccesso, ma trovo che non è che un aspetto escluda l’altro.

Usa un aggettivo per descrivere la scena Hip Hop italiana attuale che non sia già stato usato a proposito del bombardamento Israeliano in Libano.

Anabolizzata. Stiamo a vedere quando nel mainstream smetteranno di baloccarsi con l’hip hop italiano come modo per far vedere che, ehi, ci stanno dentro un cifro, rega. Tra qualche mese, massimo un anno, sarà così.

Le opinioni su DJ Gruff sono altalenanti, c’è chi lo descrive come un maniaco che è rimasto mentalmente bloccato nel 1996 che si eccita a comandare cosa la gente deve ascoltare e fare e chi come un pazzo egocentrico innamorato della propria voce e delle persone che fanno i ruffiani con lui perchè ha partecipato ad un disco che ha smesso di essere rilevante 15 anni fa e una volta Afrika Bambaataa ha mangiato una patatina dal suo vassoio al Burghy (RIP). Io personalmente credo, come sempre in questi casi, che la verità stia nel mezzo. Tu che invece lo hai conosciuto bene dicci cosa ne pensi e racconta magari qualche aneddoto legato a lui.

Gli aneddoti non vanno raccontati sul web, ma in simpatica convivialità,magari anche con lo stesso Gruff presente. Il quale Gruff incontrato dal vivo è infatti una persona amabilissima; ma al di là di questo (che comunque è importante), trovo che lui sia un essere umano dal talento cristallino e di una purezza assoluta.

Così assoluta da essere fragile, che cioè va molto facilmente in crash e si fa trascinare dal gusto delle parole (mettendosi a sfornare invettive via rap e via web), ma in questo caso non bisogna prendersela troppo, così come si fa infinocchiare dai ruffiani che citavi anche tu. Ecco: caro Gruff, valgo molto più io che sono uno sfigato che non capisce una minchia di hip hop, che un sacco di (supposti) superpotenziati che ti hanno salivato in abbondanza nell’orifizio anale in tutti questi anni. E tu, in fondo, lo sai.

Sapendolo, vai in crash. E andando in crash,cominci a menare colpi verbali all’impazzata e ad accogliere solo i ruffiani. E il cerchio si chiude, creando uno sfortunato loop. Nota per i lettori: dopo questa risposta, e dopo l’altra che leggerete qui sotto, come un prevedibile cane di Pavlov il Gruff più triste, quello seduto di fronte ad un monitor o intento a farsi avvolgere dal gusto dell’invettiva, almeno qualche dissing me lo lancerà. E io me lo godrò, perché i dissing di Gruff sono spesso errati dal punto di vista del contenuto, ma spassosi e creativi dal punto di vista della forma.

Non come Bassi Maestro, che mi fa i dissing in una strofa scrausa come flow e che usa le rime in -are o -ire. A proposito, approfitto della tribuna di Hatingline: perché Bassi Maestro nella canzone “S.I.C.” ha voluto dissarmi, dedicandomi interamente la terza strofa? Lo sfido pubblicamente a dirlo, dato che di persona (per cordardia?, per idiozia?) non ha mai avuto la forza di spiegarmelo, non ci ha nemmeno provato (sibilando al massimo, con atteggiamento gangsta che addosso a lui purtroppo non è molto credibile, “Lo sai bene, coglione”). Io tutt’ora continuo a non averlo chiaro. Ho delle ipotesi, ma appunto sono solo ipotesi.

Il Mucchio Selvaggio si propone di “Parlare della musica buona realizzata da grandi artisti che il pubblico trascura ingiustamente”.Volevo chiederti questo: quando comincerete a farlo?

Il giornale va ancora sufficientemente bene per non dover cominciare a farlo.


Perché la gente usa i generi musicali per darsi un tono? Accade principalmente nei generi di nicchia, come “hip hop”, “punk” i vari sottogeneri “indie” e così via. L’idea di questa gente è usarli per “distinguersi dalla massa”, ma  ironicamente si trasformano nello stesso  cumolo insopportabile di conformismo e chiusura mentale da cui vogliono fuggire. Sembra che le persone siano più interessate allo stile di vita associato piuttosto che alla musica stessa. Spesso generi interessanti sono rovinati dal fatto che attirano gente che non vorresti investire di notte a tutta velocità solo perché consideri il tuo paraurti più intellettualmente stimolante di loro. C’è un rimedio? Con chi me la devo prendere?

Sarà sempre così. Non te la puoi prendere con nessuno. Se te la prendi con qualcuno, in maniera menosa, rancorosa, recriminatoria, diventi come uno di loro.

Ho notato tue recensioni sempre positive  per gli artisti della Riotmaker, l’etichetta indipendente di musica elettronica di Udine. Nonostante le diffuse critiche favorevoli i loro cd sono poi snobbati dal grande pubblico, credi che ciò sia dovuto alla chiusura mentale della società, troppo presa ad ascoltare solo quello che propone MTV e le radio mainstream o il fatto che siano cagate derivative warp e suoni clonati da generi morti 10 anni fa privi di personalità e inventiva centri qualcosa?

Che Pasta sia un astutissimo pierre che, fosse nato a Milano e non a Udine o fosse un minimo più disonesto intellettualmente, lavorerebbe già agli uffici stampa degli eventi di qualche marca very streetfashion d’abbigliamento, questo è vero. Tuttavia, scusa, guardati attorno: in mezzo a mille miliardi
di gruppi indie rock o rock o punk o ska, tutta la faccenduola Riotmaker piaccia o no ha spunti originali. Ed è già un merito. Se corri i 100 metri in 14 secondi su una pista di tartan perfettamente curata e spesso
utilizzata è un conto, se lo fai su un campo di fango mai percorso prima è un altro. A me irritano ben di più i convertiti dell’indie rock, quelli che sputavano sull’elettronica nella prima metà degli anni ’90 mentre poi
all’improvviso, sentendo con dieci anni di ritardo Aphex Twin, si sono messi fare insipida indietronica pensando di aver creato una genialata. La Riotmaker ha background, idee e prospettive più nobili e oneste. Il problema è che spesso è recensita dai convertiti dell’indie rock, che con l’entusiasmo dei neofiti esagerano con gli aggettivi e ne gonfiano eccessivamente i meriti.

Sei amico di lunga data di Isabella Santacroce, l’ho vista per caso in un programma di Andrea Pezzi e volevo tirare pugni alla televisione. E per la prima volta non erano per colpire Pezzi. Tu che la conosci bene mi puoi spiegare esattamente cosa mi perdo a non leggere alcuno dei suoi libri e ad isolare socialmente chi lo fa?

I “santacrocismi” li soppporto a fatica anche io. Lo stuolo di adoratori della Santacroce, quelli che provano a scrivere come lei e – lo credono loro – a pensare come lei, sono per me decisamente fastidiosi. Ne ho conosciuti.

Isabella sa tirare fuori, se decidi di abbandonarti al suo modo di scrivere, il lato emotivo che è in te; in alcune persone, il lato emotivo è solo una morbosa voglia di assomigliare al proprio idolo, e quindi di cannibalizzarlo. “Eva Vs. Eva” in versione web-nerdista… niente di nuovo sotto il sole. Non fa per me. Tant’è che non ho problemi con chi dice che la Santacroce fa cagare ed è una cretina; non ho problemi perché capisco che la sua scrittura possa non piacere niente, e perché se non capiscono che Isabella è comunque una persona che ragiona di cuore e onestà e non di convenienza – quindi una bellissima persona – peggio per loro.

Hai collaborato ad un famoso festival di musica elettronica sponsorizzato dalla Red Bull. in un mio vecchio post dedicato alla nota bevanda scrissi “Twingo verde pisello del 1996” e “l’ingrediente segreto” di Red Bull è 1/4 di sciroppo per la tosse e 3/4 succo di ippopotami morti arenati a riva.”, credi che mi sia lasciato andare, esacerbando i toni dato che la Renault introdusse il verde pisello nel 1994?

Intanto il fondatore supremo della Red Bull ha messo sotto contratto Trapattoni per farlo allenare in Austria e a New York ha direttamente comprato una squadra di calcio (yeah, soccer), dimostrando così di essere
l’ultimo grande dadaista vivente: chapeau.

E’ vero che le ragazze di Paura prima di limonare con lui controllano se DJ Gruff si è lavato il culo?

Spero solo che i NAS controllino bene: il rischio è che i merluzzi di Paura abbiano addosso tracce dello sperma di Gruff. Non sarebbe piacevole, per i poveri consumatori.

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