Paranoid Park

Ieri pomeriggio sono stato a vedere Paranoid Park, scritto e diretto da Gus Van Sant. Il film si è dimostrato decisamente interessante, tant’è che quando è finito m’ha lasciato qualche minuto fermo a rifletterci su. E, mentre cercavo di riordinare le idee per formulare una opinione su quanto avessi appena visto, ecco il colpo di scena che non ti aspetti: dietro di me si era manifestato il Metro Di Giudizio.

Devo ammettere che in principio non l’avevo riconosciuto, non è una cosa di tutti i giorni trovarsi di fronte il proprio Metro Di Giudizio. Pensavo che fosse un tamarro qualsiasi, in uscita premio con il suo goniometro con i brufoli — invece la mia era un’opinione affrettata. Perchè in realtà era Metro Di Giudizio, ed aveva un braccio al collo sudato di Upgrade Alle Seghe A Cui Spiegare Il Finale Dei Film (UASACSIFDF).

Ora eccolo lì, in piedi, a pochi centimetri da me. E completamente infuriato. “Questa è l’ultima volta che mi porti a vedere un film d’autore, basta” dice appena dopo essersi alzato di scatto alla comparsa dei titoli di coda e rivolgendosi al suo strumento per misurare gli angoli dei poligoni.

Ed aveva appena assistito a 90 minuti di creatività del medesimo regista che vinse l’Oscar grazie alla sceneggiatura di Ben Affleck. Regista questa volta all’opera con un cast interamente scelto tramite Myspace ed impegnato in 15 minuti buoni di riprese al rallentatore di evoluzioni di skater serenati da punk hardcore ed IDM. No, non ha presenziato ad una proiezione de L’Albero Degli Zoccoli, a meno che Ermanno Olmi non stia preparando un director’s cut in cui si umetta i capezzoli con il baby oil per poi fotografarsi al cesso.

Ma il mio Metro Di Giudizio non si poteva più fermare. “Lo giuro, cazzo lo giuro. Mai più.” continuava, dirigendosi – per poi uscire – alla porta di servizio in fondo alla microscopica saletta che conteneva a malapena il suo livore. La sua compagna di infinite domeniche pomeriggio al sapore di Spizzico-et-H&M era là, abbandonata al buio e seduta nella sua prigione soffice, nuda nei suoi rimorsi davanti al giudizio di Dio e dell’usciere che controllava non avesse rovesciato i nachos sulla poltrona.

Questo sembra essere stato l’errore più grande compiuto da Gus Van Sant: Paranoid Park ha demascolinizzato il Metro Di Giudizio con una conclusione aperta per lui incomprensibile, svuotandolo così della sua funzione sociale di spiegare i finali ad Upgrade Alle Seghe.

“Cioè, vuoi dirmi che devo immaginare con la mia testa cosa succede dopo? Ma non c’era scritto nel biglietto!” — deve aver pensato.

Esatto, Metro Di Giudizio è entrato in azione decretando Paranoid Park come un film da vedere assolutamente e da consigliare, a tutti.

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