lettera aperta al bambino che suona il flauto nell’appartamento di fianco al mio

Caro bambino che suona il flauto nell’appartamento di fianco al mio,

Qual è il tuo problema? Secondo Jean Piaget l’intelligenza di una persona si manifesta attraverso i processi di “assimilazione” e “accomodamento” nei primi mesi di vita e, successivamente, il resto dell’infanzia. Per esempio succhiare il dito, il bimbo appena nato lo trova casualmente piacevole e ripete così l’azione per lunghi periodi. O il sonaglio, perchè il suono lo diverte. Durante il primo anno impara, dopo aver lanciato oggetti, a comprendere la consistenza delle cose. Prima di questo ciò che il bambino non vede, non esiste.

Vorrei sapere questo, curioso frugoletto, tra “succhiare il dito” e “lanciare oggetti per comprenderne la consistenza” hai per caso subito un accelerato e approfondito corso su “suonare un flauto dalle 18 alle 21 giornalmente e, per ricreazione, ogni volta che torno a casa e sto cercando di leggere qualcosa o vedere un film”? Perchè se è così voglio incontrare i responsabili e stringere loro la mano per complimentarmi del lavoro svolto, e per “stringere la mano” intendo tagliare loro la gola mentre mi detergo con il loro sangue arterioso.

Ma ho qualche sospetto su chi potrebbe essere.

L’altro giorno ho visto qualcuno di inaffidabile, dal dubbio gusto, rumoroso e con una scarsa igiene personale (che per brevità da ora in poi chiamerò “tua madre”) aggirarsi vicino al portone di casa tua. Aveva in mano un corso in dvd di flauto, o forse era un libro? Non lo so, a quel punto ero impegnato a maledire le mine cluster difettose rimaste inesplose. Ho parlato solo una volta con “tua madre”, e mi ha guardato come un cane a cui hai appena fatto sparire la pallina da tennis che avevi in mano. E le avevo chiesto “è passato il camion della spazzatura?”

E tuo padre? Se è veramente lui. La tua paternità sarà stata decisa da un lancio della monetina, come i mondiali del ‘38.

Ma questo è niente.

Il suono del tuo flauto è un telethon instoppabile di fischi e ultrasuoni che non credevo riproducibili da esseri umani. Le uniche volte che viene interrotto è quando le grida di tua madre sovrastano le “note” prodotte dalle tue pacioccose dita sporche di nutella e fallimento. Tipo l’altra sera, ore 22. La tua splendida esecuzione – il 27 marzo – di “Bianco Natale” strozzata a metà all’improvviso . O meglio, tuo padre strozzava tua madre e lei piegata a metà chiedeva aiuto, e ti sei fermato all’improvviso. Haha, scusa, mi sono confuso! ;) Quando finalmente la Battaglia delle Termopili nel salotto si è conclusa hanno sintonizzato la tv su un documentario su Nassirya e i rapiti in Iraq. Non pensavo che una base ONU fatta saltare in aria da 2 camion con 500 kg di tritolo guidati da 2 kamikaze di Al Quaida potesse essere così rilassante, ma almeno non dovevo sentire Antonio Martino che urlava “sei solo una troia inutile!” mentre Zarqawi gli tirava le mutande fuori dal balcone e spaccava piatti. Riuscii finalmente a prendere sonno durante l’esecuzione di Fabrizio Quattrocchi.

Sei entrato nella mia testa, piccolo donatore di cornea che cammina. No, non fraintendere, non intendo in quel senso. Anche se prego ogni notte la madonna negra del Guadalupe che qualcuno lo faccia.

E non credere che non capisca la tua situazione, me lo ricordo quando toccava a me suonare quel maledetto flauto. Quanto detestavo l’ora di musica. “Suona la quinta pagina” “no, hai sbagliato, metti la dita così e così per tenere il La” Non è che non mi applicassi, il problema risiedeva nello strumento. Era diventato una specie di superliquidator, solo che invece dell’acqua lanciava fiotti di saliva e terrore. Il do e il re erano otturati da qualche generazione stratificata di gomma pane e tempera di matite.

L’interno, dal giallo canarino originale, era diventato una verde foresta equatoriale, tipo quelle con i ragni pelosi che ti pungono imbracciando fucili da caccia. Non ho mai avuto il tempo per dimostrarlo, ma apparentemente il contatto fra i liquidi prodotti dalla mia bocca pre-adolescenziale e i flauti dolci scolastici crea forme di vita simili alle staminali. Pensa un po’, contenitore di crostatine, se fossi entrato al conservatorio a quest’ora avrei potuto curare il cancro al seno e Red Ronnie.

La gente si meraviglia delle mentos + diet coke. Heh.

Ad ogni di “Fra’ Martino Campanaro” era un facial di liquidi corporali e trucioli che si riversava colando sui capelli di Laura, la compagna del banco davanti.

Poi un giorno si stufò e si lamentò con la maestra. Nota sul registro. Poco più tardi Laura tornò a casa sua e mentre stava per prendere l’ascensore – BOOM – vide ancora un flauto — di pelle questa volta e dell’esibizionista locale jackbauerato nel sottoscala. Dopo 2 settimane chiusa in casa tornò a scuola, ma non riusciva più a guardare negli occhi le persone quando rivolgeva loro la parola e aveva paura di rimanere sola. Grazie Buddha!

Seriamente, quel tizio era il mio eroe. Incominciò nel silenzio generale, ignorato e denigrato, e piano piano lasciò una impressione indelebile nelle mente di tutti — e 15 anni di terapia a una dozzina di bambini. Credo che il Mahatma Ghandi abbia iniziato così.

Che fine avrà fatto poi? Non è neanche stato mai preso. Ah non importa, ovunque tu sia non mollare mai il tuo blog di Toqueville!

E non farmi parlare dello scovolino usato per ripulire l’interno del flauto.

Ti ricordi l’aviaria, esperimento fallito con le scarpe luminose? Un giorno dovevamo morire tutti per gli starnuti di un pollo e quello dopo si è tornati a preoccuparci di quale tipa del GF si scopava Scamarcio. Lo scovolino no. Un bastone della morte fiammeggiante di secrezioni imprecisate combinate con generazioni di microbi sopravvissuti, nel sottoscala di casa mia, al microclima di benzina e bestemmie del bar di fronte. Un giorno potrebbe venire liberato dalla sua prigione di piombo e Master System II per far tornare la tranquillità nella mia via. Chiunque l’abbia mai visto in azione non se lo è mai dimenticato. E’ il “oh, guarda che figa quella!” indirizzato a qualcosa che ritenevi scopabile ma che, appena sorpassata, il pulman della tua quinta superiore di ritorno dalla gita a Praga vede essere un travone: ti perseguita angosciandoti per il resto della tua vita adulta.

Non fottere con lo scovolino, bambino di merda.

Ci vediamo nel Valhalla,

bucknasty

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