Come guidare a 350 km/h e uccidere miliardari legalmente

Poco prima delle 5 di pomeriggio dello scorso 5 gennaio Adolf Merckle1 il 36° uomo più ricco del mondo e il 3° di tutta la Germania, indossa il suo cappotto preferito, bacia la moglie e le sussurra all’orecchio “Sono richiesto in ufficio per un po’”. Quindi monta sopra la sua Golf Volkswagen e si dirige verso la stazione dei treni di Blaubeuren, il paesino di 12000 abitanti grottescamente pittoresco con lago, case etnico-folkloristiche germaniche e boschi popolati da animali tanto accarezzabili quanto digeribili che chiama casa da circa 50 anni.

Nel 2005 la Volkswagen era in una pessima situazione finanziaria. Schiacciata fra due fronti da una crisi di liquidità e dall’entrata in commercio di marche asiatiche super-economiche che continuavano a rubarle grosse fette di mercato. Quel target inciso nel suo stesso nome fin dalla fondazione, che come i petulanti stronzetti tuttologi Focus-dipendenti amano ricordare in modo superfluo significa “La macchina del popolo”. Si parlava seriamente di un acquisto dell’azienda da parte di investitori stranieri per salvarla dal fallimento. Un duro colpo per l’ego nazionalistico tedesco che, costretto a non confluire più in un braccio destro teso, si è ormai da decenni coagulato in una fenomenale capacità produttiva industriale. Molti, in quel periodo, sono stati gli appelli di un intervento interno per salvare la compagnia da terribili mani non-ariane da parte della stampa e dei maggiori politici nazionali.

Finalmente, nell’ottobre del 2005, la Porsche iniziò ad acquistare azioni della Volkswagen. All’inizio il 18.5 % per scongiurare una svendita esterna, o un raschiamento sistematico da parte degli hedge fund pronti ad avventarsi su un eventuale crollo dell’azienda automobilistica. Come è solito loro fare.

Gli hedge fund sono fondi d’investimento la cui filosofia è quella di ottenere risultati di gestione positivi indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari in cui operano. E questo avviene attraverso le speculazioni finanziare. Tutti sono al corrente dell’investimento basilare in borsa2: si compra basso e si rivende alto. Ma c’è un altra procedura, chiamata “vendita allo scoperto”3 in cui si scommette sul fallimento di un’azienda vendendo azioni che non si possiedono nell’immediato. La logica dietro questa strategia è molto semplice: si firma un contratto con qualcuno che possiede le azioni che pensi avranno una ricaduta a breve, questo non te le vende però — te le presta. E in questo contratto ti impegni, dopo una data prestabilita, a restituire tutte le azioni che avevi preso in prestito.

Mettiamo, quindi, per esempio, che sono convinto che Intesa San-Paolo vada entro breve in malora. Un’azione di ISP vale 15 euro4 in questo momento. Ne prendo in prestito 1000, pago una somma a chi me le cede, e mi impegno a restituirle in 1 mese. Fatto questo vendo immediatamente tutte le azioni ricavando 15.000 euro. Tre settimane dopo le banche mondiali cominciano a fallire, e tutti i titoli legati ad esse iniziano a perdere valore in borsa. Ora il titolo di Intesa San-Paolo vale 10 euro. A quel punto comprerò 1000 azioni spendendo 10.000 euro,che restituirò la settimana dopo come stabilito.

Con questa speculazione avrò così guadagnato 5000 euro, meno la piccola spesa per la concessione del prestito. Nel mentre affossando al ribasso il titolo ancora di più.

Grazie a questo modus operandi migliaia di manager hedge fund, a capo di fondi d’investimento con centinaia di multi-milionari e miliardari, hanno accumulato negli ultimi 15 anni spaventose quantità di denaro scommettendo sulla rovina finanziaria di milioni di famiglie di piccoli investitori e lavoratori comuni che si sono trovati in mezzo alla loro strada, come dei perfetti utili idioti. Basta visitare i centri del potere per vedere fisicamente l’influenza che hanno avuto in questi anni. New York stessa, nei quartieri vicini al financial district, ha subito un mutamento architettonico considerevole per accomodare i desideri abitativi di questa nuova classe del potere finanziario. Dozzine di orribili torri di vetro sono spuntate per ospitare  enormi appartamenti dal valore di decine di milioni di dollari, cancellando nel mentre interi quartieri. Buona parte degli edifici della vecchia NY persi per sempre.

La crisi stessa in cui troviamo tutti ora, questa Depressione 2.0 apparentemente senza fine, è in buona parte riconducibile alle pratiche degli hedge fund. Tutti i grandi istituti di credito, le banche e le assicurazioni fallite o in procinto di farlo sono state puntate dal 2007 con strategie di vendita allo scoperto. Così mentre Lehman Brothers, una istituzione da 160 anni, dichiarava bancarotta accendendo una reazione a catena devastante per le tasche di tutte le persone normali, manager hedge fund come David Einhorn intascavano 2,8 miliardi di dollari per aver cavalcato la speculazione correttamente.

Anche Adolf Merckle faceva parte di un hedge fund. E osservando il mercato dopo l’esplosione della bolla speculativa edilizia stava cercando titoli da vendere allo scoperto. L’unico modo certo per superare la crisi, se non addirittura farci qualche soldo. Quello in cui lui e molti altri gruppi hedge fund si concentrarono alla fine fu il titolo Volkswagen. Infatti, nonostante la sempre presente possibilità, l’acquisto da parte della Porsche dell’intera compagnia era diventato sconveniente, dato che il titolo era salito troppo per poter essere considerato un buon affare. Il titolo, tenendo conto di questo e di tutti gli altri fattori, non poteva far altro che crollare — questo era stato deciso.

Così a partire dal 16 ottobre, quando il titolo VOW.DE superò i 400 euro, alcuni fra i maggiori investitori della terra cominciarono a scommettere sulla rovina del terzo produttore di automobili del mondo. L’unico cosa che non tornava è che tutte queste azioni subito rivendute venivano sempre comprate dalla Porsche.

Si vedono spesso nei film queste fantomatiche partite di poker dove la posta in palio ammonta a decine, se non centinaia di milioni di euro. Miliardari gentiluomini, vestiti con completi Armani, che scommettono intere fortune in pochi secondi. Questo non accade mai.
Tranne in questo caso. Alcuni analisti della Morgan Stanley avvisarono i loro clienti  — con queste esatte parole — di non giocare una mano di “poker per miliardari” con la casa automobilista di corse tedesca. Ora era questione di vedere chi stava bluffando.

La Porsche dichiarò che non c’era nulla di strano in quello che stava facendo. Che i sospetti erano solo “favolette”.

Il 25 ottobre il titolo chiuse a 200 euro per azione, la metà di quello che valeva pochi giorni prima.

Il 26 ottobre la Porsche annunciò di possedere il 75% della Volkswagen. Per 3 anni aveva accumulato in silenzio azioni senza dichiarare mai quanto ne possedesse chiaramente. I manager hedge fund e gli investitori fecero presto il conto. Possedendo tutte le azioni disponibili sul mercato (il resto è in mano al governo tedesco che non può toccarle) la Porsche poteva chiedere per ciascuna azione qualsiasi prezzo desiderasse. Gli analisti della Morgan Stanley e il barista sotto casa chiamano questa strategia una “spremuta”.

In solo 2 giorni il titolo schizzò a 1005 euro. Tutti quelli che avevano scommesso nella caduta dell’azienda furono costretti a comprare tutte le azioni disponibili per tentare di limitare le perdite.  Il 28 ottobre 2008 la Volksvagen diventa così la più grande compagnia al mondo per capitalizzazione5 , con un valore di mercato di 300 miliardi di euro. La Exxon, storicamente la prima, ne vale solo 250.

È stato calcolato che da questa operazione progettata per 3 anni la Porsche abbia guadagnato fra i 30 e 40 miliardi di euro. Il fatturato totale dell’anno 2006 dell’azienda è stato di 7 miliardi.

Decine di fondi hedge fund sono falliti per essersi buttati in questa speculazione. Dopo anni di successi ottenuti sulle sfortune altrui sono stati ironicamente falciati proprio da una delle aziende associate al loro stile di vita.  Uno di loro ha riassunto il pensiero dei suoi colleghi dichiarando all’Economist che “Nessun investitore acquisterà mai più una 911”.

Adolf Merckle, invece, è arrivato alla stazione di Blaubeuren con la sua Golf Volkswagen vecchia di 4 anni. È l’unica auto che guida, nonostante una fortuna valutata in svariati miliardi di euro. Indossa il suo cappotto preferito e ha baciato la moglie poco prima, lasciandole un bigliettino nella tasca. Si dirige verso le rotaie ghiacciate, e si sdraia sulla neve abbracciato solo dai suoi sensi di colpa. Per 10 minuti attende che il treno delle 17:25 faccia il resto. Nel foglietto lascia scritto solo “Mi spiace.” Nell’affare fallito ha perso oltre 1 miliardo di euro.

“Gli speculatori finanziari sono responsabili dei movimenti estremi subiti dalle azioni Volkswagen” ha dichiarato la Porsche  “neghiamo ogni responsabilità per le distorsioni nel mercato finanziario e per i rischi e i risultati che gli speculatori hanno scelto di affrontare da soli.”

  1. nonostante il nome sfortunato la sua famiglia non collaborò mai coi nazisti e anzi, a differenza del nostro attuale pontefice, lottarono con successo per impedire al giovane Adolf di entrare nella gioventù hitleriana. Tutto questo venne ripagato quando gli alleati permisero alla famiglia Merckle di riottenere l’azienda chimica sequestrata dai nazisti durante la guerra. Ora i Merckle controllano la più importante azienda farmaceutica in Europa []
  2. giustamente ricordato ogni anno da Mediaset, o meglio, Italia 1 con il film “una poltrona per due”, sempre una primavisione nel mio cuore []
  3. conosciuta meglio in realtà come short selling []
  4. in realtà non credo che abbia mai raggiunto un valore tale, altrimenti ci sarebbero festeggiamenti in strada con gente nuda che copula utilizzando come preservativo la propria laurea in economia e lo verremmo a sapere. Però è più facile utilizzare una cifra simile come esempio []
  5. Capitalizzazione è un termine usato in finanza. Si riferisce al valore di mercato delle azioni di una società, ed è calcolato moltiplicando il numero di azioni per il loro prezzo di mercato []

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