Sex and the city 2: Ancora più Larga

Prima di assistere alla proiezione di Sex And The City 2 ero sicuro che il film sarebbe stato esclusivamente un prodotto rivolto alle donne, che non ci sarebbe stato verso di goderselo se non muniti di vagina o Nissan Micra, ma devo ammettere che mi sbagliavo. È realizzato soprattutto per chi le donne le odia. Certo, rimane affascinante — e allo stesso tempo importante! — osservare come nel 2010, dopo tutte le lotte per i diritti civili degli ultimi 40 anni, sia finalmente possibile assistere sul grande schermo a 4 stereotipi di uomini gay che esistono solo nella mente dei pendolari dell’interregionale Padova-Verona. Ma finalmente ci siamo riusciti. È un passo in avanti per tutte le voci che esistono nella testa di Vittorio Feltri. Lo è davvero — anche se qualcuno potrebbe essere scettico e dubitare della rilevanza di una serie tv nella nostra società — perché rimane fondamentale osservare da vicino fenomeni come questo.

Milioni di donne hanno seriamente modellato la propria personalità e autostima seguendo Carrie Bradshaw durante questi ultimi 15 anni. Per lo stesso motivo, nell’ultimo lustro, è stato necessario tenere d’occhio cacate formative per venete-che-vengono-a-studiare-alla-Bocconi come Gossip Girl. Tutto ciò non ha meno importanza dei bambini di 10 anni che aspirano colla nelle fogne di Mosca. O della pulizia etnica nella Striscia di Gaza. Fanculo la Palestina! Sex And The City 2 mi ha fatto capire cosa voglia dire assaltare navi in acque internazionali rimanendo dalla parte della ragione.

Questa è la vera “opera deviata” di quest’anno. Non cazzate ragionate e forzatamente meta-ironiche come The Human Centipede. Che me ne frega di un jappo a cui hanno cucito chirurgicamente due commesse del Billa sul sedere? Quattro puttanoni di Cantù che vanno in villaggi vacanze nord africani sono il polso della città in cui vivo, o — molto più spesso — sono il dito medio. Film del genere, inoltre, mi ispirano a condurre una vita produttiva e a essere un membro rispettabile della società. C’è chi spende tutto ciò che guadagna per visitare luoghi esotici e incontrare nuove culture prima di arrivare a un tale livello di pace interiore. Altri partecipano a dei safari guidando delle berline Lancia, attraversano il deserto e hanno in speed dial il Dalai Lama.

Io ho guardato Sex And The City 2.

Le persone che di solito criticano la serie concedono almeno un paio di punti a suo favore. SATC ha mostrato per la prima volta, dicono, donne che godono della propria sessualità senza complessi da Madonna \ Puttana. Donne che sono “indipendenti” e hanno “successo”. Questo avrebbe rivoluzionato i costumi sociali per il meglio. E bla bla bla.  Controllate in giro, a ogni menzione della serie il mantra viene ripetuto. Nel film tutto ciò è però inesistente, sembra più che altro un costoso editoriale di Maria Giovanna Maglie sui pericoli del “progressismo femminile”, e su come le donne mussulmane dovrebbero essere liberate dai valori occidentali superiori al gusto di vaniglia.

Perché se la serie tv era porno per donne questo è uno snuff movie.

Nulla accade nel film, ma tutto ciò che non succede sembra terribilmente importante.

Questi sono i temi trattati nella pellicola:

  • Carrie è triste. Forse perché il matrimonio con l’appendice biologica attaccata alla carta di credito che le compra qualsiasi cosa è in fase calante, forse perché la sua faccia sembra ormai un pastello a cera scordato sul cruscotto di una macchina sotto il sole. Ma!
  • Charlotte è triste. La vagina-boutique da cui ha acquistato una cinobambina sembra aver espulso un modello difettoso. A quanto pare ora la bimba ha dei bisogni propri e la garanzia è già scaduta. Saranno cazzi!
  • Miranda è triste. È l’unica che abbia mai lavorato nel gruppo e per questo è la sfavorita di Dio. Per colpa della sua importante carriera la prole non la riconosce più quando torna a casa. Quindi fa quello che chiunque farebbe al suo posto nel 2010, si licenzia. E diventa felice. Donne: perché essere infelici e brutte? Rimanete a casa a crescere i figli.

Per fortuna c’è Samantha, la cui vagina ha sempre funzionato a senso unico. Non è triste! Altrimenti gli sceneggiatori non potrebbero sfruttare le mai ripetitive allusioni alle sua perniciosa attività sessuale. Grazie a lei partono tutte per Abu Dhabi. Una scelta che si rivela subito azzeccata per gli spettatori. Finalmente la domanda “Cosa succede quando l’eleganza Cavalli si sposa con quella di Saddam Hussein?” ha avuto una risposta. Spoiler: una iniezione di feste dei 18anni all’Hollywood di Milano pugnalata nella retina per 2 ore.

Le tizie d SATC2 non solo vivono in un mondo esclusivo, ma probabilmente abitano pure nella stessa striscia temporale parallela di Lost. In quella Bradshaw non ci sono state crisi finanziare o crolli di borsa. Le uniche bolle scoppiate sono state provocate da una lettera dell’alfabeto con l’herpes. Di certo qui la Lehman Brothers non è mai fallita, anzi i dirigenti sono probabilmente 8 sorelle in carriera che nel 2005-2009 hanno triplicato i profitti risucchiando i cattivi manager hedge fund attraverso massaggi vaginali imparati in Thailandia.

Significa che anche loro sono tutte morte?

Appena arrivate nell’Emirato prendono stanze da 20000 € a notte, scelgono 4 schiavi sessuali arabi e si spostano usando ciascuna una Mercedes Maybach da 400.000 €. Ma poi brindano insieme in onore “delle donne che riescono a crescere i figli, avere una carriera e essere belle senza i nostri mezzi!”. Un evidente inside joke per chi ha già visto Rocco schiaffeggiare le donne in faccia col suo bastone di fuoco.

C’è anche spazio per l’introspezione, che coincide, se possibile, col momento più volgare del film. Samantha si accorge che nel 2010 le donne in medio-oriente non hanno gli stessi diritti di quelle occidentali. Gasp! Quindi decide di risolvere la questione una volta per tutte tastando il pacco a un tizio e poi spogliandosi in un mercato e urlando alla folla inferocita mussulmana “Sono una donna! Faccio sesso!” BOOM, OPPRESSIONE MILLENARIA RISOLTA. Questo avrebbe dovuto essere il momento paraculo autocompiaciuto che ricorda agli spettatori paganti tutto ciò che il brand annacquato rappresenterebbe: la “libertà” femminile. Non sono sicuro — devo controllare meglio — ma ordinare a una donna di togliersi il velo, come succede nel film e come vorrebbero fare molte occidentali, esattamente come dovrebbe liberare una donna? Forse dovremmo ordinare a mariti, padri e fratelli di ordinare alle loro donne di togliere il velo e burqua, ma questo paradosso risulta ancora illegale in gran parte dei paesi mussulmani, perché farebbe esplodere la testa di Concita De Gregorio.

In realtà tutto ciò è irrilevante nell’economia della pellicola. Le protagoniste del film non hanno alcuna virtù, non ispirano alcuna gelosia. Nonostante la Bradshaw sia una scrittrice famosa e affermata non ci sono riflessioni importanti o brillanti osservazioni. Il modo in cui si rifugiano nel materialismo rifiuta qualsiasi definizione “chic” esistente e si colloca nel patologico. Ogni domanda esistenziale posta nel film può essere riassunta con “Sereupin”, “Seropram”, “Dumirox” o “Cipralex”. Sono sole, insicure e infelici. Il loro burqua è realizzato a Parigi o Milano o Londra o New York. Chi biasima le quattro per la loro attività sessuale, oltre a sbagliare bersaglio, fa solo un grosso favore ai produttori della serie. Permette di utilizzare il bigottismo come difesa per un prodotto indifendibile.

Questo film funzionerebbe meglio se fosse narrato da Werner Herzog.  “Schadenfreude — Vita Prima della Distruzione Economica Mondiale” o qualcosa del genere. Basta abbassare tutto ciò che luccica e la saturazione in color correction, togliere la colonna sonora di Umberto Smaila e aggiungere l’accento tedesco del regista di Grizzly Man.

Possibilmente utilizzare lo stesso grizzly per sbranare tutte e quattro.

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