Mia Madre e Il Crack

Sono andato a trovare mia madre recentemente; era seduta, totalmente presa dalla TV. Ma ho controllato, e non aveva in mano telecomandi con pulsanti tondi e manopole — quindi era OK. Stava vedendo “Ballando con le stelle”, un programma in cui gente “nota” del “mondo dello spettacolo” decide di ritrovarsi ogni domenica per danzare nella sala del centro recupero anziani romana nota come “Rai Uno”.  Una bella sala, in perfetta regola con tutti i criteri degli oratori della provincia di Milano, con nessun presente nato dopo l’armistizio Giappone-Stati Uniti.

Una cosa importante.

Presenti in gran numero in studio ci sono, invece, diversi vecchi uomini magniloquenti. Impacciati, spinti a professare autorevolezza, indisposti verso l’amatorialità dimostrata dalle ex-celebrità chiamate a esibirsi — prontissimi ad alzare palette e a decidere il destino di post-MILF (ballerine professioniste, a quanto pare) vestite in Technicolor sodomizzato in prigione da un ventaglio Pantone che per il rimorso ha vomitato loro sulla schiena un arcobaleno di brillantini.

La loro pelle è arancione.

La giura è composta dai massimi esperti in Italia in materia di ballo: ci sono giornalisti, scrittori, opinionisti, ma solo a uno è stato concesso di dichiararsi omosessuale. Anche molti di loro sono arancioni. È tutto colorato fuori dai puntini, cantato stonato, sincronizzato in ritardo. Deve essere un sottile rimando al modo in cui vengono scelte le candidate nei villaggi vacanze PDL. Un capannone, del parquet unto da sudore di chiappe e baby oil, capelli retrocessi con dieci giornate d’anticipo dietro le orecchie e un mashup fra un varietà nazionalpopolare del sabato sera della RAI, e la scena culo-contro-culo alla fine di Requiem For A Dream. Geni.

In altri periodi dell’anno, però, questo avrebbe potuto indispettirmi.

Avrei sicuramente odiato la perfetta macchina della tv di stato capace di sintetizzare la gaia mediocrità del paesello di ‘sto cazzo in modo così sublime\grottesco. Non ora. No. L’estate è arrivata, è tornato il sole, le temperature si sono rialzate, gli alberi sono fioriti, le ragazze si scoprono e io posso finalmente avvicinarmi e starnutire loro in faccia.

A mia madre, comunque, “Tenendo Male Il Tempo Con Tizi Non-Famosi” piace. È scontato da dire, ne sono consapevole, ma i punti in comune fra noi due sono scarsi. Forse perché lei è rimasta nel “paese reale” e io sono andato via — può essere. Ma anche no, non ho nulla in contrario. Anzi desidero da tempo tornare a vivere a Milano Sud, un luogo in cui gli uomini non hanno paura di indossare canottiere e dove “qual è” ha l’apostrofo. Ho sempre pensato che tutto sarebbe molto più semplice. Invece ho una miriade di problemi che non posso neanche risolvere utilizzando taniche di benzina e iniziando campagne per reintrodurre la pena di morte e la castrazione chimica.

O forse è dovuto a problemi di convivenza che abbiamo sempre avuto, e che non sembrano avere fine dopo tanti anni. È iniziato tutto nel periodo della gestazione e finito in tragedia quando non mi ha partorito, ma ho preferito andarmene io.

“Ma lo sai che stasera suona uno che ha vinto il Premio Tenco ?” dice mia madre.

Avete presente quei premi stupidi e inutili, consegnati a chiunque si prenda la briga di ritirarli, come tutti i camion in autostrada con scritto “TRUCK OF THE YEAR” e le lauree in filosofia? Sono andato a controllare sul sito ufficiale del Premio e, tra i vincitori, c’è gente tipo Simone Cristicchi, i Baustelle, Le Luci Della Centrale Elettrica e Morgan. Persone che ottengono punteggi molto alti nella scala di cantanti italiani di merda che va da “0” a “Bugo”.

È per questo che è morto Tenco? Per gratificare le ambizioni culturali di gente che ha modellato la propria vita sull’avere ventidue anni a Bologna? Non è valso a niente sacrificarsi consumando tutta quell’ottima droga e scopando con centinaia di fighe francesi? Tutto invano? Dovremmo ridare dignità al cantante scomparso, riprenderci il Tenco come gli afroamericani hanno fatto con “negro”, gli omosessuali con “frocio” e i romani con Claudio Amendola. Fanculo i ventiduenni bolognesi!

Questo era pure il periodo del ridicolo scandalo di Morgan + crack. Mi ricordo quanto mi sconvolse apprendere la notizia. Lo shock improvviso. “Crack?” Ho pensato mettendomi una mano sulla bocca. “Morgan!?” Woah. Ho avuto molta paura. Poteva essere la fine, uno di quei colpi da cui il crack difficilmente avrebbe potuto riprendersi.

Perché se Morgan si è preso il Tenco, Miles Davis prendeva il crack.

Miles Davis, cazzo! Ha composto Kind of Blue, Bitches Brew!

Mia madre storce la bocca chiusa prima a destra, e poi a sinistra. Guarda in alto per ragionare.

È difficile avere a che fare con mia madre, e più in generale con le persone della sua generazione. Sono abituato alla mia di generazione, composta da gente con una personalità sviluppata solo su Internet piuttosto che nella vita reale. Quando li incontri alle otto e venti davanti un Death in the Afternoon sono sterili, banali. Svogliati. Nessuno ha più voglia di discutere di sera dopo che hai scatenato l’inferno per tutto il giorno sul forum “Mici, Vampiri & Ducati”. Però di giorno ti possono raccontare di cinema new wave o passare su Skype live rari di gruppi shoegaze.

Ma mia madre? Le uniche istruzioni del cellulare che capisce sono “non immergerlo nell’acqua”. Non smette di rompere il cazzo a nessuno, mai.

Quindi dice qualcosa tipo “prima sali e poi scendi, si rifarà. La sua carriera non è finita”

Sì, c’è sempre un saliscendi. Fai una cosa buona e una negativa. E cerchi di raffazzonare in qualche modo il tuo talento. Come Oreste Lionello. Doppiava in modo magistrale i film di Woody Allen e poi faceva la monnezza al Bagaglino. Ripeteva centinaia di volte monologhi brillanti e fighi e poi correva a travestirsi da tiepido buffone. “Buonasera, sono il Primo Ministro Andreotti”. Ha!  Per fortuna la sua reputazione ora è finalmente migliorata. È riuscito a ripulire il suo nome, come sta cercando di fare Morgan. Secondo tutti i migliori critici televisivi Oreste Lionello, negli ultimi anni, è ancora morto.

Molti dovrebbero seguire il suo esempio.

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