Tu hai una teoria, io ho una katana

Se c’è una cosa che non sopporto dei giudizi stranieri sul nostro paese è che generalizzano sempre e ci incolpano tutti per le cose che solo il 99% degli italiani fa. Non mi sembra corretto, è come se qualcuno desse la colpa ai tedeschi per aver eletto Adolf Hitler1. Le colpe dei popoli non esistono, le responsabilità di quello che succede di negativo in un paese fluttua nella stessa dimensione in cui le ragazze non fanno mai la cacca. Tipo, siamo nel 2008 e stiamo discutendo seriamente se sia giusto o meno togliere l’aborto? “E’ un argomento che dobbiamo affrontare e discutere” ? Stronzate del genere? E la gente non scende per strada con i forconi e le torce ad incendiare le chiese ed arrostire marshmallow con le croci? Qualcuno potrebbe ingiustamente dire che gli italiani sono apatici e sconfitti nella loro esistenza, e che perciò si meritano tutto quello che di male hanno. Ma sbaglierebbe: c’è ancora qualcuno che non si arrende in questo paese, e che continua a lottare nonostante tutte le difficoltà che questo comporta.  Io, per esempio, non ho passato la mia intera adolescenza giocando alla Playstation per permettere che tutto ciò accada.

Ma non ho sempre avuto questa convinzione.

All’inizio avevo dei dubbi. Non riuscivo a comprendere il consenso e l’approvazione che “questi” ottenevano, pensavo ci fosse qualcosa di sbagliato in me. Più o meno come quando, anni fa, guardavo gli altri bambini seguire Striscia la Notizia o cantare le canzoni delle Spice Girls. Non capivo mai perché migliaia di persone andassero gaudiose dietro a cose che io trovavo orribili. Ero preoccupato. Pensavo che avessi qualcosa che non andava. “Oddio, perché  a me questo non dice niente? Cosa ho?” — mi ripetevo ossessionatamene — “Ho un difetto irreversibile dalla nascita! Sono malato!” Questi, e molti altri dubbi, li ho risolti crescendo, quando la vita mi ha preso per mano ed ho realizzato che la maggior parte delle persone all’infuori di me sono idiote.

E non è neanche questione di aborto, si parla del sistema che ci regge tutti.

La democrazia, intesa come sistema di governo, si basa sull’abilità delle diverse fazioni ideologiche presenti in un paese di usare compromessi per arrivare ad un esito condivisibile attraverso il dibattito razionale, invece della violenza. Lo status quo attuale è riuscito a trovare un metodo per eliminare questo processo focalizzando l’attenzione nazionale su problemi che si basano su differenze non negoziabili — sul pensiero morale irrazionale che non è quindi soggetto a risoluzione attraverso la riconciliazione tramite raziocinio. L’eutanasia.  Il matrimonio omosessuale. L’aborto. Hanno spaccato la democrazia.

L’esempio perfetto di questa tendenza sono gli “atei devoti”, una definizione deliziosamente anacronistica che avrebbe fatto venire nei pantaloni Orwell ed il suo bispensiero.

Ferrara, il promotore principale di questa ultima deriva reazionaria, casualmente si è definito un “ateo devoto”. Per chi non sapesse cosa vuol dire, gli atei devoti sono la versione intellettuale di quei tipi sposati con 3 figli che hanno una relazione con un uomo — ma sono attivi e non passivi, quindi non sono gay. E, nonostante la condivisibile e ragionevole regola del“non è gay se le palle non toccano”, credo che sia ormai evidente a tutti, non importa da che parte uno stia della barricata — quella anti-abortista  o quella anti-medioevo,  l’enorme frizione delle palle di Ferrara cartavetrate contro i polverosi e flaccidi testicoli della Chiesa Cattolica.

Non ci sono scuse: Ferrara è frocissimo.

Di questo non voglio fargliene una particolare colpa. Ferrara prende spesso posizioni controverse che vanno di proposito contro la dottrina del politicamente corretto e attacca duramente tutti quelli che lo criticano, finchè non pensa la cosa opposta. Come non rispettare qualcuno che è stato comunista prima di essere berlusconiano, anti-clericale prima di baciare la mano al papa, uno che ha condotto un programma sul sesso prima di tessere lodi all’astinenza sessuale e attaccare la promiscuità, e ora anti-abortista dopo aver partecipato a 3 aborti con 3 donne diverse.

Certo, molti qui accorreranno per dire – citando Oscar Wilde – che solo gli sciocchi non cambiano opinione. Ma questi citano Oscar Wilde, quindi la loro opinione non conta un cazzo.

Questo non è il modo di comportarsi di un fine intellettuale che ci rende partecipe delle sue dotte elucubrazioni iconoclaste, ma quello di un individuo semplice e patetico che deve dare contro a tutto quello che era in un momento precedente della sua vita perchè non riesce ad accettarlo, e ad accettarsi. Non c’è bisogno di fermare il paese per risolvere i suoi dubbi, basta un’ottima analista junghiana.

Occorre dargli comunque atto che della storia dei 3 aborti è particolarmente cosciente e non cerca di nasconderlo: dopo aver impugnato il compasso morale per dare contro alla donna di Napoli rea di aver abortito, e accusandola di essere una assassina che pratica l’eugenetica come i nazisti, ha disegnato la rotta per colpire duramente i suoi 3 peccati — non risparmiando sè stesso — definendoli “una mascazonata”. Deve essere uno di quei compassi che ti permettono di navigare fino ad un certo punto, perchè poi la terra è piatta.

Ma Ferrara ha un asso nella manica, una carta segreta che — come ha annunciato — gli permetterà di vincere le elezioni: un film che andranno a vedere solo i fan dei Baustelle e Amari, JUNO. Per quanto possa sembrare assurdo, è proprio quello che ha dichiarato pubblicamente in più occasioni. Secondo quanto dice, grazie a questo film la sensibilità morale italiana nei confronti dell’aborto verrà mutata “in meglio” e il suo partito vincerà le elezioni. Non ha spiegato come, ma credo userà lo stesso metodo delle “pubblicità progresso”. Ricordate quella contro l’ecstasy2 in cui il tipo sballato parlava in modo incoerente, e ora nessuno prende più MDMA? Funzionerà allo stesso modo.

Tra l’altro, basta conoscere vagamente la storia dietro la creazione di Juno, un film scritto da una ex stripper, ex commessa di sexy shop, ed attention whore dall’aspetto da Suicidegirls invecchiata male, per trovare paradossale il fatto che si stia tentando di virare il senso originario del film per utilizzarlo come manifesto pro-life. Neanche negli Stati Uniti, paese dove le cliniche abortiste saltuariamente saltano in aria, qualcuno ha tentato una operazione simile. Forse perchè hanno letto le frequenti dichiarazioni dell’autrice pro-choice3in cui dice che ha fatto particolare attenzione a non far apparire il film come una polemica contro chi interrompe la gravidanza? No, questo poteva solo accadere nella terra in cui la Carlucci si mette ad argomentare con premi Nobel.

Un giornalista dell’espresso racconta incredulo l’anacronistico parterre presente alla prima del film.

“All’anteprima di “Juno”, l’altra sera, c’era un robusto parterre di anziani politici cattolici, casiniani disperati e ammastellati dispersi, rosabianchisti agguerriti e amici del Pro Life.”

Ma sarò sincero. Lasciando stare tutto questo discorso, una parte di me è curiosa di vedere cosa succederebbe nel caso Ferrara, come ha minacciato, venisse eletto ministro della sanità nel governo Berlusconi. La stessa parte che da bambino incendiava le formiche con la lente di ingrandimento.

  1. tecnicamente non sto violando la Godwin’s Law []
  2. ideata da MTV, che grande idea. E’ un po’ come se il mio cane facesse uno spot contro la piaga del leccare la propria pipì e scoparsi le gambe dei tavoli []
  3. ora: perchè cazzo dobbiamo usare i termini pro-choise e pro-life quando ne esistono di italiani perfettamente comprensibili, provinciali maledetti? Fuck y’all []

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