Cane mangia cane

Una delle cose più noiose ed incomprensibili di internet sono le dannate catene via email. Ti stai facendo gli affari tuoi quando, PAF, arriva una mail tutta maiuscola con più righe di Guerra & Pace di indirizzi mail e imprechi contro l’aria. Perchè non sai mai con chi incazzarti veramente, dato che inevitabilmente ti è stata inoltrata da qualche tizio a cui avevi mandato una mail 2 anni fa perchè volevi comprare qualche cazzata su ebay interessante di cui hai perso totalmente memoria e che non avresti mai voluto più sentire nominare. Esatto, le catene di mail sono le ex-ragazze appiccicose pazze che hai mollato di Internet.

La catena che sta girando di più in questo momento riguarda un episodio accaduto in un lontano e lugubre paese sudamericano abitato da un uomo terrificante, forse alto 3 metri e 48 con tenaglie al posto delle mani, che picchia la moglie, scambia i neonati nelle culle e vota Mastella. E, quando non ci sono elezioni, uccide i cani per l’ARTE. La catena, come tutte le altre, racconta in maniera scomposta, sgrammaticata e fastidiosamente enfatizzante tutta la storia di Guillermo Habacuc Vargas , proponendo di risolvere questa ingiustizia con — attenzione — pronti, partenza… yawn: una petizione.

Lessi quanto accaduto a questa mostra su diversi siti americani un paio di settimane fa, ricordo anche che discussi con qualcuno della cosa pensando che non sarebbe mai arrivata in Italia. Heh.

Solo ora realizzo quanto fui sciocco a pensare questo. Ci sono solo due cose di cui il nostro paese è irrazionalmente ossessionato: i cani sofferenti – o gli animali cucciolosi in generale – e i film in cui tutti i problemi della vita vengono superati ballando Timbaland davanti al proprio preside delle superiori. Ho sempre pensato che, se solo riuscissi ad aver un cane con una zampa più corta dell’altra che attraverso il potere dalla danza jazz-hiphop riesce a dimostrare a suo padre di valere qualcosa acquistando così la fiducia in se stesso, diventerei ricco. La sceneggiatura la sto mandando via posta prioritaria, Medusa Film.

Ma lo shock in Italia (magari per un fake, vedi Bonsai Kitten) , per questo particolare caso è decisamente rilevante, superiore alle mie aspettative. Ci sono una miriade di forum e blog in cui ormai discutono della cosa. Tutti scandalizzati che un bruto abbia raccolto un dolce cagnolino per strada e lo abbia lasciato morire in un museo appendendo il cartello “non dategli da mangiare” per il suo bieco tornaconto artistico. Viene particolarmente calcata la diffusa condiscendenza verso la parte artistica della cosa, perchè come è stato appurato durante numerose sessioni di fila alle poste se “uè anche mio figlio è capace di fare quella cosa lì” allora non è arte.

Stavolta gli è andata bene.

No, non è arte, questa è l’unica cosa intelligente che ho letto a riguardo in giro, ma un brillante e riuscito esperimento di psicologia sociale atto a dimostrare come l’umanità non riesca più a ribellarsi, o anche semplicemente ad andare contro, a tutto ciò che viene percepito come una qualsiasi forma di “autorità”. Non è neanche il primo nel genere, nel 1961 lo psicologo Stanley Milgram dimostrò, tramite un esperimento in cui un soggetto veniva messo in una postazione ed istruito a somministrare una scossa elettrica sempre maggiore in caso di risposta errata alla sue domande, come la volontà umana potesse venire cancellata, in soggetti assolutamente normali, con delle semplici richieste ed insistenze da parte di una persona di potere. Perchè nessuno fu costretto a fare qualcosa, ma semplicemente chiesto. Ed il 65% arrivò (ed arriva, l’esperimento viene ripetuto anche ai giorni nostri con percentuali identiche) ad inviare una scarica mortale di 450volt “uccidendo” la persona dall’altra parte, un attore che fingeva – a loro insaputa – le urla di dolore e pietà. Addirittura non si registrarono proteste prima di aver raggiunto i 300volt per quello che stavano facendo.

Al museo, col cane, è successa la medesima cosa.

Hanno dipinto Vargas come un sadico che prova piacere a torturare gli animali, ma invece il suo comportamento è di gran lunga il più umano in questa storia. Ha raccolto un cane moribondo per strada destinato a morte certa perchè abbandonato e ignorato e gli ha dato una chance di salvarsi, mettendolo questa volta al centro dell’attenzione. Anzi, ha dato alla società che ora sta protestando la chance di salvarlo, ma  hanno preferito vederlo morire.

Se bisogna per forza puntare il dito e cercare un assassino per stare tanto meglio con se stessi subito dopo aver dilapidato la propria superficiale indignazione, bisogna puntarlo contro ognuno dei visitatori che ha scelto di non fare nulla obbedendo spaventati alle terribili conseguenze di un pezzo di cartone.

La nostra volontà può essere piegata da un semplice cartello, questo è più raccapricciante di un cane morto.

Ma no, non pensiamo a questo, richiede dell’onestà intellettuale e smuovere quei 3 neuroni per formulare un pensiero originale. E’ molto più semplice saltare scomposti battendo contro la tastiera con delle grandi ossa per poter scrivere “uh uh uh artista cane morto brutto cattivo uh uh uh” Perchè l’imprevedibile posizione che richiede un coraggio sovrumano da parte di chi firma petizioni e sta inutilmente “protestando” è: — sedetevi prima —  “crediamo sia sbagliato far soffrire i cani”.

Wow, e ora come si fa? Ed Io che avevo come missione nella vita quella di impregnare una tipa per poter crescere il mio primogenito in modo che torturasse cuccioli di dalmata tagliandoli fra le dita delle zampette con la carta. E ormai ero così vicino, 6° mese — cazzo. Niente da fare, ora che ho letto che è brutto brutto in modo assurdo mi tocca pagare un naziskin perchè spinga la mia ragazza incinta giù da una scala per farla abortire.

Vado a versare il pagamento tramite postepay, sarà per la prossima raga!

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