LOAL

8ottobre2007

drama

La rivoluzione 434×135

di bucknasty / 15 commenti

Ho notato come, nella quasi totalità delle risposte negative suscitate dal post precedente da parte dei pixel-rivoluzionari, la realizzazione adottata per giustificarsi sia stata “meglio fare qualcosa che non fare niente”. L’unica dicotomia nella loro testa è “faccio qualcosa” o “non faccio niente”, non “faccio qualcosa di diverso e utile da questa santimoniosa (sic) dimostrazione di bontà d’animo”. Il problema sta in questo, l’accontentarsi di un gesto dimostrativo che fa stare tanto bene dentro, ma che da qui a 2 settimane avranno già dimenticato tutti. Perchè la protesta è rientrata, la situazione si sta normalizzando. Niente più foto sanguinanti ad effetto da prima pagina, ergo niente più notizie molto presto. Non è affatto necessario “attirare l’attenzione” mettendo la maglietta in questo momento, quando tutti parlano della situazione in Birmania, ma servirà fra 3 mesi, quando a nessuno fregherà più un cazzo.

Non ho visto proposte serie di boicottaggio, gente che andava a rompere alle multinazionali che fanno affari con la Junta come la Total, solo messaggi tipo “abbraccia il tuo dalmata forte forte per la Birmania!”

Ironicamente, passando per la sede della Total a Milano, si potevano vedere numerosi dipendenti della società vestiti di rosso per solidarietà.

Se le richieste della Junta per lasciare libero il paese fossero “ce ne andiamo senza problemi solo se voi gettate via prima il telecomando della tv e, da oggi in poi, cambiate canale manualmente ” i monaci continuerebbero ad essere torturati a morte.

Nessuno alza il culo per la Birmania.

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15 Commenti

schnerzz ha scritto il:

8 ottobre 2007 alle 17:46.

sono tutti gay, con il culo degli altri

Sniper-Viper ha scritto il:

8 ottobre 2007 alle 18:38.

Bè, in effetti il post precedente era un pugno nello stomaco.
Tutto quel rosso era troppo forte, IMHO.

Ma che centra la Brimania con i noodle?

:D

mauro ha scritto il:

8 ottobre 2007 alle 19:51.

A dire la verità ne facevo una questione generale di memoria storica da tenere viva, non volevo porre semplicisticamente la dicotomia “fare qualcosa o no”, eventualità che neppure ho considerato e che rientra in un disegno ridicolo, visto il mio inesistente potere attuale. Direi che solo a uno sguardo superficiale una partecipazione del genere appare inutile, in quanto crea le premesse giustificative per azioni di più ampio respiro, o forse al contrario è solo l’istinto del gregge che ci muove, siamo condizionati a rispondere agli stimoli di un potere che crea da sé le premesse inducendo le soubrette e i blog a mettersi le mutande rosse, al fine di giustificare un embargo o una guerra o quant’altro; ma direi che non ha poi molta importanza in quanto tutto ciò si configura come il classico circolo paradossale; mi sembra col tuo post precedente hai fatto anche tu qualcosa per la Birmania pur non facendo nulla.

iCozz ha scritto il:

8 ottobre 2007 alle 20:33.

tutte cazzate. in realtà i monaci si so fatti sparare x il loal.

zioNata ha scritto il:

8 ottobre 2007 alle 21:31.

quotone (però ammetto candidamente di aver indossato una polo bordeaux giorni fa, mea culpa)

Dottor D. ha scritto il:

9 ottobre 2007 alle 11:17.

Conosco una che lavora alla Total di Milano.

Le ho chiesto: “Per te non è un problema lavorare alla Total in questo periodo?”

(Intendevo: “Non ti crea rimorsi di coscienza lavorare per un’azienda accusata di crimini contro l’umanità?”)

Mi ha risposto: “Mah, no, finora qui in Italia non ci siamo beccati né manifestazioni né boicottaggi, forse la sede belga…”

0r4m1sonorott0 ha scritto il:

9 ottobre 2007 alle 12:05.

Abbraccia forte forte al collo colui che indossa un maglietta rossa. Accertatevi che dopo non respiri…

D4E ha scritto il:

9 ottobre 2007 alle 12:54.

Battaglia persa in partenza

Alex ha scritto il:

9 ottobre 2007 alle 13:58.

beh io il boicotaggio provvisorio l’ho proposto.
tiè
:P

Jack ha scritto il:

9 ottobre 2007 alle 21:42.

io mi sono vestito di nero tutta la settimana per difendere il diritto delle dittature militari di fare violenza sulla popolazione civile, direi che ha funzionato alla grande

Banjo ha scritto il:

9 ottobre 2007 alle 22:11.

Io ho fatto di più: sono andato con gli amici a Norcia, per picchiare i monaci benedettini.
Beh, avrei potuto far di meglio, lo so, ma il biglietto aereo per la Birmania costava troppo…

Arkham ha scritto il:

10 ottobre 2007 alle 02:16.

Non importa, Banjo, questo tuo gesto simbolico vale come se fossi stato lì a Rangoon.

patello ha scritto il:

10 ottobre 2007 alle 12:14.

è chiaro, la politica spettacolo è funzionale alla stagnazione dei culi. Ahimè quanti dico quanti, nel tentativo di rendere la politica utile -da sempre una rottura, sfigata, piena di imperfezioni, casini, gente noiosissima, lavori eterni e insoddisfacenti- qualcosa di più accattivante, variandone l’espressione e cercando di portarla alle persone sono ricaduti infine proprio in quello stesso spettacolo?

Però la politica vecchio stile non la vuole più nessuno, non eccita, siamo bombardati di gnocche nude che ci guardano dai cartelloni, coltivati fino nell’ormone da questo spettacolo, appena siamo incazzati queste gnocche scendono dai cartelloni a staccarci una pompa li sul momento in strada succhiandoci via tutta la carica antagonistica che poteva per un momento farci soggetti “contro”. In un mondo del genere pieno di attrazioni, emozioni forti che ci rendono beoti nell’anima, luna park, film d’azione davanti ai quali vegetare, imprese arrembanti, la cara vecchia politica europea, coi suoi volantini giallini, i megafoni arrugginiti, nessuno la vuole più. Un paese lontano si presta bene come soggetto di spettcolo, un po’ come le rappresentazioni che se ne facevano quando ancora non erano conosciuti. Venivano portati in piazza animali esotici ed erano la notzia del mese, accanto all’esploratore che raccontava di cose affascinanti perchè lontane.

Nell’attesa di capire cosa ancora serva all’italia per diventare consapevole della propria dimensione di opinione pubblica internazionale, si potrebbe provare a riportare l’attenzione sui disagi che abbiamo qui, che non saranno enormi come quelli in birmania ma rischiano di essere più facilmente convertiti in politica.

astrid ha scritto il:

10 ottobre 2007 alle 18:03.

sul mio blog ho linkato i siti di alcune organizzazioni a cui si possono fare donazioni: mi è sembrato un modo più concreto di dimostrare solidarietà.

poi mi aveva colpito questo post sul blog di Sandro Gilioli, giornalista dell’Espresso – è una sintesi di un articolo di Aung Zaw comparso sul sito dissidente Irrawaddy:
“Durante la rivolta del 1988, circa 3.000 dimostranti sono stati uccisi dall’esercito fra marzo e settembre, mentre milioni di birmani manifestavano per strada. Ma allora la comunità internazionale, i cittadini del resto del mondo, sapevano a malapena dove si trovava la Birmania.
Questa volta, il nostro Paese ha ricevuto l’attenzione completa dei mezzi d’informazione all’estero, dei leader politici stranieri e dell’opinione pubblica mondiale. Questo è avvenuto grazie a Internet, alle macchine fotografiche digitali, ai blog, alle mail e ai telefoni cellulari. Sapendo che il mondo li poteva guardare, i manifestanti si sono fatti forza e hanno avuto il coraggio di sfidare la dittatura.
Adesso invece sulla Birmania è di nuovo calata l’oscurità.”

per questo ritengo che anche solo parlarne sia più utile che non parlarne.

Sotto l’ombra degli olmi » Birmania ha scritto il:

20 ottobre 2007 alle 10:04.

[...] Resto sempre dell’idea che fare qualsiasi cosa, nella speranza che serva a migliorare anche di poco la situazione, sia molto meglio che non fare niente, anche se sono d’accordo con chi ritiene insufficiente un’azione che si limiti alla pura protesta. [...]

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