28luglio2007
dramaSlavoj Zizek è il mio negro
“…Oggi l’unica classe sociale che nella soggettiva percezione di se stessa si presenta in modo esplicito come “classe” è il famoso “ceto medio”: l’apparente strato medio della società che lavora duro e che si identifica non solo nella sua alleanza a fermi standard morali e religiosi, ma da una doppia opposizione agli spazi sociali “estremi”: le ricche corporazioni da una parte, e gli extracomunitari e i poveri alienati da periferia nell’altra. Il ceto medio trova le radici della sua identità nell’esclusione di entrambi gli estremi i quali, quando sono direttamente contrapposti, ci danno del puro antagonismo di classe.
La bugia costitutiva della nozione stessa di “ceto medio” è quindi la medesima della “vera e unica Linea di Partito” fra i due estremi delle “deviazioni di destra” e delle “deviazioni di sinistra” nello Stalinismo. Il “ceto medio” è, nella sua “vera” forma, una bugia vivente, il fallito disconoscimento dell’antagonismo – in termini psicoanalitici, il “ceto medio” è un fetish, l’intersezione impossibile tra destra e sinistra che, espellendo entrambi i poli sulla base di “estremi” antisociali che corrodono il sano comportamento sociale (le ricche multinazionali e gli extracomunitari invasori), presenta se stessa come la via di mezzo neutrale e giusta della Società.
In altre parole, il “ceto medio” è la sconfessione della nozione che “la Società non esiste” (Laclau) in essa, la Società esiste.”
– Slavoj Žižek in “Il soggetto scabroso. Trattato di ontologia politica“
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12 Commenti
qbic ha scritto il:
28 luglio 2007 alle 15:00.
Slavoj Zizek è un grande. Consiglio caldamente la visione di The Pervert’s Guide to Cinema, è illuminante.
Tibbè ha scritto il:
29 luglio 2007 alle 13:33.
Gramsci non diceva qualcosa di simile riguardo le tendenze egemoniche della borghesia?
valeriodean ha scritto il:
31 luglio 2007 alle 02:51.
Ma se in un periodo si usano il 90% di paroloni imponenti si finisce per avere ragione o solo un elegante torto?
La scienza guarda con ammirazione alla semplicità, la letteratura e affini materie umanistiche sembrano invece crogiolarsi in una complessita artefatta e fine a se stessa.
Lo trovo insopportabile.
agent ha scritto il:
31 luglio 2007 alle 23:07.
sarei curioso di leggere l’ultimo libro.
Sputnik ha scritto il:
1 agosto 2007 alle 04:02.
Eh Valeriodean,
mi sa che se aggiusti la mira arrivi al punto: ti stanno sul cazzo gli intellettuali.
Una parola, fra l’altro, che non si capisce più come vada usata.
C’è in “1984” un capitolo, il quinto, in cui Wynston parla con Syme del Newspeak, dice Syme:
“There is a word in Newspeak, I don’ t know whether you know it: duckspeak, to quack like a duck. It is one of those interesting words that have two contradictory meanings. Applied to an opponent, it is abuse; applied to someone you agree with, it is praise.”
Sostituisci “duckspeak” con “intellectual” e tutto torna attualissimo.
Quella della complessità invece è una stronzata.
Joyce, Gadda, Pil’njak (per dirne tre) sono autori “difficili” e straordinari. Minima moralia di Adorno è forse l’ultimo libro che parli della società contemporanea in maniera adeguata, ma non è una lettura sempre agile.
E tu sei qualunquista.
Giona ha scritto il:
3 agosto 2007 alle 15:44.
@Sputnik, anche tu sei il mio negro.
@Valeriodean: quando cerchi di spiegare un fenomeno complesso la semplicità è relativa. Visto che parli di scienza, hai mai letto un trattato scientifico? Se sì, ti è parso “facile” nel senso di soggetto-predicato-complementooggetto?
Le lingue moderne sono il prodotto di evoluzioni plurimillenarie finalizzate al tentativo di descrivere con sempre maggiore precisione la complessità del mondo reale.
Se trovi qualcuno che pretende di spiegarti fenomeni complessi con frasi comprensibili alla casalinga di Voghera, o è Berlusconi o è di Scientology. Ed in entrambi i casi, in realtà, non ti sta spiegando niente. Ti sta solo vendendo un’inculata facendoti credere che ne hai bisogno e che è un affare.
Cresci. Se non ci fossero stati gli “intellettuali” staremmo ancora tutti a grufolare nelle caverne cantando l’inno dell’UDEUR.
valeriodean ha scritto il:
4 agosto 2007 alle 21:42.
La parola, purtroppo nn abbastanza complessa, che vi descrive in pieno è ridicoli.
Tra l’altro sono stato pure sintentico, ma se voglio apparire intelletuale devo scivere una frase con tanti paroloni pomposi e quindi vi dico:
c’è solo una categoria di persone che forse risultano più insopportabili degli spacciatori di paroloni: quelli che li difendono.
Sentono minacciato il loro piccolo orticello, nello specifico loro capiscono o peggio credono di capire cosa l’autore intende dire e si grogiolano nel fatto che una fetta della popolazione nn ci riesca… è una questione di status symbol che l’uomo medio appartenente al ceto benestante postmoderno spesso arricchito da una laurea e da informazione poliedrica che da più parti lo bombarda, nn può evitare di esternare trasudando superiorità.
Per fare un esempio semplice e che dunque mi costerà il titolo di intellettuale dalle parole pompose e inutili, tali individui assomigliano a quelli che eseguono complessi tocchi di palla ed equilibrio, salvo poi essere tutte skill inutili quando si prova ad applicarle ad una partita vera, dove basta una spinta e tutti quei numeri di alta scuola finirebbero miseramente con il risultato di palla persa.
Usare paroloni altisonanti tanto per darsi un tono è come fare tutti quei palleggi complessi: molto bello, sei proprio figo, ma se lo fai in una partita vera te ne riescono 1 su 20 e per 19 volte perdi la palla, ergo fai ride.
Uno stesso concetto matematico lo posso descrivere in due modi: con l’intento di spiegarlo e con l’intenti di incasinarlo.
Nel primo caso punto al nocciolo del problema, mi metto nei panni dell’ascoltatore e pongo attenzione sul punto che mi risulterebbe più ostico, nell’altro caso incomincerei a tirare fuori paroloni, nomi altisonanti per descrivere cose di fatto semplici, accenni e parentesi a questo e quello in modo da creare una bella brodaglia incomprensibile ed ecco che una complessità che nn c’era è stata artificialmente creata dalle scelte che ho fatto nel mio linguaggio.
Il 90% delle volte quella complessità la si usa perchè sarebbe terribile rileggere tutto e scoprire che la stessa cosa l’avrebbe potuta scrivere uno qualsiasi, è necessario renderla impermeabile a chi nn ha una determinata cultura, altrimenti nn sembri figo ed essere fighi è molto importante.
Giona ha scritto il:
5 agosto 2007 alle 12:50.
@valeriodean Cercherò di dirlo con parole semplici: perché non fai un favore alla vita sul Pianeta impiccandoti?
tamas ha scritto il:
23 agosto 2007 alle 00:23.
Peraltro, l’inno dell’Udeur è fighissimo. Non solo: esso dimostra che non sempre per comunicare concetti di una certa difficoltà è necessario ricorrere a forme difficili o lontane dal sentire e dalla capacità di comprensione del popolo, e che esiste una differenza tra “complesso” e “complicato”. IN conclusione: Mastella è un raffinato comunicatore di formazione popperiana, l’Udeur spacca e questo commento è del tutto in topic.
schnerzz ha scritto il:
28 agosto 2007 alle 17:25.
Bel post. Lo farei leggere a chi inneggia ancora nel nostro secolo alla lotta di classe. Quale classe si dovrebbe ribellare e contro quale altra? La gente oggi non si divide più tra borghesi e proletari, siamo tutti meno proletari e meno borghesi… oggi facciamo tutti parte di un ceto medio omologato e arido di pensiero. Credo non ci sia molta differenza tra le ambizioni e i progetti e l’identità sociale di chi passa le vacanze in yacht, e tra le ambizioni e l’identità sociale chi va nelle spiagge pubbliche e si porta il pranzo da casa. questi ultimi non desiderano nemmeno lontanamente sovvertire lo status dei primi, tutto quello che vogliono è diventare come loro, li guardano con invidia frustrazione e ammirazione, non sono i loro sfruttatori, sono diventati i loro idoli, perchè riescono a districarsi nell’oscura rete del denaro e del potere di oggi a cui TUTTI sottostanno. Non vi è più alterità. Gli “altri” sono diventati, da un lato, i volti irraggiungibili ed invisibili dei capi delle imprese multinazionali, tutte mafiose, veri detentori del potere che una volta veniva chiamato “borghese” e che influenza tutti i livelli di governo e tutti i livelli dell’attività economica; dall’altro, la classe degli ultimi, quelli che davvero non possono nemmeno sperare di migrare in uno status migliore, migrano solo in un Paese che prima li sfrutta e poi li disprezza. Loro sono pericolosi, esploderanno prima o poi. Il vecchio “proletariato” invece non vuole più la lotta di classe, questa idea è morta. Vuole solo passare alla classe abbiente e sventolare i propri status symbols a chi è rimasto poveraccio. L’idea del cambiamento, di avvicinarsi a una vera libertà, è rimasta, nella morente europa, solo in pochissimi illusi, e ha perso.
P.s. Il dibattito tra valeriodean e giona è quanto di più triste abbia mai letto in questo sito. Invece di parlare di ciò che è scritto nel post, parlate di come è scritto? E finite pure a insultarvi!
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