NIN – Ghost I-IV

A me Trent Reznor sta sul cazzo. E’ una cosa che ho sempre avuto molta difficoltà a tener nascosta, lo so — ma che ci posso fare? Abbiamo così poche cose in comune che potrebbe diventare la mia ragazza. Ed è per questo che quando ho letto la notizia che aveva pubblicato sul sito dei Nine Inch Nails un album strumentale di 36 tracce diviso in 4 parti, e la cui prima è stata offerta gratuitamente dalla stessa band sui principali siti di bittorrent, ho acquistato immediatamente l’album spendendo 5 dollari. Perchè? E’ semplice: l’ho fatto per l’idealistica convinzione di poter sovvenzionare direttamente l’artista senza passare per inutili middleman. E perchè il dollaro americano in questo momento vale quanto l’autostima di una suicidegirl nei confronti del suo peso.

L’ho fatto anche se avevo già intuito che il prodotto non suonava promettente.  Infatti la musica suona come una estrema forzatura per cercare di apparire “strano” e “diverso”.

L’album sembra composto dalle intro alle tracce realizzate da Aphex Twin durante l’era Drukqs, rigurgitanti di parti noiose in cui aspetti l’arrivo della drum machine per spezzare le melodiosa monotona soporifera — ma qui non accade mai. Non c’è niente che riesca a svezzare il continuo stato di immaturità creativa che avvolge tutte e 36 le tracce. Sì, c’è qualche pezzo che risalta rispetto agli altri, ma sono più che altro foruncoli che invece di sparire via vengono grattati lasciando dei solchi permanenti in viso.

Ma sono profonde… perchè non succede niente.

Hanno l’apparenza di grandiosità che promette eccelse cose, ma che al conteggio finale non si realizzano mai in nulla di concreto. In questo senso, Ghost I-IV è il tipo che conoscevi in 3° superiore che andava meglio di tutti in classe perchè memorizzava i libri di testo a memoria e parlava sempre di che università figa voleva fare e ora ti incarta la spesa alla Coop.

E’ talmente pretenzioso come disco che Reznor ha dichiarato che la musica è stata composta per un film che non esiste, una colonna sonora immaginaria per un film proiettato solo nella testa del suo creatore. Hey, Trent io mi sono fatto Shannyn Sossamon, ed è stato bellissimo. Cosa, vuoi le prove che è successo? Certo, sono NELLA MIA TESTA. Solo qualche settimana dopo l’uscita ha annunciato un concorso su youtube, dove chiunque poteva usare la musica come sottofondo del proprio corto. E questo ha ispirato anche me a contribuire a questa orgia creativo2puntozera.

E poi c’è la parte grafica.

Reznor è sempre stato particolarmente attento a questo aspetto, e anche nel caso di una uscita solo via internet non si è risparmiato. Dentro lo ZIP dell’album è presente un PDF, che funge a mo’ di booklet elettronico, in cui sono visualizzate le varie fasi di produzione. E, a vedere i macchinare utilizzati dai NIN, apparentemente Ghost I-IV è stato realizzato dentro una puntata di Star Trek degli anni ‘60. Ma non ci sono sexy aliene verdi che limonano duro con  Capitan Eterosessualità. No, ci sono dei tizi che sembrano delle vecchie lesbiche incazzate con Ferrara. Sono i suoi musicisti. E sono ambigui perchè sono artisti, che soffrono.

Ma poi mi sono ricordato che l’ho acquistato online, che ogni centesimo è andato direttamente all’artista che ha realizzato il cd, che nulla ha finanziato la siae, e che non c’era manco l’iva. Ed ha cominciato a suonare meglio, a produrre un suono che Trent Reznor non aveva mai creato prima d’ora. Era il suono dei miei cazzo di soldi che non andavano a pagare la benzina della Lamborghini di Gigi D’Alessio. Ed era un suono bellissimo

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