9maggio2007
recensioniNine Inch Nails – Year Zero
Come è stato inventato l’industrial? Le grandi scoperte della scienza sono state spesso il risultato di errori o eventi casuali. Tipo la mela di Newton. O il sesso con una donna per George Micheal . L’Industrial deve essere nato nella pausa per pulire la pallina del mouse durante una partita a Civilization. E con la domanda “Come posso ricreare questa eccitazione con la MUSICA?”
La risposta è stata la carriera di Trent Reznor.
Ora i puristi del genere in questo momento staranno urlando che in realtà il genere esiste da ben prima dei Nine Inch Nails, ma sono puristi del’industrial, quindi chi cazzo se ne fotte di quello che pensano.
La realtà è che prima di “The Downward Spiral” uscito nel 1994 a nessuno importava dell’industrial. E non conta quante mediocri imitazioni di band simili sono fiorite o quanti album i NIN hanno sfornato da allora, a nessuno è più interessato. Perchè quindi continuare? Hai avuto un discreto successo negli anni ‘90, Johnny Cash ha fatto una cover immortale di un tuo pezzo, non era forse l’ora di ritirarsi? Di appendere la cera bollente da versarsi sui capezzoli al chiodo? No, Trent Reznor aveva ancora della sensibilità sul petto rimasta per realizzare questo “Year Zero”.
E allora via con il susseguirsi di tracce come “The Greater Good” e “In This Twilight” dove Reznor sussurra lentamente sopra una base ripetitiva punteggiata da distorsioni e note di pianoforte versi struggenti come:
Breathe… us in
Breathe… slowly
Breathe… us in
Slowly…
I fan dei NIN razionalizzeranno tutto questo con le parole “ipnotico”, “claustrofobico” e “sperimentale”. Il che mi sembra corretto, io razionalizzo il fatto che ascoltino ancora i NIN nel 2007 con la parola “idioti”.
Tra l’altro, non so se avete notato poi la straordinaria somiglianza fisica fra Trent Reznor e Manuel Agnelli. Non capisco se è involontaria o un prodotto naturale della spropositata ed ingiustificata opinione favorevole che hanno di loro stessi. Sembra quasi che dopo che raggiungi un certo livello di successo nell’ambiente alternativo tu ti debba dipingere le unghie di nero e credere che ogni parola pronunciata abbia il valore di un componimento di Alexander Pope ritrovato.
Con questo disco Trent Reznor ha composto, e ricordo essere già autore di quella di Quake, la colonna sonora perfetta per le inevitabili scene nei club sadomaso dei film polizieschi di Michael Bay. Quelli dove i protagonisti sono etnicamente all’opposto e “non seguono le regole!”, e durante l’indagine nel mondo depravato dell’antagonista sopra le righe di turno finiscono in un club S&M. All’inizio sembra una normale discoteca: c’è un barman pelato, ci sono delle donnine che parlano tra di loro, ma ecco che – BOOOM – all’improvviso parte una traccia di “Year Zero” e la gente si mette a ballare al rallentatore, al barman spuntano piercing ovunque e le donnine di cui sopra si leccano a vicenda e capiamo tutti che si tratta di un luogo “estremo”. Di solito questa segue la scena dove i due poliziotti si ritrovano nella stessa auto e si cambiano la stazione radio a vicenda per mettere la propria musica dimostrando così quanto siano “diversi”.
Congratulazioni Trent Reznor, sei diventato un clichè.
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22 Commenti
Solla ha scritto il:
9 maggio 2007 alle 18:21.
Francamente una delle notizie migliori che ho ricevuto nel 2003 è stata la morte di Johnny Cash.
Non ho mai capito perchè non aprisse la bocca per cantare/parlare.
Non ho mai capito fondamentalmente perchè fosse in giro.
Non ho mai capito che cazzo avesse da lamentarsi.
Però almeno era qualcosa. Costruito e insopportabile ma qualcosa.
Qualcosa ha lasciato, non a me, ma qualcosa ha lasciato.
Trent Reznor, a parte il nome da Guida Intergalattica non ha niente di buono.
Non lascerà nulla a nessuno e se lo lascerà sarà mia cura buttarlo via.
reiser ha scritto il:
9 maggio 2007 alle 19:33.
No. Ha GIA’ lasciato qualcosa di buono: un giro di chitarra poi campionato dalla Westside Connection.
Una macchia sul curriculum che priverebbe di qualsiasi autocompiacimento para-artistico perfino Dalì, e che per un menoso di professione come Reznor sta come il prendere nerchia per Maria Goretti
Quanto a Michael Bay, odiarlo per tutto ciò che prescinde dalla fotografia è un dovere sociale. Senz’altro. Va detto però che Roland Emmerich non lo batte nessuno, e che tra le cose ad alto budget è uno degli sfornaminchiate più puntuali di Hollywood.
reiser ha scritto il:
9 maggio 2007 alle 19:38.
Dimenticavo: con Emmerich raramente se ride (Godzilla era ‘na palla, e ce ne vuole), con Michael Bay l’umorismo involontario è matematico. Il bacio nei reattori del missilone di Armageddon è indimenticabile, come del resto il machismo da scimmia di Ben Affleck in Pearl Harbor, robe che manco Maschio 100%
zeno ha scritto il:
9 maggio 2007 alle 20:21.
beh i NIN spaccavano. nel 95…
Dottor D. ha scritto il:
9 maggio 2007 alle 20:48.
Emmerich è quel che si dice un onesto mestierante, con l’unica colpa di girare film un po’ grezzi in un’epoca di spettatori spocchiosi e pignoletti. Avesse lavorato negli anni ‘70, sarebbe diventato uno di quei registi di B movies rivalutati da Tarantino.
A proposito:
http://alphaville.splinder.com/1147570137#8050832
Michael Bay è un gigante che col tempo diventerà un classico. E l’umorismo dei suoi film è raramente involontario.
Sempre a proposito:
Arkham ha scritto il:
9 maggio 2007 alle 21:25.
Giuro che non ho capito se è l’album che non ti piace o è Trent Reznor. Oppure l’industrial in generale.
E comunque no, non Michael Bay. Forse ti interesserà sapere che la musica nel trailer di 300 (AAAAAAAAAARGH) è una canzone dei NIN. O forse lo sai già. In entrambi i casi..
Saluti
reiser ha scritto il:
9 maggio 2007 alle 22:07.
Sarai più fortunato di me, suppongo, ma a giudicare da ciò che da tempo riscuote successo al cinema (mi riferisco predominantemente all’Italia) e tra le varie mode delle rivalutazioni un tanto al kilo, tutto posso pensare meno che di essere circondato da una moltitudine di spettatori “spocchiosi e pignoletti”, almeno per come li intendo io. Di mio ho la spocchia, la pignoleria no di certo.
Aggiungo che mentre ho scarsa cognizione di ciò che ha rivalutato Tarantino e che -immagino sia questa la tua critica- è stato rivalutato di conseguenza così alla cazzo, nutro forti dubbi che le opere di Emmerich verranno mai ricordate come chissà che, e questo per una serie di motivi che riassumo in poche parole: scarsa personalità e/o rappresentatività di un genere.
L’involontarietà dell’umorismo di Bay è un dubbio che spesso mi concedo perchè l’idea che abbia potuto girare certe scene consapevolmente tende a deprimermi; poi, al di là di questo può diventare un classico eccome, ma per quello come per altre forme d’arte ritengo che una eventuale bellezza intrinseca c’entri solo in minima parte. Intanto proverò a vedere The Island, che mi è stato detto essere valido e la tua (?) recensione pare confermare, e nell’attesa di aver terminato il download mi viene da obiettare una cosa, apparentemente insignificante ma che mi ha colpito. E cioè che Pearl Harbor di “epico” (nel senso Classico della parola) ha davvero poco, pochissimo. Già solo per il fatto che tradizionalmente il narratore tende a preservare una certa oggettività nei confronti dell’intera vicenda e dei personaggi coinvolti- cosa che Bay assolutamente NON fa in quel film; questo senza contare poi la demonizzazione dell’avversario, l’aura del so’ tutti eroi, altrochè! (i due protagonisti svettano infatti più per la loro l’intimità che per la rilevanza delle loro azioni ai fini della vicenda), l’assoluta mancanza di universalità del racconto eccetera eccetera.
furio ha scritto il:
10 maggio 2007 alle 13:07.
Pearl HArbour è l’unico film che abbia visto (o meglio tentato di vedere) nella mia vita che non sono riuscito a sopportare FISICAMENTE. Dopo meno di un’ora ho dovuto smettere, un’inarrestabile slavina di retorica “amore&guerra” non temperata dalla minima ironia (sinceramente,sfido chiunque a trovarcela) minacciava di seppellirmi per sempre.
pacchiano si, ma allora almeno facce ride. da questo punto di vista 300 è decisamente più apprezzabile, anche se ovviamente il mio vaticino,all’uscita dalla sala, circa l’elezione dello stesso a “riferimento culturale” della destra in età puberale si è presto avverato (proprio ieri ho visto un volantino di Azione universitaria ornato da “virile” guerriero spartano e incitamento alla lotta). e poi il boia con le lame al posto delle braccia mi ha fatto venire in mente il granchio cameriere di guzzanti versione “lorenzo-ghezzi”,non può non essere un merito
Shoichi ha scritto il:
10 maggio 2007 alle 21:10.
questo Trent Reznor DEVE essere un tipo particolarmente sensibile
sta su di un prossimo livello…
(ma poi i fan dei nin sono quelli che si fanno il thè pucciando i tampax delle vittime le quali si leccano a vicenda colla colonna sonora nin?)
Shoichi ha scritto il:
10 maggio 2007 alle 21:13.
cmq non è vero,
io voglio fare l’ebreo
(ded post albanegrrr)
VuotoSpinto ha scritto il:
11 maggio 2007 alle 15:46.
Comprendo la delusione e l’incazzatura, ma anche tu, dopo aver sentito The Fragile perché non hai gettato la spugna?
zeno ha scritto il:
11 maggio 2007 alle 20:56.
the island è di michael bay?? abbastanza boiata. ma carino nel suo che. uno di quei film che guardi quando non ti passa proprio un cazzo. e poi c’è la scarlett johanson ch è una figa imperiale
Onzo ha scritto il:
12 maggio 2007 alle 19:24.
Parlare di Bay ed Emmerich dal punto di vista autoriale non ha senso. E’ come dare il Pulitzer a chi corregge le bozze. Seguono la storia e cercano di sfruttare al massimo le milionate di dollari che hanno a disposizione, ma senza nessuno stile particolare. Fanno film paragonabili ai megadrammoni americani di prima della guerra, quando non a caso l’autore del film era considerato il produttore e non il regista, mero ingranaggio della macchina di hollywood.
Il parallelo tra Reznor e Agnelli spacca, non me n’ero ami accorto. Mi stanno entrambi profondamente sul cazzo come esseri viventi. Peccato che adori la musica che fanno (specie Agnelli)
h3ll. ha scritto il:
5 settembre 2007 alle 16:34.
year zero – na merda
with teeth – ce l’ho sull’ipod ma quando mi capita una canzone skippo
the fragile – lo metto e me l’ascolto tutto
the downward spiral – spacco i muri con la testa del mio uccello
Tralasciando i precedenti, più le varie boiate tipo remix cotti a puntino per guadagnarci 1 soldo, mi sembra di avere a che fare con una degna produzione musicale.
Livello medio-alto generale, suoni ben studiati e ricercati, arrangiamento esemplare. L’unica cosa è che il povero trent si è appeso allo specchio del bagno una sua foto del 1998 e da allora nn può fare a meno di imitarla.
Poi c’è il live. E qui, Buck, mi sei cascato.
Dovresti sapere, ad esempio, che il nostro egr. sig. Reznor era uno di quelli che quando nn aveva i soldi per comprarsi un biglietto dei kiss sfasciava regolarmente tutta la strumentazione che usava sul palco. regolarmente.tutta.la.strumentazione. Vediamo se ne conosci altri.
L’altra sera ero a bologna, e anche se mi aspettavo che almeno dal vivo le canzoni del nuovo album suonassero, restando tradito, non ho potuto fare a meno di notare che pochi in giro a fanno uno show del genere. Tutto qui.
Quindi la prossima volta non scaricarti l’album, ma vatti a fare un giro nel giardino di mr. Reznor.
Arkham ha scritto il:
5 settembre 2007 alle 17:56.
@h3ll: A me Year Zero è piaciuto anche più di With Teeth..e mi è sembrato che le nuove canzoni dal vivo rullassero l’altra sera a BO.
Forse ero troppo allucinato dai Tool?
h3ll. ha scritto il:
6 settembre 2007 alle 09:27.
Ti giuro che ho fortissimamente sperato che le canzoni di year zero suonassero toste almeno nella dimensione live, ma sono rimasto deluso. With teeth ha degli sprazzi belli incazzati (che non ci hanno fatto sentire domenica), year zero mi sembra una discopop pure troppo abbozzata. Questione di gusti. Sullo show comunque niente da dire.
Niente da dire nemmeno sui Tool…gli avevo già visti un paio di volte e, anche se alla lunga possono sembrare un pò ripetitivi, non ce n’è.
Allucinato è la parola giusta.
Mustafà Alighieri ha scritto il:
12 dicembre 2007 alle 12:49.
il guaio dei ultimi NIN è che si fa sentire prepotente il suono tipico di digidesign e dei plug-in di pro tools più biechi.
E’ un album che è stato creato più per far scaturire dialoghi incomprensibile tra fonici che per essere ascoltato
schifo e piscio
sinthetic ha scritto il:
9 gennaio 2008 alle 21:26.
La verità fa male. Sento un dolore radical industrial nel cuore.
Secondo me somiglia a Python. Michael Jackson somiglia a Voldemort
Jackson uccide Reznor a pag. 678.
Immagino la gioia del primo anno di Hogwarts…
8bit ha scritto il:
23 gennaio 2008 alle 00:48.
bè..con the fragile abbiamo toccato l’apice di un percorso che sarà difficilmente ripercorribile, ma non si può buttare tutto di with teeth e di year zero.
..poi secondo me queste sono plemiche inutili: i cosiddetti alternativi si lamentano sempre del fatto che la loro musica non è compresa dalla gente e dai più, poi però se un loro artista diventa famoso e magari qualche novello inizia l’ascolto dei dischi a ritroso, non va bene perchè l’artista si è sputtanato.
vuoi la mia? tutte cazzate modaiole: la musica si ascolta e basta. quello che produce a livello sociale è ben altro. ci sono stati satanisti e assassini che ascoltavano reznor ai bei tempi…era forse più nobile questo tipo di incidenza sociale??
8bit ha scritto il:
23 gennaio 2008 alle 00:55.
comunque dai commenti trovo ancora più conferma di quel che divo.
avete il coraggio di criticare fragile che è un capolavoro assoluto della musica in quanto tale, nè rock, nè industrial, nè altro…
pensate che a me the downward spiral è quello che piace meno
e si che io li ho ascoltati i NIN ..a partire dall’irripetibile pretty hate machine
reznor cambia..e allora? ha lo spessore artistico tale da poter fare il cazzo che vuole.
è ormai una leggenda della musica, incita i fans a scaricare le canzoni.
forse la sua vena creativa ha un attimo di fermo…ma dopo i primi mitici 4 album, album che segnano la storia della musica (le rivoluzioni non sempre sono visibili)…lo capisco pure.
spumone ha scritto il:
23 gennaio 2008 alle 01:40.
pensavo di essere stato l’unico ad aver notato la somiglianza tra manuel agnelli e trent reznor
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