Cose che ho imparato a Bologna

Sono stato via per una settimana a Bologna. Certo, avrei potuto scrivere “vado via una settimana”, ma odio chi parla dei propri fatti pubblicamente, specialmente se possono essere riassunti con “sticazzi”.  Volevo comunque ringraziare le persone per l’affetto dimostratomi preoccupandosi della mia salute e situazione psicofisica tramite email e messaggi interessati. Grazie a entrambe.

Il motivo del viaggio era inizialmente per assistere al Netmage, una manifestazione che coniuga la musica elettronica al “live media”. Questa era l’8° edizione, che seguiva a quella dell’anno scorso in cui l’eccessiva presenza di pubblico rese impossibile la fruizione generale in modo degno dello spettacolo, gli organizzatori hanno allora scelto quest’anno di porre rimedio al problema facendo cagare. Tanto. Tipo il secondo tempo di “Dune”. Tipo la carriera di Palahniuk dopo “Soffocare”. Mi sembra una scelta di vita rispettabile, anche se non perfettamente condivisibile.

Ma non tutto è stato da buttare, ho imparato diverse cose a Bologna.

  • E’ incredibile lo spazio disponibile nei moderni portatili grazie alle conquiste tecnologiche della scienza — se sei una ragazza e non hai una catena di directory porno.
  • Gli studenti 30enni fuori corso di filosofia fanno brutto. Uno mi ha fatto delle storie per una ragazza con cui stavo parlando, ma non davanti a me –  solo 3 ore ed un eurostar dopo – via sms alla tipa in questione. Avesse avuto le palle di dirmelo in faccia l’avrei preso per il bavero della giacca e sfidato a sprecare la parte più interessante e godibile della vita a fraintendere nozionistica obsoleta e vuota. Fighetta.
  • Mi sono sempre chiesto se l’opinione che avessi sui tizi che usano parole inglesi come intercalare nelle cose che scrivono, like you know, cose se misteriosamente mancassero interi elenchi di aggettivi, pronomi, verbi, articoli e avverbi traducibili ed utilizzabili in italiano fosse esatta. Come se Palomar di Calvino fosse incompleto senza le frasette apparentemente necessarie ad accompagnare i post sul proprio blog che parlano delle 37 foto scattate con una Nikon da 2800 € alle proprie calze a righe. E sono felice di dire che sì, sono proprio dei grossi glandi con le Nike Dunk slacciate ai piedi ed una copia di Burroughs sottobraccio come avevo dedotto. Oh, non mi deludi mai, internets.
  • Gianni Biondillo ha gettato via un tema di 4° elementare, Urban lo ha preso al volo e pubblicato.
  • Il burro di arachidi è lo yogurt di palle di satana. Di questo parlerò più approfonditamente nei prossimi giorni.
  • Cus Cus è pericolosamente popolare. Avevo giudicato frettolosamente – e senza pensarci più di tanto – il film come giudico il piatto da cui prende il nome: è necessario essere degli hipster equosolidali per apprezzarlo. Però, stranamente, ora è entrato nel regno dei kebabbari e questo ha ripercussioni gravissime perfettamente evidenti nell’esplosione nucleare di annunci di corsi di “danza del ventre” presenti ovunque nella città emiliana.

    Non so chi possa trovare eccitante osservare una mischia tra Neozelanda e Sud Africa schiaffeggiare lo stomaco di una donna, ma di certo razionalizzare la cosa con parole come “fertilità” o “mediterranea” non aiuterà di certo il Generale Patton ad uscire dal bunker e liberare i prigionieri dal campo di concentramento. E no, neanche “felliniana”.

    Con questo non voglio sostenere che le donne debbano essere anoressiche o modificare il proprio corpo in base ai gusti degli uomini. No, sarebbe sbagliato ed ingiusto per la loro definitiva autodeterminazione. Le donne sono belle in tutte le loro forme, e questo non smetterà mai di dirvelo il vostro amico gay.

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