Puttana 2.0

«I miei colleghi mi chiamano “il principe del foro”», poi fa una pausa e mi fissa negli occhi attendendo una mia reazione, come per tutte le battute che hai raccontato sessanta, trecento volte. «Ma non sono mai entrato in un’aula di tribunale.»

Eravamo nei pressi di Pero, a metà strada fra Rho e Milano, quando la macchina si ferma.

«Hai visto, è proprio lei», mi sussurra continuando a grattarsi la coscia sinistra. A poche centinaia di metri l’autostrada per Torino porta migliaia di impiegati dietro ad una scrivania.

Riconosco questo luogo. Ci sono già stato. Qualche ora prima è apparso sullo schermo del mio portatile.

Ovunque macchie di speculazione edilizia, quella che negli anni sessanta non è riuscita mai a trattenersi schizzando ovunque condomini e casermoni per pompare manodopera verso capannoni di industrie pesanti che non esistono più, o villette a schiera schermate da strade inaccessibili che incubavano i dirigenti di queste fabbriche. Macchie che hanno permanentemente sporcato quasi ogni paese intorno a Milano.
Ora dentro quei casermoni ci stanno solo i nuovi immigrati a basso costo, le puttane e i voti alla Lega Nord.

“Il principe” tira fuori dalla tasca un cellulare di ultimissima generazione, uno smartphone. Apre l’applicazione di Google Maps, che immediatamente ci localizza tramite GPS. Vicino a noi, al pallino blu che lampeggia, c’è Lei. Nella stessa posizione in cui realmente si trova in questo momento. Ora preme il segnaposto rosso e compare una nuvoletta tramite la quale possiamo sapere il suo nome, la sua etnia, il colore dei capelli, degli occhi, l’età, quali pratiche sessuali è disposta ad eseguire e per quale prezzo. Le specialità sono criptate da sigle inglesi e italiane incomprensibili a chi non è avvezzo, a chi non conosce gli spizzini per puttanieri del web 2.0. BBBJ, DATY, OTR. Dietro ad ognuno di questi acronimi si nascondono significati grotteschi e cinici, e infantili rassicurazioni della propria dominanza psicologica sulle prostitute.

Gli chiedo di spiegarmi la più strana.  «Rai2?» Ripete con un ghigno sulla faccia, mostrando tutti gli scarsi passi in avanti compiuti dall’odontoiatria in Lombardia.  «Significa che ti puoi sintonizzare sul secondo canale.» Poi mi guarda fisso negli occhi, come per tutte le battute che hai raccontato sessanta, trecento volte.

Nella nuvoletta, più sotto, una recensione da parte di uno che ha provato la ragazza in questione. Uno dei tanti. Di fianco al nome della ragazza compare un semaforo rosso, come un film su Rete4.

«Che delusione ragazzi! Sono stato da poco da Conny, dopo che ero andato a trovarla parecchie volte quattro o cinque settimane fa. Un vero peccato, il classico caso di ragazza dell’Est che dopo il primo mese diventa più professionale e fredda di una zoccola di lunga data. Non mi toccare qui, non mi baciare là, e poi era addormentata di brutto, manco fosse stata su tutta la notte. Veramente una delusione perché non era male inizialmente. Carne marcia.»

La mappa sul telefono viene pizzicata e un’area più ampia appare sullo schermo. Un altro paio di prostitute si trovano nei dintorni, a qualche kilometro di distanza. Il non-avvocato preme sul segnaposto di una di queste e poi preme ancora su “indicazioni stradali”. Dopo qualche secondo precise ed efficienti indicazioni ci guidano verso di lei. Gira a destra, tira dritto per 800 metri, la seconda uscita a sinistra. C’è anche una opzione che incrocia il tragitto a piedi con i mezzi pubblici disponibili. Siamo quasi nel 2010 e tutto ciò che da bambini ci saremmo aspettati da questa data non si è avverato affatto. Non abbiamo le macchine volanti né il teletrasporto, non abbiamo sconfitto il cancro o l’AIDS, ma il navigatore cacciaprostitute funziona alla grande.

«Queste non sono escort, sono tutte OTR, On The Road, come Jack Kerouac.» A quanto pare le due professioniste individuate non incontrano il gradimento del principe, che sente il bisogno di precisare «Preferisco le tope d’appartamento, queste sono solo per le zecche o i barboni.» Parole difficili da concepire e mandare giù, specialmente quando vengono pronunciate da un uomo vestito come un nemico di James Bond negli anni ottanta.

Prima di andarsene mi vuole mostrare un’altra cosa. Ci allontaniamo dalle OTR, quindi scende dalla macchina e avvia un’altra applicazione.

«Questa è una bellezza, l’ultima novità.» Tiene il telefono a due mani, le braccia tese. Una luce verde si accende sul retro del telefono e sullo schermo appare un giardino, un condominio, una vecchia fasciata da un foulard che attraversa. Quello che effettivamente vediamo con i nostri occhi davanti a noi. Sopra il foulard della vecchia spunta un pop-up con la scritta “Sheyla, Brasile. 25 anni, ingoia.” E un cerchio blu con la distanza in kilometri tra noi e la sudamericana. Cinque virgola 7, cinque virgola 6, tenendo il pallino di Sheyla al centro dello schermo, anche se di volta in volta va ad appoggiarsi su case, alberi o persone, è facilissimo raggiungerla ovunque uno si trovi. «È la realtà aumentata», dice fermandosi sul posto, ma poi riprende a parlare girando lentamente, come quando si vuole riprendere un panorama. «Il telefono utilizza la telecamera, il magnotometro incluso1 il GPS e il database con le coordinate di longitudine e latitudine presenti su Google Maps.» Ad ogni movimento del cellulare nuovi pallini e nomi cadono ovunque su Milano. Denise, Romania. Sui 45, Mature. Angel, Estonia. 20 anni, Girlfriend Experience. Beatrice, Russia. 18 anni, senza preservativo. Una nevicata di passaporti sequestrati, riscatti da pagare e schiavitù umana — la prima della stagione. Premendo su uno di questi pallini e nomi ci si ritrova con gli stessi dati di prima. Sigle, semafori e recensioni da station wagon su Top Gear.

Ma non tutti hanno questa visione pessimistica.

«Noi siamo dei gentiluomini» cerca di dirmi il principe prima di scomparire «Non abbiamo nulla da spartire con i protettori delle prostitute o chi le sfrutta. Noi vagliamo, selezioniamo e poi cataloghiamo per non correre rischi. Il momento del piacere non deve essere rovinato da imprevisti, da quello che succede nella vita normale. Noi le rispettiamo, e non vogliamo che sia fatto loro del male, ma è colpa della polizia se queste poi finiscono ammazzate o schiavizzate. Io stesso penso di aver sovvenzionato lauree e studi di almeno cinque o sei ragazze. Un paio di anni fa compravo il loro tempo in webcam su Skype. Si spogliavano. Giocavano mentre le osservavo. E poi le pagavo tramite versamenti su postepay o ricariche telefoniche, o più raramente Paypal2. Ancora oggi, ogni tanto, un paio di loro mi scrivono su Facebook per farmi sapere come vanno gli studi o la loro vita.»  Gli ho domandato se questa non fosse la stessa sequenza logica che porta le persone ad attaccare gli adesivi sulle macchine per farle andare più veloci, ma mi ha risposto annuendo soddisfatto e con una risatina compiaciuta, come se avessi finalmente capito il suo punto di vista. Non credo abbia compreso.

Questa convinzione di fare paradossalmente del bene, di essere solo degli utilizzatori finali, gli ultimi ingranaggi di una catena di montaggio impossibile da fermare è diffusa fra chi utilizza Internet per questi scopi. Perché la realtà dei fatti si mostra completamente differente rispetto a quello che uno si immagina quando cerca di inquadrare dei frequentatori incalliti di prostitute. Nessuna solitudine, rimorsi o ansia sociale. C’è un certo cameratismo, una goliardia diffusa. Prima di essere ammessi in uno dei forum più frequentati bisogna leggere e sottostare a queste regole, scritte con un umorismo peloso da commedia sexy anni sessanta:

«Chi intendesse usufruire del forum deve dimostrare di essere già intossicato dal Tubero. Deve presentarsi in accettazione, dichiarare la propria età, la propria professione e scrivere un po’ di sé.
Da qui, se giudicato idoneo, avrà diritto ad entrare nel reparto diagnosi, dove i “Sommi Porcelli” cercheranno di verificare che il suo grado di intossicazione sia tale da non consentirne la guarigione, che abbia cioè raggiunto il punto di non ritorno. »

Quando poi si riesce ad entrare si viene accolti come “colleghi”, la parola preferita per riferirsi agli altri membri. Molti invitano all’iscrizione i propri amici, ma spesso risulta superfluo perché l’aspetto sociale é talmente forte e unificante che tanti trovano comunque l’amicizia. Chi scopre una ragazza nuova è ammirato, chi è capace di scrivere le recensioni migliori, quelle che rendono meglio la scopata diventa un eroe influente. Non ci sono dei reclusi, c’è una allegra sociopatia saltellante e ammiccante. Nelle migliaia di recensioni pubblicate ci sono punteggi decimali, assegnati con la stessa serietà e attenzione data al migliore album degli Smiths. Tanti si collegano dall’ufficio, sfogliando i consigli degli altri per utilizzare la pausa pranzo per una sveltina. Qualcuno fa il tifo, un altro scherza «hey, stai tradendo la tua Denise con questa nuova brasiliana, guarda che poi ti mena!»  Risate. La prostituzione non più come un’attività da tenere nascosta meschinamente e di cui vergognarsi. Le puttane sono una droga ricreativa. I network sociali su internet un centro di riabilitazione deviato di Alcolisti Anonimi. Solo che in questo caso in omaggio all’ingresso c’è una bottiglia di Southern Comfort e un secchiello di ghiaccio.

E Gesù rimane ad aspettarti in macchina.

  1. una bussola digitale che permette al telefono di sapere continuamente dove si trova il nord magnetico, così può sempre orientarsi rispetto alla direzione in cui è, appunto, indirizzato []
  2. un sistema di micropagamenti in mano al gigante Ebay, proprietario pure di Skype []

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