Le ragazze italiane sono malate

C’è una battaglia che la destra populista sta combattendo da qualche tempo, quella sulla cosiddetta “casta gay”. Innumerevoli articoli sono stati scritti sui vari benefici acquisiti dalla comunità omosessuale – benefici che tutti noi possiamo constatare fingendoci gay nel bar sport sotto casa – nel mondo del lavoro od in quello politico-legislativo. Ma ho notato come non sia stato ancora criminosamente portato alla luce il privilegio più ingiusto goduto dagli invertiti nei confronti di noi normali: quello di non dover essere costretti a far sesso nelle stanze da letto delle ragazze 20enni italiane.

Esiste infatti un beneficio maggiore del non dover subire il trauma psicologico che ogni persona che è stata eterosessuale almeno una volta nella vita ha dovuto affrontare? I numeri non mentono: da una rapida indagine fra amici e conoscenti circa il 100%, o 10 uomini italiani su 10, ha almeno una volta nella sua vita copulato circondato da pupazzi oversize e foto di bimbe di 3 anni in braccio al proprio padre a Gardaland. Scandaloso.

Sono numeri particolarmente impressionanti se si confrontano con quelli degli altri paesi europei, dove questa tradizione di ragazze che hanno superato i 20 anni da diverse primavere – ma che si ostinano a vivere dentro una disgustosa bolla pre-adolescenziale – è pressoché inesistente. Perchè tutto questo? Perchè questo assurdo attaccamento alla proprio infanzia che sarebbe ormai giunta l’ora di lasciar scivolare via? Difficile spiegarlo. E’ noto come le ragazze italiane siano fondamentalmente represse per 364 giorni all’anno, “scatenandosi” solo durante le uscite serali per la festa della donna l’8 marzo. Questo poichè le ragazze italiane, così come i fascisti di Forza Nuova, attaccano solo in gruppi maggiori di 4 persone, rimanendo innocue se prese singolarmente. Così vivere da sole le fa regredire ad uno stadio infantile.

Ma come fare a capire se si è rimasti vittime di una camera da letto da ragazza italiana? Ho preparato un breve elenco per conoscere i sintomi più comuni.

  • Colore delle pareti che si può descrivere come “ah, si ce l’avevo fra i pastelli Giotto quando aprire le caselline del calendario dell’avvento era la massima eccitazione nella mia vita”
  • Letto ad una piazza.
  • Foto appiccicate ai muri di gite con tamarri delle superiori in posti orribili dell’est europa battezzate ignominiosamente con scritte tipo “ 4° <lettera> la klasse più pazza ke c’è!!!!”
  • I peluche che sbucano dalle fottute pareti.
  • Una presenza inappropriata di personaggi di fantasia infantili su suppellettili e oggetti vari di largo consumo.
  • La scrivania modello banco di scuola del “libro cuore”, con cassetto sotto o di fianco.

Il tutto, visto complessivamente, diventa uno sforzo perfetto all’unisono dedicato a generare l’ambiente più inscopabile che un uomo su questo pianeta possa incontrare.

Basta osservare le recenti statistiche pubblicate dal Financial Times ed il NY Times a proposito del numero negativo di nascite nel nostro paese – numero che porterà alla nostra estinzione entro 40 anni – per vedere quanto è grave questa situazione. Molti, ricordandosi della sconfitta subita dalle truppe napoleoniche durante l’inverno russo, desistono completamente scegliendo di non avanzare nel territorio ostile delle camere da letto delle 20enni-da-appartamento. Possiamo far loro una colpa di questo? No, nessuno dovrebbe essere costretto ad entrare in una sigla di Solletico del 1997. Ci sono delle leggi specifiche di Ginevra su tutto ciò. Sono stati firmati dei trattati.

Per tentare di comprendere meglio questa assurda situazione è giusto analizzare, con l’aiuto di Flickr e del mal posto esibizionismo di qualche ragazza, come concretamente si presenta questo fenomeno nelle nostre città. Ecco quindi I 3 diversi stadi di questo cancro, altresì conosciuto anche come “gusto nell’arredare delle 20enni italiane” .

1° stadio

“Che hai mica visto la mia dignità?”

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Fate attenzione, questo è lo stadio più leggero e già si può intuire come le cose peggiorino velocemente. La camera in questione non appartiene ad una ragazza delle medie, e quella a destra non è la sua cartella per la scuola. E’ di una tizia di 22 anni che si è trasferita per fare l’università. Esatto, questa sfata immediatamente il mito “beh, vivo ancora coi genitori, checipossofaremicaècolpamia”. No, si può notare distintamente come il cervello della 20enne italiana, anche lontano dall’accogliente e restrittivo nido familiare, ricrea minuziosamente – e con strabiliante successo – le condizioni inscopabili della sua vita di casa.

Le foto spruzzate a stento sulle pareti. Il fiore per terra. Una Cappella Sistina di Winnie the Pooh come copriletto. E’ tutto perfettamente ricostruito.

Ed il pupazzo. Lo so che piazzando quei dannati peluche di 8 kg sopra il letto pensate di essere carine ciccine pucci pucci dolci dolci, ma in realtà – per chiunque entri con intenzioni bellicose – fa l’effetto “zio paterno con una eccessiva affettuosità verso la nipote di 9 anni”. E nessuno vuole essere quello zio.

E poi la scrivania da scolaretta appena accennata a sinistra. Per quale motivo uno dopo i 14 anni dovrebbe infilarsi dentro quelle cose? Appena le vedo mi viene voglia di rovesciarle e di aspettare a braccia conserte che prendano spontaneamente fuoco come nei Simpson.

Perchè sforzarsi tanto a comprare tutte ‘ste cose dopo che ti trasferisci in una nuova città? Stendi una moquette di poster di wrestling, appendi un cartello fuori dalla porta con su scritto “E’ severamente vietato considerarmi una persona matura con cui iniziare una relazione” e avrai lo stesso effetto sui ragazzi.

2° stadio

“Incredulità. Mestizia. Rassegnazione.”

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Questo è quello che succede quando vincono gli snob rompipalle anti-Ikea e pro-“Mobilificio F.lli Molfetta”. Per quanto possano essere qualunquisticamente bistrattati I mobili dell’ikea, nella loro apatica mediocrità, hanno una loro essenza funzionale che passa inosservata. Sono non-brutti al punto giusto che la loro presenza viene assorbita dalle pareti e non ti accorgi che sono lì. “Sei felice di vedermi o è un mobile dell’ikea?” E’ un mobile dell’Ikea, il più delle volte.

Qui invece sembra che le pareti stiano piangendo. Poggiaci una mano sopra e sentile singhiozzare. Fallo. Cosa, nulla? Non senti niente perchè l’hai infilata in un campo di concentramento di peluche e non riesci a penetrarlo per toccare la parete. Ringrazia il 4° Reich dei letti ad una piazza nelle mansarde.

Mi chiedo, ma se uno tenta di fare del sesso e poi la mensola sopra crolla e schiatta possiamo parlare di piaga delle “Morti Sofficiose” ?

Molto utile comunque il computer sempre acceso e collegato ad internet per ricevere 24 ore su 24 i messaggi di sostegno dei prigionieri di Abu Ghraib che fanno il tifo perchè tu fugga.

3° stadio

“Qual è il prefisso della mia vita adulta?”

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Che cazzo è successo qui dentro? Lo sai che hai esagerato quando “fotografo le persone che uccido seguendo le voci nella mia testa e conservo i loro corpi tagliati in garage” suona meglio di “le ho messe così perchè penso che diano un tono all’ambiente”. Ma purtroppo è questa la realtà. Lo stadio evolutivo finale delle 20enni-italiane-da-appartamento è del tutto indistinguibile dai serial killer di CSI. Ed almeno, questi ultimi, hanno il buon gusto gusto di non incollare una riproduzione a 2x la grandezza naturale di Taz-man, il diavolo della Tasmania.

Chi è che, in una situazione di intimità, vuole essere osservato dal quel coso? “Oh si Taz, adesso la giro, le incrocio le gambe, e ti faccio vedere! SWZIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIINZ

Cioè, perchè invitarmi nella tua stanza? Vai a prendere uno spuntone, puntamelo nell’uretra, e martellarmelo fino a dentro l’intestino, perchè tanto sarà quanto diventerà eretto stasera.

Ma non vorrei essere troppo duro e generalizzare ingiustamente. Ho letto di recente un articolo su un mensile femminile il quale diceva che le ragazze italiane sono quelle che più fanno per mantenere la coppia duratura ed in buona salute. Devo ammettere che è vero, ho sempre trovato che il maggior ostacolo ad una relazione stabile fosse la mia ragazza.

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