This is why events unnerve me

Fabio Fazio è un vigliacco.

Questo è quello che ho concluso osservando i giornalisti italiani. E io mi fido dei giornalisti di questo paese perchè il loro lavoro comporta rischi che io non avrei mai il coraggio di sostenere, come fare refresh 180 volte al giorno su Dagospia.

E i giornalisti italiani odiano Fazio. Lo odiano con un livore che non ha eguali nel panorama mediatico o politico del nostro paese. Per loro è una specie di anti-stress da spremere nervosamente fra le dita per scaricare la frustrazione che monta periodicamente nella loro repressa vita lavorativa. Qualcuno a cui è lecito dare contro! Fazio è moscio, privo di carisma, sempre pacato, ottimista, accogliente e ben disposto nei confronti di tutti. Per utilizzare il parolone che hanno appena imparato e sono orgogliosi di ripeterti strattonandoti per la giacca appena sei passato a riprenderli dopo la lezione di Judo è… buonista.

“Fabio Fazio, il cantore del ‘volemosebenismo’, il maestro del ‘paraculismo d’essai’, il campione dell’‘arborismo iper-familiare’, il Paolo Limiti di sinistra che ‘sta all’urticanza televisiva come Rocco Buttiglione alla filosofia’. Un personaggio che come nessuno ha saputo tramutare ‘la pavidità in cifra stilistica’.”

Questo scrive Andrea Scanzi, un giornalista che ha pubblicato un duro saggio contro il conduttore di Rai 3, direttamente dalla Striscia di Plasma di 52 pollici della redazione di Micromega, una rivista scritta da e per elitisti di sinistra che sposta di 5 anni in avanti la vittoria del PD ogni volta che esce in edicola.

Prendersela con Fazio perchè non fa “battute” e “domande pesanti” ai potenti è come incazzarsi con Britney Spears perchè non suona Kind of Blue e Sgt. Pepper’s. Non è quello che il pubblico si aspetta, e non lo desidera nemmeno francamente. Fazio è blando ed innocuo, la versione 4 salti in padella della voglia di satira in tv. Ma questa magnifica illuminazione intellettuale viene anche a mia madre in fila per i francesini dalla panettiera.

Questo non impedisce però a chi ha la possibilità di comprare il pane e pubblicare articoli sulla stampa nazionale di darsi pacche sulle spalle ogni volta che battono alla tastiera tutto ciò. Hey presto, facciamo anche  un articolo sul Corriere! Nonostante criticare Fazio richieda lo stesso coraggio intellettuale di sfilare con una bandiera arcobaleno durante un gay pride, lo status quo giornalistico non riesce a non venire nei pantaloni ogni volta che succede.

Il problema è che tutto ciò che hanno scritto è vero. Il punto è che non è necessario. Tutti sanno cosa aspettarsi se si sintonizzano su Rai 3 all’ora di cena. È un non problema. Come per Porta a Porta. Il pubblico — non importa il colore politico — sa cosa accade nelle trasmissioni di Brunone, conosce la sua predisposizione all’arruffianarsi il potere, quindi possiede gli anticorpi per controbatterlo. È un non problema. Tutto questo l’ho capito tempo fa, quando ho guardato dentro me stesso, scavando fra la bile, e quindi chiedendomi: perchè devo urlare contro Rai Uno se Vespa invita dei coglioni che equiparano l’omosessualità ad una malattia, quando su internet c’è Sasha Grey? È irrilevante e lascio perdere. Scrittori, giornalisti ed intellettuali dovrebbero concentrarsi su questioni molto più interessanti, inquietanti ed insidiose, come il fatto che esista su questa terra qualcuno come Chiambretti.

Esiste qualcuno di più repellente e viscido? Ho fatto bene ad ordinare a New York i gamberetti in un ristorante con il menu strettamente in cinese e un tizio che decapitava con una mannaia delle anatre vive a 2 metri da me ?  La risposta ad entrambe le domande è la stessa.

Eppure non c’è uomo più intoccabile sui media di Chiambretti. Nessuno ha nulla da dire nei suoi confronti di negativo. Mai. Chiambretti è perfetto! E poi è un ragazzaccio incontenibile che non la manda a dire a nessuno—anzi è una peste! Perfino Aldo Grasso, a cui solitamente non piace nulla sulla TV italiana, lo apprezza.

Ma a chi piace veramente?

La maggior parte delle persone se lo ritrova su qualche canale a caso, presi alla sprovvista, mentre stavano facendo qualcosa di meglio. Come quando prepari un viaggio in Thailandia per 3 mesi, e 2 giorni prima di partire ti arriva l’appendicite. Ma la moderna chirurgia non sembra ancora aver scovato una cura per riuscire ad estrarlo velocemente dalla mia tv e gettarlo in una discarica di rifiuti organici.

Chiambretti rigetta ogni intervento con una banale pseudo-ironia, finge nervosismo ed imbarazzo e rompe in continuazione la quarta parete, insistendo nel guardare in camera con un ghigno soddisfatto e compiaciuto ad ogni battuta sparata, ammiccando per farci entrare ad assaporare la sua brillante genialità, invece di rimanere bloccato nelle macerie della parete senza soccorsi in arrivo.

La sala dei suoi autori, posizionata in una cantina sigillata sotto gli studi di Mediaset, è costruita apposta per separare ciascuno di loro dal resto della società e permettere così gli incestuosi abusi perpetrati alla satira e alla storia dell’umorismo italiana. Ogni giorno Chiambretti percorre le maledette scale,  si avvicina a ciò che rimane di uno degli autori ed estrae da lui qualche freddura sull’attualità. Da più di 20 anni ormai, giorno dopo giorno, più di 384 persone sono condannate per il resto della loro vita a ripetere che Fassino è veramente magro, Ferrara è veramente grasso e che la Lewinsky tredicicazzodiannifa succhiava l’ego al presidente degli Stati Uniti. Perchè tutto questo non cesserà mai — mai — di essere divertente.

Da qualche anno le battute di merda fanno pure a gara con una nuova idea: usare delle donnine che si spogliano — degli eleganti momenti di “burlesque” in teoria — con un Chiambretti, ormai cinquantatreenne, che si sfrega le mani allupato tirando fuori la lingua, mentre letteralmente spia da un buco delle ragazzine poco più che maggiorenni. Momenti imbarazzanti anche per persone come me, che ormai da quasi 25 anni sono entrate nel tunnel dell’eterosessualità.
Il riferimento alla tradizione della commedia sexy anni ‘70 italiana è evidente, a quelle immonde cagate inguardabili che gente del giro di Ghezzi negli ultimi anni ha tentato pateticamente di sdoganare perchè prese dalla sciocca ossessione di sembrare “intellettuali vicino al popolo”, non comprendendo come questo paternalismo borghese pasoliniano riesca solo ad ottenere l’esatto effetto opposto.

E quando non è Chiambretti ci sono altre trasmissioni.

Per esempio “Le Iene”. Anni fa hanno spaccato la TV italiana con uno stile televisivo iperveloce ed incisivo, che però è scaduto diventando ripetitivo e noioso molto presto. Come una specie di Burzum, che se anche apprezzi quello che fa e ammiri il come, dopo che senti della terza o quarta chiesa bruciata ti rompi il cazzo.

Ho visto un paio di puntate de “Le Iene” recentemente. In una di queste c’era un servizio particolarmente interessante. Dei tizi avevano creato una finta agenzia di spettacolo e moda, pubblicizzando la ricerca di nuove facce su volantini affissi per tutta Roma. A quanto pare moltissime persone si sono rivolte a questa agenzia che ha quindi provinato ciascuno di loro, e li ha poi richiamati qualche giorno dopo annunciando che sarebbero stati tutti i protagonisti di una nuova fiction RAI — se solo avessero pagato qualche centinaia di euro. I soldi aumentavano di volta in volta, a seconda delle incredibili proposte che continuavano a ricevere. E questi pagavano.

Ma ecco la parte immorale: un tizio de “Le Iene” filma tutto questo processo, rivela quindi alla fine per chi lavora al responsabile di tutto e, invece di stringergli la mano, lo accusa di approfittarsi della gente. Che cosa? C’è un tizio — anzi, un eroe — che ha ideato un metodo di successo per estrarre grosse quantità di denaro dal più squallido e volgare strato della società, da degli imbecilli che credono a tutto ciò che leggono e fanno tutto quello che sentono, e cosa vogliono gli squadristi de Le Iene? Punirlo ed umiliarlo platealmente di fronte a tutto il loro pubblico. Ignorando volutamente che rubare soldi ad idioti incapaci è un altro modo di dire “tassiamo chi se lo merita”. C’è qualcosa di più reazionario e fascista di questo ? Impedire la sana applicazione della tassa sulla stupidità è un chiaro attacco al dovere principale di ogni democrazia.

L’ironia di tutto ciò è che su 10 servizi che ho visto, 8 sono stati interrotti perchè i “cattivoni” inseguiti avevano riconosciuto chi gli stava alle costole. Nei momento di gran lunga migliore di tutta la puntata, un tipo de Le Iene camuffato viene sputtanato dopo 10 secondi esatti da uno dei tizi che vende scatole vuote ai pirla all’autogrill convinti di acquistare nuovi portatili. Questo poi chiama tutti i suoi complici che immediatamente riconoscono La Iena e rimangono indecisi se linciarlo o chiedergli l’autografo. In un altro, uno con un coltello in mano pronto a lamare il finto-rumeno-con-telecamera, riconosce chi c’è dietro e finisce a pacche sulle spalle. Gli autori della trasmissione, invece di accettare a braccia aperte il fatto incontrovertibile che il loro pubblico è composto esclusivamente da ladri, truffatori e neofascisti, si rifugiano nella vuota retorica del “aiutare le persone in difficoltà.”

Di quali persone stiamo parlando, oltre di quelle a cui viene duro ormai solo con la gratificazione instantanea della giustizia a tutti i costi? Perchè esiste un intero programma che da più di 10 anni si occupa di proteggere dei coglioni da loro stessi, promuovendo paure e sospetti populisti nella gente, e facendo passare il tutto come una specie di servizio pubblico anticriminalità, come delle ronde da cui puoi partecipare direttamente dal tuo salotto?

Questa è l’idea di giustizia delle persone la cui esperienza più divertente, interessante e pericolosa della propria vita è stata il cazzeggio che perpetravano alle superiori. Quei tristi uomini che, passati ormai ben più di 10 anni dall’ultima volta che hanno visto un banco scolastico, si ricordano comunque con la stessa efficienza di un orfanotrofio ukraino dedito ad avviare le bambine alla prostituzione ogni dettaglio della tua vita scolastica ormai strozzato dalla memoria della tua esistenza attuale. Del resto erano SEDUTI ALL’ULTIMO BANCO! E una volta in gita a PRAGA hanno messo il gessetto nel caffè del prof. di Fisica! Che è la versione scolastico-torneodiPESsettimanaleilsabatosera di sniffare coca dalle tette di prostitute in overdose. E la cosa triste è che questa non è una iperbole.

Ma le Iene sono fighe! Parliamo di Fazio, lui si che è stronzo!

Del resto ho la mia idea di programma Tv che presto proporrò all’ufficio format di Mediaset. 1 ora di programma. Ritmo e montaggio da Arofnosky tossico. Telecamere nascoste! Terza serata. Realizzeremo società fittizie che si occuperanno esclusivamente di fottere lo strato della società italiana composto dal pus scoppiato degli ITIS alberghieri riversatosi nelle agenzie di lavoro interinale. Fregheremo loro fino all’ultimo centesimo. E quando avremo finito ce la prenderemo con i loro amici, e quindi i loro familiari. Oddio, siamo proprio tremendi! Possibile che nessuno può fare nulla per fermarci? E quando arriverà qualche giustiziere moralizzatore del cazzo urleremo “COWABUNGA!” e gli faremo il culo. Sarà parte giornalismo d’assalto, parte REALTV e parte Tartarughe Ninja.
E poi le imitazioni di quei pazzih del Grande Fratello!

“Chiambretti e Le Iene, l’imprevedibile accoppiata della programmazione di Italia 1. L’antidoto anti-buonista a chi pretende che sia tutto rosa e fiori. Fate attenzione a non farvi male” — La Stampa

Adesso mi siedo davanti alla mia tv a 180” pollici e mi guardo ITALIA 1 di nascosto. Speriamo che mia madre non mi scopra, come quando mi ha beccato a sentire i COLDPLAY al contrario e leccare l’’etichetta di uno yogurt che non mi apparteneva. Ma non mi importa quello che pensa la società, continuerò a sentire a palla i Coldplay e leccare Activia altrui!

Sapete cos’è il  buonismo? È avere i peggiori esseri umani prodotti da questo paese del cazzo a 10 cm, farli letteralmente sedere su un trono e chiedere loro squittendo ammirazione “Come ci si sente ad essere il n. 1, Briatore?” Vaffanculo! Davvero vuoi sapere questo Chiambretti? È questo il massimo che ti viene in mente quando incontri la reincarnazione di Patrick Bateman? Credo che l’esalazione del puzzo di pelle brianzola rosolata nelle docce UV e dall’essenza “Cavalli Pour Homme” impedirebbe pure a me di porre qualsiasi domanda, ma non credo sia lo stesso tuo problema.

Siamo un paese talmente viscido e conformista, che il tirapiedi di tutti  è l’agghiacciante simbolo del dissenso, della trasgressività e dell’andare contro lo status quo.

Condannati per sempre ad avere il coraggio di prendercela solo con quelli più piccoli di lui.

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