Umori vaginali. Blasfemia. Rin Tin Tin.

Si può essere più autocompiaciuti di così? Io pensavo che per fare certe cose uno dovesse prima farsi asportare una costola.

“Vi siete accorti della presenza di Blow Up nelle vostre edicole sotto casa? NO? Beh avete fatto un grosso errore, ancora un altro, siete sempre i soliti. Non sarò affatto imparziale: per me Blow Up è quanto di meglio possa offrire la stampa musicale nostrana per almeno un paio di fondamentali ragioni. Innanzi tutto non è una rivista settoriale come tutte le altre, stile: “Al mio pubblico so che piace Bruce Springsteen allora spremo il boss fino all’osso, lo sbatto in copertina ad ogni piè sospinto e recensisco bene tutto quello che odora di Nebraska lontano un miglio”.

Quella portata avanti da BU è una sorta di guerriglia culturale con precise divisioni di compiti. Zingales, l’ultramodernista/nichilista si diverte a far scoppiare le coronarie ai vecchi rocker e agli amanti del classico giornalismo tecnico/palloso (Bertoncelli è bravo, ok, non si discute, ma i suoi figli degeneri hanno rotto le palle già da un pò). Zingales è caduto nel buco nero della modernità e se la ride come un bambino di 5 anni. I vecchi rocker e gli amanti del Rock in Opposition bruciano all’inferno torturati a suon di musica house, è un vero piscio, no? Ecco a questo punto penserete che BU sia una rivista per fighetti pieni di brufoli ed invece no! Arriva Stefano Bianchi e in un articolo pepatissimo e contestatissimo fa seccare le manine di tutti quelli che “fai un clic sul Web e hai il nuovo di Lou Reed o dei Daft Punk a casa, tutto gratis! Che pacchia..interdetto è la rivoluzione, il mondo nuovo del domani, yipiee!!”.

Ecco la nuova carne in edicola! I neuroni possono scivolare lentamente giù dalle orecchie, senza passare per le mani, in stato di estasi. Blow Up sta contribuendo in modo determinante a trasformare la vecchia recensione da scheda informativa a dadaista flusso di coscienza, sempre più spesso.

Il momento più folgorante del cinema di Nanni Moretti? Lui che “finalmente” diventa uomo/lupo: mutazione, cinema che agisce sulla carne, il “sentimento” che trasforma la carne, non “cattolicamente” la coscienza. E poi le pagine sono vivacemente colorate, ci sono un sacco di belle fotografie e, diciamo pure una cosa di sinistra, ci sono persino un sacco di recensioni scritte con il cuore, non con il portafogli. Ancora un’altro merito? La ricerca del tempo perduto, insomma non la solita sfilza di dischi appena usciti, recensiti uno dietro l’altro e basta. Sapete chi sono I Blonde Redhead ma ignorate chi siano i Faust? Leggete Blow Up. “

Quella portata avanti da BU” perchè quando leggi “Blow Up” la tua vita scorre via troppo veloce per sprecarla scrivendo “low p”.

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