La persistenza della memoria

Entro da FNAC. Mi dirigo verso i cofanetti di dvd, di fianco a me un tizio è dedito a provare la Playstation 3. All’improvviso qualcuno mi tocca sulla spalla e sento una voce insistente e fastidiosa.

– Scusa, scusa, scusa

Mi tolgo una cuffia.

– Eh?
– Scusa, puoi dirmi che ora sono?

E sorrido. Non capisco perchè, ma inevitabilmente in mezzo a 3000 persone, devono chiedere l’ora sempre al sottoscritto. Ovunque io vada prima o poi mi capita. Anche a NY mi succedeva. Fisionomia? C’è chi ha un viso che esprime forza di volontà, intelligenza, tenacia… io devo averne una che comunica  "chiedetemi stupide e superflue informazioni a cui trovereste risposta se solo alzaste lo sguardo di 45° verso uno degli 800.000 orologi digitali appesi ovunque". Ma io ruoto  il polso e rispondo.

– Le 5 e 3.

Faccio per rimettere la cuffia.

– Scusa, scusa
– eh?
– Mi puoi dire, uh, quanto ci vuole per le 6?

Cerco disperatamente il ghigno nella parte laterale della bocca che rivela che – si – è solo un’affermazione ironica. ‘Ha-ha, Una battuta!’ Niente. Lo guardo negli occhi per capire se sta cercando di prendermi per il culo. Niente. Solo un abisso imperscrutabile ed inespressivo. Un abisso ottuso che cercava una risposta. Poi ho distolto lo sguardo perchè temevo che Nietzsche avesse ragione.

– 57 minuti?

Sguardo assente.

– 1 ora?
– Ah, grazie.

E riprende a giocare con la Playstation 3.  Si vede che le persone intelligenti hanno già comprato la Wii.

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