Come Smettere di Farsi Odiare

Oh, il mondo ti odia. Piccolo. Invece di accartocciarti in un angolo buio della tua stanza monocolore asciugandoti le lacrime con le tue mani strette a pugno potresti reagire. Fare qualcosa. Ci sono probabilmente molti metodi che non hai ancora utilizzato per convincere le persone che hai intorno a non insultarti quando ti hanno davanti, ma di farlo dietro alle tue spalle come tutte le altre che ti vogliono bene. E’ inutile che tratteggi con la mente piani di vendetta da strage scolastica americana, è più semplice di quanto tu possa immaginare.

Subisci un Trauma

Non conosco esattamente le cause mediche al principio di un trauma ma, stando al numero di casi riportati, è quando compri un ovetto Kinder e la sorpresa non è la stessa che appare sulla confezione. Puoi essere il più grosso stronzo apparso su questa terra, ma se da bambino non ti hanno comprato la Playstation come ai tuoi amichetti allora è ok, puoi pure picchiare la tua ragazza. Hai subito un trauma, non è colpa tua!

Ammalati

Il modo più semplice e veloce per smettere di farsi odiare definitivamente è quello di contrarre una malattia. Non una qualsiasi, ma neanche una impossibilmente rara e senza chance di sconfiggerla.
Una di quelle mortali, ma superabili, se credi veramente tanto in te stesso con tutte le tue forze, in un modo tale da dare speranza a qualche milione di persone curve sopra qualche scrivania o ferme a pompare benzina sulla A-qualcosa che la vita non è altro che una lunga serie di salite che possono essere superate se solo ti sforzi di pedalare velocemente, e non un enorme buco nero che succhia via poco a poco, in modo costante, tutto ciò che ami e la gioia nella tua esistenza.

Se sei fortunato ti può capitare uno di quei tumori benigni ormai facilmente operabili al 90%. Sei mesi di sopportabili sofferenze e cappelli in testa e il resto della vita speso in pacche sulle spalle e discorsi su quanto avere fiducia in se stessi sia determinante per la propria felicità e successo. Ne vale la pena anche se nessuno ti odia in effetti, dopo che hai sconfitto un tumore ogni cosa ti sarà concessa e potrai dire qualsiasi cazzata tu possa pensare senza che qualcuno trovi mai il coraggio di ribattere.

Qualcuno crederà pure che non avevi paura di morire.

Prendiamo per esempio il ciclismo: Lance Armstrong ha vinto 7 Tour de France consecutivi subito dopo aver battuto un cancro ai testicoli. Prima, un anonimo e mediocre corridore destinato ad una carriera opaca, poi il cancro. Il momentaneo ritiro dalle corse, l’asportazione di un testicolo e il ritorno acclamato da tutti. Come ha fatto a diventare il ciclista più vincente di tutti i tempi dopo aver battuto una malattia così debilitante, e nonostante prima sembrasse privo di talento?

La favola raccontata e ripetuta ossessionatamente è che puoi battere il cancro, ed implicitamente qualsiasi altra cosa. La vita non finisce qui! Ce la puoi fare! Ed avere successo nello sport più faticoso del mondo! Tieni il braccialetto giallo!

In realtà il nome di Armstrong è continuamente apparso in mezzo alle liste di dottori e cliniche coinvolte nel doping più massiccio, ma nessuno è mai riuscito a provare chiaramente il suo coinvolgimento.
Questa è una cosa che viene riportata raramente ma è vera: uno dei pochi aspetti positivi del regime di medicinali che ti viene somministrato dopo l’operazione scherma completamente qualsiasi doping tu prenda. Magari qualcuno rende positivo un test di qualche sostanza dopante, ma hey, anche il farmaco che devi prendere perchè ti hanno asportato un pezzo del tuo corpo marcio fa reagire il test in quel modo. Quindi deve essere per forza quello.

Ma tutto ciò è irrilevante. Armstrong avrebbe potuto pure iniettarsi nel bulbo oculare in diretta durante il capodanno del 2000 un libro sul revisionismo dell’olocausto e la gente avrebbe scritto poesie in suo onore sull’asfalto bollente dei Pirenei dopo averli scalati partendo alle 4 di mattina. Lance Armstrong ha avuto il cancro! E lo ha sconfitto. E questo importa.

La conferma di tutto questo può essere riscontrata osservando le reazioni suscitate da altri ciclisti in situazioni simili. Per esempio Ivan Basso. Basso ha commesso l’errore più grande che uno sportivo e un ciclista del suo livello potesse fare: ha fatto ricordare a chi segue questo sport quanto sia mediocre. Il problema non è tanto che facesse uso di doping, ma che abbia fatto il mortale errore di ammetterlo. Credere nel ciclismo, in fondo, è come credere che la puttana che ti sei fatto abbia veramente orgasmato grazie a te: fa bene convincerti che il tempo dedicato a qualcosa senza onore abbia una minima importanza per qualcun’altro.

Ammettendo il trucco Basso ha rovinato tutto questo. Ha rotto l’incantesimo che permette a milioni di persone di dimenticare che di Lance Armstrong, un sopravvissuto al cancro e vincitore di 7 Tour de France consecutivi ce n’è solo uno, e di pompe di benzina milioni.

Ma c’è un modo per Basso di rimediare.

Muori.

L’unico modo di riabilitarsi agli occhi del popolo in questo caso è diventare una tragedia. Le tragedie servono a ricordare il pericolo di non seguire la retta via.

Essendo un paese cattolico riusciamo solo a razionalizzare a comprendere due diverse situazioni nella vita: la parabola Giusta e Vincente o quella del Male Pentito. Non esiste il concetto di qualcuno che abbia fatto qualcosa di male per un proprio tornaconto personale. Suona bene sulla carta, fa quasi buddhista: “Noi non crediamo nel Male! Tutto può essere Bene se solo lo vuoi!” ma nella pratica è un disastro. Nessuno nel nostro paese ha colpa per quello che fa. Nessuno ha alcuna responsabilità delle proprie azioni. Tutto può essere perdonato. Ai TG, dopo che ti stuprano e uccidono l’unica figlia, la prima cosa che ti dicono non è “Come farà a continuare dopo questa tragedia?” ma “Riuscirà a perdonarlo?”. Puoi aver falsificato campionati, rubato miliardi, avere collusioni con la mafia o terroristi vari di qualsiasi schieramento ideologico e ci sarà sempre una rincorsa generale per essere i primi a dire “Ti capisco”, “Non è così grave”, “Ognuno commette degli errori” “Ognuno ha una seconda chance”, “Si può sempre cambiare”.

No, nessuno può cambiare. Mettetevelo in testa. La gente può aumentare di età quanto volete, e si comporterà nello stesso identico modo di 10 anni prima, ma penserà che, dato che è stata mollata da qualche turista tedesco a Riccione o vomitato ai bordi di un marciapiede di un Irish Pub, abbia acquisito “esperienza” e riesca così a capire meglio le “situazioni della vita”. La realtà è che se eri uno stupido superficiale a 15 anni lo sarai anche a 35. L’unica cosa che aumenta con l’età sono i tuoi pregi o i difetti. Non ti metti a teorizzare di fisica quantistica se hai studiato solo su “Focus”.

E tutto questo ti può capitare restando vivo. Se la tua situazione è proprio senza speranze puoi sempre morire. Non c’è miglior modo di sentir parlare bene di una persona come dopo la sua morte. Conoscevo un tizio veramente infame, del tipo che per sport massacrava gli extracomunitari con un bastone di ferro 5 contro uno. Uno di quelli, insomma, che vivono sulle strade e votano per la famiglia.

Certo, sarebbe stato divertente osservare la sua discesa nell’alcolismo e negli antidepressivi, ma ha dovuto essere stronzo fino alla fine togliendomi lo svago, e si è posterizzato con la sua RX8 contro un palo.

E il mondo, quel giorno, ha corretto la sua rotazione diventando leggermente migliore.

Ma non per gli abitanti che lo conoscevano o i giornali, a leggere gli articoli sulla sua morte sembrava che passasse le giornate a far attraversare le vecchine al semaforo, salvare i gatti dagli alberi e, per riempire il tempo libero, a cercare una cura per il cancro. Nessuna menzione – stranamente – dei pestaggi, tra cui qualche ragazza, e le varie accuse di stupro. E vabbè, per fortuna che si può sempre contare sulla forza di gravità.

La rappresentazione perfetta definitiva di tutti questi passaggi è Pantani.

Era il “ciclista sfortunato”, continuamente fermato da incidenti ed operazioni, ma è ritornato vincente ai massimi livelli esaltando l’italiano medio; è stato quindi trovato a fare uso di doping, squalificato, denigrato, allontanato e insultato da tutti fino al giorno della sua redenzione. Quando “è morto per colpa della droga” facendoci tutti sentire meglio con noi stessi e diventando l’unico vero tipo di persona in grado di raggiungere la santità nella nostra società. Il tipo che riceve applausi commossi dallo studio di un varietà domenicale alla sola menzione del suo nome.

Hai del lavoro da fare, Basso.

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