Sai già la seconda regola del Salmon Club?

Vivere da soli è dura. Prepararsi da mangiare è noioso. Avere solo surgelati è deprimente. Questi 3 elementi formano una sinergia nel verde profondo della pianura padana che mi piace chiamare “il mio pranzo quotidiano”.

Ad esempio, quando ho aperto il freezer ed ho visto che la cosa più vicina al non essere espulsa 10 minuti dopo aggrappato ai bordi del cesso perchè non commestibile era del pesce? Wow, ero veramente estasiato.

Me la ricordo come se fosse ieri la mia reazione, ed è strano perchè è successo oggi : “ah… p-…esce”. Si, è andata proprio così.
A volte non sono così entusiasta ed allora per motivarmi mi piace pensare che dentro ogni scatola di pesce surgelato della SMA ci sia una piccola opera di Damien Hirst. “oh grazie Damien per i bastoncini, tutti per me? grazie grazie”. Sono orgoglioso del fatto che nel mio canale rettale siano passate migliaia di opere che Saatchi non riuscirà mai ad avere.

L’ultima ad essere stata esposta nell’esclusiva galleria è stata questa installazione post-moderna con patate, pomodoro ed olio:

Non è confortante che si chiami “bell ‘e pronto”? Con quel apostrofo che suggerisce un rimando ai valori partenopei dei buoni sapori, il sole che ti scalda la pelle al mare e cumuli di rifiuti lasciati a marinare grazie alla connivenza di una società criminale organizzata. Gnam!

Ed il bollino “Salmon Club Italy”? Che diavolo è e come posso non doverci entrare mai? Nessuno sa cos’è, neppure google riesce ad avere risultati quando gli viene posta la domanda — però conosce “sperma di oboe”, e non credo sia casuale.

Deve essere una società segreta e questo è un codice per segnalare ai propri membri comandi operativi, come la radio usata dalla camorra a – oh cazzo – Napoli!

Cosa sta cercando di dirmi il mio FILETTO DI ORATA ALLA MEDITERRANEA?

Probabilmente non lo scoprirò mai. Certo potrei entrare di nascosto in un “Salmon Club Italy” dopo aver avvelenato la pappa ai 3 cani bulldog e spezzato il collo alla guardia russa ex KGB all’ingresso, ma poi tentare di comprendere i documenti criptati dalla società dei salmoni d’italia sarebbe come cercare di leggere 7 giornali in un tornado. Si, sono così fottutamente bravi.

Ma è rimasto comunque qualcosa che voglio ancora scoprire.

Il fatto di poter consumare immediatamente un piatto già condito e cucinato dopo averlo chiuso in una scatola cancerogena per 7 minuti è ancora un concetto nuovo per me, voglio sapere come questo sia possibile.

Già, non c’è niente che mi ricordi il calore di casa come descrivere il cibo con le percentuali con 2 decimali. “oh mamma, credo di aver ancora spazio per lo o,78 % di quella torta!” E’ una cosa che si sentiva sempre durante la mia infanzia, subito dopo “mi porti un altro piatto di GOMMA DI GUAR?”

Cos’è la gomma di guar? Non ne ho la minima idea, ma mi fa venire voglia di scriverlo in maiuscolo. C’è qualcosa di pericoloso e al contempo affascinante dietro di essa. Mi ricorda una puntata di “24”. L’ora è la 22 o 23°, i primi due terroristi della serie sono stati uccisi da Jack Bauer e ne è rimasto solo uno. Il capo di tutti.
Salgono le corde della colonna sonora in sottofondo mentre lentamente la sua figura viene rivelata dall’oscurità, e tu scopri così finalmente chi è il vero responsabile dietro il piano per far saltare in aria Los Angeles con le miccette atomico-biologiche: LA GOMMA DI GUAR.

Dopo tutto questo chi non avrebbe voglia di mangiarla?

Per fortuna che le istruzioni di preparazione sono disegnate in modo così chiaro e semplice che non ho bisogno di mia madre per cucinare.

Ecco, le riporto:

  1. Mettete in fila indiana sul pavimento della cucina 3 micromachines.
  2. Cuocete il Bell’e Pronto tenendolo a 10 cm di distanza dal forno. Quando sarà cotto apparirà una pepita d’oro nel vostro microonde.
  3. Delle strane creature tentacolari usciranno dal Bell’e Pronto, preparatevi ad affrontarle indossando dei guanti da boxe. Nel caso la vostra famiglia venga sopraffatta fuggite dal Bell’e Pronto seguendo la freccia a sinistra.
  4. Complimenti! Avete sconfitto i mostri tentacolari. Mangiate il Bell’e Pronto tormentati dai loro spiriti malvagi.

E sapete? Funziona. Perchè da questa “invitante” condizione surgelata si trasforma in questa avvilente poltiglia salata che mi ricorda molto cose. Ad esempio che vivo da solo , che non so cucinare, che non c’è niente di commestibile nel frigo e che le punizioni dell’allenatore di Mila erano troppo severe, in fondo era solo un campionato scolastico giapponese di pallavolo.

L’unica cosa che non mi ricorda è questa:

Con che cavolo lo hanno cucinato per farlo diventare così?

Il pesce e le patate raffigurate nella copertina sembrano essere state cotte dalla speranza nell’umanità di Gesù Bambino tramite gli umori vaginali di Heidi Klum, ed io invece in mano mi ritrovo i peli pubici del compagno di Borat nello spazzolino da denti dopo che ha corso per prendere il tram il 16 di agosto. Non è la stessa cosa, signori del Salmon Club Italy!

Però ho provato a mangiarlo lo stesso.

Ed è una di quelle cose che ti fa venir voglia di leccare la suola della tua scarpa per cancellarne il sapore, se questa avesse effettivamente un “sapore”, e non ti ricordasse invece quando alle medie mettevi in bocca la gomma pane.

Soprattutto la parte in cui ti sentivi uno sfigato ad averlo fatto.

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